Mashable organizza il Social Media Day per il 30 giugno

Social Media Day

Il 30 giugno si terrà il Social Media Day, una giornata dedicata alla rivoluzione del Web 2.0: l’idea è di Mashable, il noto blog sul Web 2.0 e i social media.

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Cohn & Wolfe, social media: molti consumatori sono interessati, meno le aziende

I grafici del sondaggio

Il rapporto tra azienda e cliente corre sul Web, precisamente sui cosiddetti social media, ovvero quei servizi che consentono un livello di comunicazione e di interazione collettiva quali social network, portali di videosharing e via di questo passo.

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Idee e dilemmi per il management del brand digitale

Slide Möder Barilla

L’azienda di search marketing Covario ha svolto una ricerca relativa allo “stato di salute SEO” di un centinaio di brand. Segnalata anche dall’autorevole sito Advertising Age, tale ricerca ha confermato un problema ben noto: la difficoltà nella gestione delle parole-chiave.

Il lavoro di Covario è utile per la visione d’insieme che offre. Ecco due esempi relativi alla posizione dei brand analizzati sui motori di ricerca: Tiffany riesce a collocarsi nella prima pagina di Google per la parola-chiave “gioielleria”, ma è soltanto al ventinovesimo e al trentesimo posto per “anelli matrimoniali” e “regali di compleanno”. Harry and David, che basa il proprio business sui regali, è solo diciassettesimo nell’elenco per tale parola-chiave.

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Twitter parla italiano

twitter

Piccola integrazione per il social media tra i più utilizzati del mondo, ma importante per quanto riguarda il nostro paese: Twitter è da oggi disponibile anche in italiano.

Per cambiare l’impostazione della lingua basta andare su “Settings”, e selezionare l’italiano dal menu “Language” in basso.

Da sottolineare come la traduzione non investe in alcun modo i contenuti, e anche andando sul nuovo sito it.twitter.com, ad esempio, i Popular Topics (pardon: gli “Argomenti Popolari”) restano quelli del sito generale.

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Hollywood, quando il tweet è di troppo

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Nella rete di Twitter (http://twitter.com), attori cantanti e sportivi occupano spesso il posto di “hub”, grandi concentratori di traffico, punti nevralgici su cui si infittiscono i collegamenti, i followers.

Soprattutto negli Stati Uniti, i professionisti dello sport e dello spettacolo investono molto nella cura e nell’aggiornamento dei loro profili, dando ai fan l’impressione di una inedita familiarità, talvolta fino all’intimità, e utilizzando poi al momento opportuno la leva offerta dai tanti contatti “immediati” per realizzare strategie di marketing. Proprio dagli Stati Uniti, per la precisione da Hollywood, arriva però la notizia di un “freno” al microblogging.

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Perché gli utenti abbandonano Second Life? Ecco qualche ipotesi

In un precedente post abbiamo analizzato alcuni aspetti legati alla recente tendenza degli utenti ad abbandonare Second Life. Continuando la disamina di alcuni dei motivi che possono giustificare, tra gli utenti digitali, la scelta di social media e social network quali YouTube, Twitter o Facebook in alternativa all’esperienza offerta dal metaverso di Second Life, ecco alcune considerazioni:

1) Second Life è pesante dal punto di vista delle richieste hardware. Facebook & co no.

Mentre tutti i servizi che si stanno diffondendo utilizzano client leggeri, per lo più caricati direttamente dentro il browser di un qualsiasi PC, Second Life richiede l’installazione di un software 3D (tra l’altro terribilmente pensante) da installare su ogni PC. L’attivazione dell’account, la creazione dell’avatar e la gestione dell’esperienza di interazione e controllo del nostro personaggio, per non parlare della creazione di oggetti e isole, sono oggettivamente complesse. Muoversi o interagire nel metaverso sono, per finire, attività che richiedono il 100% dell’attenzione dell’utente; mai provato a mettere SL in background mentre si svolgono altri task come, abitualmente, si fa con Facebook? Con la diffusione di massa di netbook e computer dalle prestazioni limitate, la pesantezza del software SL è un ostacolo notevole.

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Con LookingGlass Microsoft calcola la reputazione online

Lookingglass

La reputazione online di un’azienda è diventando un elemento fondamentale da quando le persone, prima di portare a termine un acquisto, hanno iniziato ad informarsi online sui pregi e difetti dei prodotti, ma soprattutto da quando si è sviluppato l’interesse e l’adesione ai social network. Prima e dopo una campagna pubblicitaria, sia offline che online, si fa sempre di più uso di quest’analisi di ricerca per capire “cosa ne pensa la gente” di un prodotto, di un’iniziativa, dell’azienda, e sta diventando un ottimo strumento per intercettare i bisogni delle persone.

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Twitter: la consacrazione mondiale arriva dall’Iran

Mentre Twitter sembra ancora lontano dal trovare un modello di business che ne garantisca la sopravvivenza nel tempo, gli eventi di cronaca delle scorse settimane che riguardano le vicende politiche legate alle elezioni in Iran sembrano aver sancito definitivamente il ruolo sociale di questo cross-media.

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Tecniche standard per misurare i social media

Lo Iab User-generated Content & Social Media Committee è un comitato nato in queste settimane e ideato per studiare lo sviluppo del settore legato ai contenuti generati dagli utenti e la sua possibile relazione con il marketing. L’importanza di questa attenzione verso le innovazioni che la rete fornisce nasce dall’esigenza di trovare nuove forme pubblicitarie per gli investimenti degli inserzionisti.

Il nuovo comitato svilupperà delle tecniche standard di misurazione delle performance, utili a valutare l’efficacia dell’utilizzo di Ugc e social media nell’ambito di una campagna pubblicitaria. Questo perché attraverso il Web la partecipazione del cliente è fondamentale e il suo coinvolgimento crea una relazione di fiducia con la marca.

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Marketing e social media: è ancora tempo di “giocare”?

Forrester ha recentemente pubblicato un report sull’atteggiamento tenuto dalle aziende nei loro investimenti di marketing sui social media e il quadro che ne emerge, tra luci e ombre, non è propriamente lusinghiero.

Nel suo report (scritto tra l’altro in regime di “Client Choice”, cioè commissionato dalla Forrester su richiesta dei suoi clienti), Jeremiah K. Owyang evidenzia che, sebbene l’investimento marketing sui social media negli U.S.A. sia in crescita, le aziende non sembrano ancora in grado di attuare strategie di marketing realmente integrate, di ampio respiro e a lungo termine.

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La nostra privacy su facebook

Facebook Logo

Sono diverse le polemiche che spesso ruotano attorno al “fenomeno facebook”: la nostra privacy è a rischio, i confini non sono mai ben definiti, le persone non fanno un corretto utilizzo dello strumento e via dicendo.

Queste polemiche (ormai troppo esasperate a mio modo di vedere) mi hanno indotto a riflettere sul ruolo di noi utenze riguardo al fenomeno e al Web 2.0 in generale.

Come scrive Lovink il prezzo che paghiamo per i servizi 2.0 è in realtà un prezzo altissimo: quello della nostra privacy, delle nostre informazioni personali. È vero?

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Top 2008: video per tutti con YouTube

Oramai non c’è telegiornale (nazionale, regionale o locale) che in qualche edizione quotidiana non documenti le notizie con filmati presi da YouTube. E quando YouTube non è il mezzo per documentare qualche fatto, diventa argomento di servizi e analisi dei sociologi o addirittura, strumento di indagine dal quale emergono fenomeni dilaganti quali il bullismo scolastico.

YouTube (e in generale il fenomeno dei video online) non entra a pieno titolo nei miei personali TOP 2008 solo per l’ampia risonanza mediatica che ha riscosso negli ultimi mesi del 2008, ma anche e soprattutto, per la capacità di innovare e rinnovarsi dimostrata nel 2008.

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