Eminem campione di buzz marketing?

Eminem da Twitter

Il profilo Twitter di Eminem è diventato il nodo cruciale di una campagna di marketing crossmediale per il lancio del nuovo album “The Relapse” (La ricaduta), incentrata sul “buzz“, sulle anteprime “free” e sul merchandising, dalle felpe con la scritta “The Relapse” a sfondi e giochi per l’iPhone e l’iPod.

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Marketing quantistico e principio di indeterminazione

Nel 1926, il fisico tedesco Heisenberg, gettando le basi delle teorie rivoluzionarie della nuova fisica dei primi anni del ‘900, meglio conosciuta come meccanica quantistica, affermava l’impossibilità di conoscere contemporaneamente, in maniera precisa, sia la posizione che la velocità di una data particella.

Questo perché, più ci avviciniamo nella conoscenza della prima, più la seconda si allontana dalla nostra comprensione e dai nostri calcoli deterministici.

Questo principio, noto come “Principio di indeterminazione di Heisenberg“, portò alla consapevolezza che tutto è probabilità e che la nostra realtà, cosi come le nostre scelte o azioni, soggiacciono a leggi probabilistiche e pertanto non determinabili se non considerandole appunto all’interno di questo sistema fisico fatto di onde di probabilità.

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Buzz Marketing e “bianco pulito”

Leggo su WebNews che il buzz marketing in Inghilterra sarà sanzionato. Ovvero, per farla molto breve, sarà illegale reclutare degli opinion leader che parlino bene di un prodotto.

La notizia viene accolta con un sospiro di sollievo, ma non mi è chiara tutta questa animosità nei confronti del buzz-marketing, attività che non fa nulla di differente rispetto alla pubblicità tradizionale (come quella storica del “bianco pulito”).

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LeWeb3, all’evento manca l’Italia

LeWeb3 è diventato un evento internazionale di vitale importanza per chi lavora a pieno regime con servizi Web2.0 e, proprio quest’anno, Parigi ha accolto numerose persone di spicco che creano modelli 2.0, investitori pronti a sovvenzionare potenziali start-up e blogger che quotidianamente lavorano per il Web.

Nel grande palco però è mancata la presenza italiana, tranne per l’eccezione di Paolo Valdemarin fondatore di eVector il quale sostiene che la probabile causa è la “scarsa predisposizione alle innovazioni digitali“. E personalmente credo sia una cosa veritiera.

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Parli di Yahoo e Google si arrabbia…

…e, magari, se hai un account AdSense, trova il modo di penalizzarti. Fermi! Non inveite, non strappatevi i capelli, non lanciatevi sul link “Commenta”.

Sto solo pensando se uno scenario del genere, dove Google monitora i link e fustiga a suon di ban gli opinion leader che fanno buzz marketing su Yahoo (e viceversa) sia quantomeno ipotizzabile.

Allontanatevi dalla realtà dei motori di ricerca. C’è un’azienda A posizionata in un certo mercato, in guerra perenne con l’azienda B. L’azienda A detiene la leadership e cerca in ogni modo di ostacolare il tentativo di recupero dell’azienda B.

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Ancora sul passaparola…

Vendere sapone nel 2007: sarà vero che il mezzo più efficace è tuttora il passaparola? Non quello stimolato stile buzz marketing, ma quello genuino (se è possibile distinguerli, come abbiamo fatto qui) che si autoalimenta grazie all’effettiva bontà di un prodotto. Senza dubbio non è misurabile, ma può regalare esiti incontrollati e devastanti (per la concorrenza!).

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Quale futuro per il Buzz Marketing?

Buzz a me fa venire in mente uno sciame di api. Sarà perché è onomatopeico. Il fatto è che tutto questo chiacchierare, se non strutturato, finirà per far dolere parecchie teste.

Cerchiamo di recuperare l’inizio di questa lunga coda e partiamo da una definizione:

Il Buzz Marketing è un’attività svolta (per adesso) da agenzie specializzate che acquistano le opinioni positive dei blogger riguardanti prodotti e servizi delle aziende clienti.

Un passaparola indotto, che dovrebbe avere come risultato (nelle intenzioni di chi lo pianifica) la stimolazione di azioni spontanee di viral marketing, dettate appunto dagli opinion leader che ispirano in noi una fiducia innata.

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La User Experience, il futuro del Web Marketing?

Su Internet stanno nascendo diverse realtà grazie alle quali è possibile guadagnare qualche euro, spesso un po’ di prestigio ma sempre più di frequente nuovi link in una fitta rete di nodi sociali.

Notavo che i siti in questione in cambio ricevono pareri, ad esempio sotto forma di questionari o esperienze, e facendo un piccolo ragionamento ci si accorge che il fine in questione è soddisfare il merchant che, a sua volta, cerca un bisogno di certezze nel proprio brand.

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Viral video e video spoof alimentano il buzz sulla rete

E’ noto ormai a molti che la potenza e la viralità di un video divertente, originale, irriverente, sconvolgente e politically scorrect ha contribuito a fare la fortuna e il successo dei vari Video Social Network a partire da Youtube e Google video, passando per Metacafe, Guba, Flurl, Grouper, ecc fino a sollecitare i grandi portali come Libero e Alice, in accordo con Dailymotion, affamati di sempre nuovi contenuti, a dotarsi velocemente di una sezione video sempre più frequentata.

Questi grandi contenitori di video sono tra i luoghi migliori all’interno dei quali utenti, creativi, aziende, multinazionali e agenzie di marketing e comunicazione possono depositare le loro creazioni multimediali per renderle visibili, condivisibili, commentabili e trasformabili.

Questi “luoghi” sono nati (o apparentemente votati) per soddisfare la voglia di user generated content che tanto sta coinvolgendo gli utenti del web, ma sono anche particolarmente adatti per diventare terreni fertili per il seeding di video realizzati da agenzie per conto di aziende o brand.

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