Questo video è stato diffuso dall’Associazione Netdipendenza, che si occupa delle problematiche causate dall’eccessivo uso di tecnologia, in occasione della I Giornata nazionale a schermi spenti: un evento organizzato in collaborazione con Assodigitale, Viadeo, Indranet e Scuola di Respiro, per invitare le persone a spegnere tutto per 24 ore e magari andare al mare a respirare.
Spegnere gli schermi per un giorno. È questa l’iniziativa simbolica proposta da NetDipendenza Onlus e che verrà lanciata pubblicamente domani, alla Fiera di Roma.
Il nome dell’iniziativa sarà “Oggi mi sconnetto!” e mira a combattere, con un gesto significativo, il tecnostress che sempre più affligge numerose categorie lavorative.
Sempre aggiornati sul crollo delle borse, sui nuovi convegni informatici, sull’andamento dell’azienda, su tutto ciò che riguarda il resto del mondo. Poi, a sera, rientrate a casa, con lo sguardo fascinoso del manager in carriera, pronti a far cadere la fanciulla fra le vostre braccia.
Qualcosa però si inceppa e non tutto “funziona” come dovrebbe. Premettendo che sia voi lettori che io blogger abbiamo inteso di cosa sia a non funzionare, la domanda è: perché accade?
Semplice, perché l’ICT fa male all’eros. È questa la nuova scoperta fatta, nel corso di una recentissima indagine, da Netdipendenza Onlus.
Il miglior amico dell’uomo? Il cane. Il miglior amico degli operatori ICT? Facile, è il computer, ed è un amico anche un pochettino invadente.
Già, perché sono proprio i lavoratori nel campo dell’ICT a rivelarsi i più tecnostressati, stando a quanto rilevato dalla prima indagine di questa tipologia, condotta in Italia.
Torniamo a parlarvi di “tecnostress” segnalandovi una serie di iniziative ideate da uno dei massimi esperti italiani sull’argomento e tra i più attivi contrastatori della sindrome di cui sopra: Enzo di Frenna.
La serie di eventi è intitolata “No Tecnostress Day ? 100 giornate di prevenzione ? Running, yoga, danza afro”. Come da titolo, per 100 giorni, dal 20 luglio al 28 ottobre 2008, tutti i “tecnostressati” che si trovano nei dintorni di Roma e Milano potranno godersi varie e diverse situazioni di disintossicazione dall’eccesso di Hi-Tech. Come? Meditando, correndo, mangiando vegetariano, lasciandosi massaggiare shiatsu, etc.
Il telefono squilla, intanto il PC segnala l’arrivo di una mail e nel contempo, sul desktop è aperto il lavoro da svolgere. In due frasi, diventa facile individuare come sia sempre più attuale il problema del tecnostress, ovvero, come dice il nome stesso, lo stress derivante dall’eccessivo utilizzo di apparecchiature tecnologiche.
Ma quali sono le professioni più colpite dal tecnostress? A dircelo è una ricerca, intitolata “Le professioni più tecnostressanti”, la quale ha incoronato gli operatori ICT come i professionisti più sotto torchio.
A seguire, troviamo i giornalisti, analisti, manager e sviluppatori Web. Insomma, una vero esercito di lavoratori, le cui condizioni psico/fisiche, derivanti dal tecnostress, verranno prese in esame nell’ambito della Fiera Milano City, nell’ambito 2.0
Partiamo da un dato molto significativo: su un campione di 224 lavoratori, operanti nel settore dell’ICT, addirittura l’80% presenta spesso sintomi di stress, come la rabbia, l’ansia, oltre che a frequenti mal di testa accompagnati a dei cali di concentrazione.
È quanto apparso nel libro “Tecnostress in azienda: mobil work life management e rischio d’impresa“, presentato recentemente a Milano. Il dato contenuto nel libro e descritto nelle righe precedenti, però, è stato soggetto di un’attenta analisi da parte di un giornalista e presidente di Netdipendenza Onlus, Enzo Di Frenna, il quale ha deciso di reagire.
“Tecnostress” è il termine che indica una patologia da stress dovuta a difficoltà di gestione della tecnologia. I più esposti al rischio di ammalarsene sono coloro che, per lavoro, stanno dalle otto alle dodici ore al giorno davanti ad un computer. I sintomi sono: ansia, stanchezza mentale, attacchi improvvisi di rabbia e panico, depressione.
Lo psicologo Americano che coniò l’espressione “tecnostress”, nel 1984, si chiama Craig Board e all’epoca fu autore di un libro sull’argomento dal titolo “Tecnostress: the uman cost of computer revolution”.