Kim Dotcom, fondatore del celebre portale di file sharing Megaupload, chiuso di recente con l’arresto dello stesso Dotcom, ha rivelato che nei server del suo sito sono presenti circa 95 terabyte di dati appartenenti all’esercito e alla marina statunitense. L’informazione è stata rivelata per dare prova del fatto che diversi funzionari degli USA utilizzassero spesso i servizi di Megaupload con i ben 1.058 account legati a domini governativi, tra cui 344 premium. Insomma, il portale sarebbe stato bloccato dagli stessi che ne usufruivano con enorme piacere.
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La chiusura di Megaupload è diventata la frontiera di quella che sembra una nuova truffa da parte dei soliti criminali pronti a sfruttare la buona fede e la disattenzione di alcuni utenti per fare soldi illegalmente.
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Hotfile fa parte di quella folta schiera di servizi che potrebbero avere i giorni contati. In seguito alla chiusura di Megaupload, avvenuta nel mese di gennaio con l’arresto del fondatore Kim Dotcom, le piattaforme che permettono il caricamento e la condivisione dei file sono state letteralmente prese di mira dalla MPAA (Motion Picture Association of America), con l’obiettivo di stroncare la diffusione non autorizzata di materiale protetto da diritto d’autore. A differenza dei concorrenti, però, Hotfile sembra poter contare su un partner d’eccezione per la sua battaglia: Google.
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La Corte di Appello di Amburgo ha ordinato al servizio di file sharing RapidShare di filtrare preventivamente i contenuti pirata prima di renderli disponibili sul sito. Viene dunque confermato il verdetto di primo grado che aveva dato ragione ad alcuni editori di eBook e al gruppo GEMA che difende gli interessi di oltre 64.000 musicisti tedeschi. RapidShare potrebbe comunque decidere di presentare appello contro la decisione.
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Il caso Megaupload prosegue nella battaglia legale che Kim Dotcom, il creatore del servizio chiuso dall’FBI nel mese di gennaio, sta portando avanti per difendersi dalle accuse che lo vedono sotto inchiesta dai federali statunitensi per pirateria. A suo parere, però, Megaupload è come YouTube e non vi sarebbe alcuna differenza con la piattaforma targata Google.
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DDLFantasy, nota community del Web italiano incentrata sulla condivisione di contenuti tra utenti chiude i battenti. A comunicarlo è stato lo stesso staff del portale con un messaggio dal quale si può facilmente capire come la decisione odierna sia indirettamente frutto dei recenti colpi che le autorità hanno inferto ai siti che diffondono link per la condivisione di materiale protetto da copyright.
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La chiusura di Megaupload e Megavideo da parte delle autorità statunitensi ha avuto una sorta di effetto domino sull’intero mondo della condivisione di file in Rete. Il timore di nuove denunce da parte dell’FBI ha infatti spinto numerosi portali a chiudere i battenti oppure a rimuovere gli strumenti per la distribuzione di contenuti online. Maggiore è inoltre l’attenzione concessa dagli addetti ai lavori agli upload degli utenti, monitorati con maggiore cautela per evitare violazioni: la conseguenza è un drastico rallentamento nella distribuzione di contenuti multimediali nel Web.
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Giungono notizie poco rassicuranti per quegli utenti di Megaupload preoccupati e arrabbiati per l’indisponibilità dei propri file personali caricati sul servizio dopo la chiusura imposta dall’FBI: secondo recenti indiscrezioni, giovedì 2 febbraio tutti i contenuti conservati dagli utenti dovrebbero essere cancellati e pertanto perduti definitivamente.
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Gli utenti Megaupload non hanno reagito bene alla chiusura del portale di file sharing da parte dell’FBI e potrebbero presto presentare una denuncia contro il Bureau federale statunitense. Trattasi di una denuncia però improntata sul versante legalità, poiché parte dell’utenza del sito utilizzava il servizio senza violare alcun diritto d’autore, e si è ritrovata con i propri file personali cancellati senza aver alcuna colpa.
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Kim Dotcom di Megaupload resta in carcere. Bram van der Kolk e Finn Batato, invece, due colleghi del re del file sharing, sono liberi: il giudice ha concesso su cauzione la scarcerazione dei due, lasciando in gattabuia Kim Schmitz, respingendo la richiesta dei legali del padre del servizio ormai chiuso.
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