Il profilo Twitter di Eminem è diventato il nodo cruciale di una campagna di marketing crossmediale per il lancio del nuovo album “The Relapse” (La ricaduta), incentrata sul “buzz“, sulle anteprime “free” e sul merchandising, dalle felpe con la scritta “The Relapse” a sfondi e giochi per l’iPhone e l’iPod.
Nel 1926, il fisico tedesco Heisenberg, gettando le basi delle teorie rivoluzionarie della nuova fisica dei primi anni del ‘900, meglio conosciuta come meccanica quantistica, affermava l’impossibilità di conoscere contemporaneamente, in maniera precisa, sia la posizione che la velocità di una data particella.
Questo perché, più ci avviciniamo nella conoscenza della prima, più la seconda si allontana dalla nostra comprensione e dai nostri calcoli deterministici.
Questo principio, noto come “Principio di indeterminazione di Heisenberg“, portò alla consapevolezza che tutto è probabilità e che la nostra realtà, cosi come le nostre scelte o azioni, soggiacciono a leggi probabilistiche e pertanto non determinabili se non considerandole appunto all’interno di questo sistema fisico fatto di onde di probabilità.
Leggo su WebNews che il buzz marketing in Inghilterra sarà sanzionato. Ovvero, per farla molto breve, sarà illegale reclutare degli opinion leader che parlino bene di un prodotto.
La notizia viene accolta con un sospiro di sollievo, ma non mi è chiara tutta questa animosità nei confronti del buzz-marketing, attività che non fa nulla di differente rispetto alla pubblicità tradizionale (come quella storica del “bianco pulito”).
di
Stefano Celso -
Giovedì 27 Dicembre 2007 alle 11:47
LeWeb3 è diventato un evento internazionale di vitale importanza per chi lavora a pieno regime con servizi Web2.0 e, proprio quest’anno, Parigi ha accolto numerose persone di spicco che creano modelli 2.0, investitori pronti a sovvenzionare potenziali start-up e blogger che quotidianamente lavorano per il Web.
Nel grande palco però è mancata la presenza italiana, tranne per l’eccezione di Paolo Valdemarin fondatore di eVector il quale sostiene che la probabile causa è la “scarsa predisposizione alle innovazioni digitali“. E personalmente credo sia una cosa veritiera.
…e, magari, se hai un account AdSense, trova il modo di penalizzarti. Fermi! Non inveite, non strappatevi i capelli, non lanciatevi sul link “Commenta”.
Sto solo pensando se uno scenario del genere, dove Google monitora i link e fustiga a suon di ban gli opinion leader che fanno buzz marketing su Yahoo (e viceversa) sia quantomeno ipotizzabile.
Allontanatevi dalla realtà dei motori di ricerca. C’è un’azienda A posizionata in un certo mercato, in guerra perenne con l’azienda B. L’azienda A detiene la leadership e cerca in ogni modo di ostacolare il tentativo di recupero dell’azienda B.
Vendere sapone nel 2007: sarà vero che il mezzo più efficace è tuttora il passaparola? Non quello stimolato stile buzz marketing, ma quello genuino (se è possibile distinguerli, come abbiamo fatto qui) che si autoalimenta grazie all’effettiva bontà di un prodotto. Senza dubbio non è misurabile, ma può regalare esiti incontrollati e devastanti (per la concorrenza!).