In queste prime settimane di download forsennato di applicazioni per il tablet di Apple, si sono puntati i riflettori sulle sue caratteristiche editoriali. Non è un mistero infatti che all’iPad è stato dato il compito gravoso di salvare i giornali, in piena crisi finanziaria.
Le tendenze degli ultimi anni, nel mondo dell’informazione, sono state influenzate sempre più dal Web e dagli strumenti informatici, un cambiamento assai profondo che ha portato alla nascita di nuove forme di comunicazione e, di conseguenza, di nuovi protagonisti che si sono assunti il compito di informare la gente.
Le tendenze hanno visto la nascita del cosiddetto citizen journalism, o giornalismo partecipativo, in cui il contributo alla creazione della notizia viene dato dagli stessi lettori, che contribuiscono mediante commenti, l’invio di foto, di video e con ogni altro tipo di interazione resa possibile da Internet e da una nuova piattaforma di informazione quale sono diventati i blog.
Percorrendo il solco tracciato dal Wall Street Journal, dalla primavera 2010 anche la consultazione della versione online del Times diventerà a pagamento.
Ad ufficializzarlo è stato James Harding, editore della testata, che ha spiegato come tale decisione sia stata dettata dall’esigenza di garantire al gruppo la sicurezza economica necessaria per continuare a fare informazione in modo autorevole e indipendente.
Il nuovo servizio Direct offerto da YouTube agli editori, potrebbe avere risvolti rivoluzionari nel campo dell’editoria multimediale e, soprattutto, aprire nuove prospettive per il giornalismo partecipativo. Ma non solo.
Il primo ottobre 2009 si è tenuta la seconda edizione del convegno “Il futuro del Giornalismo”, organizzato dall’Ordine dei Giornalisti della Lombardia. Durante il convegno è stata presentata l’esaustiva (oltre 600 pagine di presentazione scaricabile online) commissionata ad Astra, società specializzata in indagini statistiche.
I risultati della ricerca, che ha interessato un campione rappresentativo degli Italiani di età compresa tra i 15 e i 55 anni, ha restituito dei risultati davvero molto significativi, relativi alle abitudini di consumo delle informazioni da parte degli Italiani. Il primo e più “forte” è la percentuale di italiani che utilizzano come sistema preferenziale per informarsi Internet e il cellulare.
La rivoluzione mediatica del giornalismo è sotto gli occhi di tutti. Contenuti generati dagli utenti, video amatoriali, streaming in diretta, podcast, blog, Twitter, discussioni nei social network: anche per i giornalisti più “tradizionalisti” non si tratta più di alzare barricate per impedire che tutto cambi. Ormai tutto è già cambiato, ed è tempo per gli operatori dei media tradizionali di sfruttare al meglio le opportunità offerte dai new-media.
L’European Digital Journalism Survey 2009 è uno studio, scaricabile gratuitamente dal sito Europeandigitaljournalism.com, che, attraverso le testimonianze di 350 giornalisti di tutta Europa (esclusa l’Italia…) ha cercato di definire in che modo sia cambiato il ruolo del giornalista.
Sulle potenzialità del giornalismo in stile 2.0 ormai a livello mondiale non ci sono più dubbi: si tratta di una concreta rivoluzione del sistema mediatico legato al “fare informazione”. Alcuni progetti attivi in Italia come Agoravox, Current TV e altri ancora, già da diversi mesi esplorano le potenzialità delle varie forme alternative di giornalismo online.
Nonostante molti operatori dei media tradizionali stentino a riconoscere tali potenzialità e continuino a sottolineare i difetti della blogosfera alle prese con “il fare notizia” o delle informazioni “dal basso”, cominciano ad arrivare segni tangibili del riconoscimento pubblico del loro valore. Il più importante premio nazionale legato al giornalismo, il premio Ischia, ha introdotto quest’anno una nuova categoria dedicata al giornalismo partecipato.
La ricerca di AstraRicerche già citata in precedenti post dedicata all’analisi del “Futuro del giornalismo in Italia” si apre con una sezione dedicata all’immagine sociale dei giornalisti, in altre parole, si mettono in luce quelle che, per gli italiani, sono le caratteristiche dei giornalisti.
Secondo la ricerca, ai giornalisti vengono “imputati” otto peccati capitali:
1) per il 68% degli italiani sono bugiardi, cioè non dicono il vero
2) per il 60% sono “non o poco informati”, incompetenti
3) per il 59% “esageranti, drammatizzanti, gonfianti le notizie
4) per il 52% “non indipendenti, al servizio di specifici interessi”
5) per il 48% “di parte”, politicizzati
6) per il 40% “corrotti e mercenari”
7) per il 30% “narcisisti e affetti da protagonismo” per il 30% “poco comprensibili”, mal parlanti o scriventi, ipertecnici o gergali, oscuri e allusivi