Nulla è certamente infinito se non la stupidità umana, come amava dire Einstein. Spesso però tendiamo a rimandare i problemi come se le risorse che utilizziamo, sia quelle materiali che quelle tecnologiche, fossero inesauribili. In questo capitolo oggi si aggiunge un’altra voce: gli IP.
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Così come già avvenuto con il formato VP8 in ambito video, Google si è cimentata nella realizzazione di una tecnologia equivalente per le immagini.
Lo scopo è quello di dare vita a un nuovo standard capace di risparmiare banda e limitare lo sfruttamento delle risorse, sia lato server che per i navigatori. Nasce così WebP, che nelle intenzioni dell’azienda di Mountain View nei prossimi anni dovrebbe rimpiazzare l’ormai onnipresente JPEG.
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Le API di Google unite al nuovo HTML5: un’accoppiata vincente per il futuro del Web, soprattutto di quello mobile. È così che vede il futuro Google, o almeno è questo il futuro che il il gruppo di Mountain View ha dipinto parlando a San Francisco davanti alla community degli sviluppatori.
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HTML5 è il nuovo standard per il web che si promette, nel prossimo futuro, di fornire un’esperienza di navigazione ricca e multimediale senza la necessità di installare plugin, come ad esempio Flash e Silverlight. Secondo gli analisti di Forrester Research, tuttavia, HTML5 non sarà in grado di spodestare questi web-plugin dal loro trono.
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Prosegue la strada che dovrebbe portare a un’apertura del Web verso l’utilizzo di alfabeti contenenti caratteri non latini nella composizione dei domini Internet.
L’ente mondiale che regola la distribuzione e la struttura stessa degli indirizzi Internet, ovvero l’Internet Corporation for Assigned Names and Numbers, meglio conosciuto con l’acronimo ICANN, ha infatti approvato l’aggiunta di altri cinque alfabeti che potranno essere impiegati nella digitazione di un indirizzo Internet.
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Con un post comparso sul blog ufficiale del progetto, il colosso di Mountain View annuncia che nel prossimo periodo verrà interrotto il supporto a Google Gears, dando così conferma ad alcune indiscrezioni circolanti in Rete già dallo scorso mese di novembre.
Quale sia la motivazione principale dietro ad una simile decisione è presto detto: Google intende concentrarsi e focalizzare l’attenzione degli sviluppatori sul nuovo standard HTML 5, che consentirà di implementare nelle applicazioni Web nuove e numerose funzionalità, senza l’obbligo di dover installare alcun plugin.
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Parola d’ordine: velocità. Già, perché l’impressione è che tutto, in casa Google, sia creato e ottimizzato per soddisfare l’aspetto delle prestazioni e della migliore efficienza possibile in fatto di rapidità d’esecuzione.
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Se si pensa al device portatile multimediale per eccellenza, non si può non citare l’iPhone. Al di là dei numeri e dei risultati di vendita, l’iPhone è un oggetto che nell’immaginario collettivo rappresenta l’evoluzione della specie “telefonino” e, come tale, è diventato un fenomeno di moda prima ancora che ne venissero comprese le caratteristiche tecnologiche e le opportunità funzionali.
In realtà l’iPhone non è il primo telefonino dotato di tecnologia touch messo in commercio. Non è il primo palmare con applicazioni “cool”. Non è il primo dispositivo tascabile multimediale. Probabilmente è, però, il primo vero dispositivo da taschino che consente l’esperienza di navigazione nel Web più appagante e completa nonostante le ridottissime dimensioni. Affermazione indiscutibile, almeno fino all’arrivo del browser gratuito per telefonini Skyfire.
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L’esempio di Flickr e YouTube che, grazie al copia incolla di un semplice codice HTML, permettono di ripubblicare contenuti e servizi su siti e blog personali, è stato seguito negli ultimi anni da decine e decine di altri servizi Web 2.0.
L’elenco di “oggetti” che si possono inglobare nelle pagine Web è oggi così ampio e strutturato da rendere l’individuazione di quelli più interessanti simile alla ricerca di un ago in un pagliaio. Fortunatamente esiste un “archivio ragionato” che ci consente di scoprire nuovi servizi e applicazioni facilmente riutilizzabili: programmableweb.com
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L’annuncio di Google dell’imminente commercializzazione dei primi telefonini Gphone ha destato l’attenzione dei media di tutto il mondo.
Ovviamente, per chi apprezza i servizi offerti da Google poter disporre di un telefonino con sistema operativo aperto (Android) su cui installare applicazioni totalmente personalizzabili rappresenta un bel salto in avanti nel campo dell’accesso mobile ai servizi Web. Ma è davvero necessario attendere?
In attesa di capire se la strategia in stile Linux adottata per i Gphone riuscirà a impensierire la logica “chiusa” (o quanto meno strettamente regolamentata e guidata) dell’iPhone tipica dei prodotti Apple, possiamo già utilizzare molti servizi Google via telefonino.
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