Secondo la MPAA (Motion Picture Association of America) non è consentito inserire un video coperto da copyright all’interno di un sito tramite l’embedding. La questione, nata in seguito alla sentenza di un giudice federale, ha subito innescato uno scontro tra l’associazione che difende gli interessi dell’industria cinematografica e i giganti di Internet, tra cui Facebook e Google.
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Hotfile fa parte di quella folta schiera di servizi che potrebbero avere i giorni contati. In seguito alla chiusura di Megaupload, avvenuta nel mese di gennaio con l’arresto del fondatore Kim Dotcom, le piattaforme che permettono il caricamento e la condivisione dei file sono state letteralmente prese di mira dalla MPAA (Motion Picture Association of America), con l’obiettivo di stroncare la diffusione non autorizzata di materiale protetto da diritto d’autore. A differenza dei concorrenti, però, Hotfile sembra poter contare su un partner d’eccezione per la sua battaglia: Google.
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La Corte di Appello di Amburgo ha ordinato al servizio di file sharing RapidShare di filtrare preventivamente i contenuti pirata prima di renderli disponibili sul sito. Viene dunque confermato il verdetto di primo grado che aveva dato ragione ad alcuni editori di eBook e al gruppo GEMA che difende gli interessi di oltre 64.000 musicisti tedeschi. RapidShare potrebbe comunque decidere di presentare appello contro la decisione.
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Mentre la SOPA è stata rinviata dopo le proteste sul Web accumulate nella giornata di ieri e la PIPA perde 18 senatori, i quali hanno girato le spalle alla discussa proposta di legge statunitense, diversi senatori e un membro del Congresso statunitense sono stati sorpresi nel violare le leggi sul copyright di varie immagini, le stesse leggi che stanno sostenendo con forza nel tentativo di bloccare la pirateria.
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SoundExchange, società statunitense che si occupa di tematiche riguardanti il diritto d’autore, ha annunciato dell’avvenuto accordo tra oltre 2500 case discografiche e le Web radio. Si tratta di un importante passo in avanti nella controversa situazione che regola il copyright e le percentuali che le radio hanno dovuto pagare fino ad ora per trasmettere musica online.
L’accordo, sottoscritto anche da aziende importanti come Warner Music e Sony BMG, prevede per le radio minori la possibilità di pagare di meno, rispetto alle grandi radio, per continuare la propria attività su Internet.
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La “Featured Artists Coalition”, associazione di cantanti e musicisti, chiama a raccolta artisti per sostenere l’esigenza di nuovi modelli nella gestione dei diritti d’autore e della distribuzione nell’era digitale, a partire dalla constatazione che “nessuno ha idea di come sarà in futuro l’industria musicale”.
Al momento hanno aderito all’iniziativa nomi noti tra i quali Radiohead, The Verve, Jools Holland, Robby Williams e Billy Bragg: la lista completa però è molto più lunga. Dal punto di vista del marketing, è interessante perché prende atto dell’evoluzione del mercato e dei modi in cui al giorno d’oggi si ascolta la musica, senza concentrarsi su quello che generalmente viene indicato come il problema più significativo, cioè il download illegale.
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È proprio la Cina, uno dei pochissimi territori che vedono Google non primeggiare nel campo dei motori di ricerca (Baidu vanta infatti il 60% del mercato), la meta scelta da bigG per il lancio di un nuovo servizio, atto a contrastare il diffusissimo fenomeno della pirateria musicale nel paese del dragone e, ovviamente, ad aumentare i propri profitti.
Lee Kai-Fu, rappresentante del colosso di Mountain View in Cina, ha annunciato l’apertura di uno store online da cui sarà possibile scaricare gratuitamente musica, in maniera del tutto legale, da ascoltare sui propri PC e sui lettori portatili.
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Google ha deciso di bloccare l’uso del termine “netbook” sul suo famoso programma pubblicitario Adsense. Da oggi, infatti, non sarà più possibile usare questa parola per gli inserzionisti che volessero pubblicizzare i propri prodotti sulla grande rete di “context advertising” della società di Mountain View.
La ragione è che netbook è un trademark della Psion. La società londinese aveva infatti messo sul mercato nel lontano 1999 un prodotto chiamato Netbook e ne aveva registrato il marchio.
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YouTube ha adottato una decisione drastica per evitare problemi con alcuni video che erano coperti da copyright. Da qualche giorno, infatti, al di sotto dei video incriminati compare questa frase: “Questo video contiene una traccia audio il cui utilizzo non è stato autorizzato da tutti i detentori del copyright. L’audio è stato disattivato”.
Inoltre, sul blog di YouTube, il team ha reso note le nuove regole:
In precedenza, quando veniva inserito un video soggetto ad un marchio musicale o altri diritti soggetti a copyright l’audio veniva bloccato, e il video veniva automaticamente tolto. L’uploaders poteva comprare i diritti o utilizzare il nostro strumento AudioSwap per sostituire la traccia con una della nostra libreria musicale. Ora abbiamo aggiunto un’ulteriore scelta. Invece di eliminare automaticamente i video da YouTube, diamo agli utenti la possibilità di modificare il video, eliminando la musica soggetta a diritto d’autore e caricare una nuova versione, e molti stanno scegliendo tale opzione.
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