Linguaggi di programmazione, linguaggi di markup, tutti gli standard che permettono al web 2.0 di esistere. Esempi di ciò possono essere: xml, ajax, xhtml, tag, RSS, feed, ecc. Scripting e librerie varie
Adobe ha comunicato ufficialmente di aver abbandonato lo sviluppo di Flash Player per dispositivi mobile. L’azienda ha informato tutti gli sviluppatori che d’ora in poi gli sforzi saranno concentrati sulle applicazioni scritte con Adobe AIR. Adobe dunque ha perso la sua battaglia contro Apple, dando ragione a Steve Jobs che non ha mai voluto integrare il supporto in iOS.
Dopo la morte di Steve Jobs, scompare Dennis Ritchie, un’altra delle menti più geniali del secolo digitale che ha inventato sistemi operativi e piattaforme di programmazione. Ritchie ha infatti creato il linguaggio di programmazione C ed è uno dei padri fondatori di Unix.
La scelta di utilizzare Flash o HTML5 per le funzionalità avanzate di presentazione sul Web è nata all’inizio di quest’anno quando Apple ha rifiutato di implementare Flash nel neonato gioiellino iPad. La società ne ha attribuito la causa al fatto che Adobe avesse il controllo esclusivo su quella tecnologia la quale, per giunta, si era rivelata più scadente delle aspettative.
L’edizione 2010 della conferenza Google I/O, in scena nelle giornate di ieri e oggi presso il Moscone Center di San Francisco, sembra poter lasciare un segno indelebile nel processo di evoluzione del Web, tanto da dimostrare l’importanza dell’azienda nell’ambito della definizione di quelli che saranno gli standard su cui poggeranno i servizi Internet nel prossimo futuro.
Tra i vari argomenti trattati, anche le prospettive aperte dall’adozione delle nuove specifiche HTML 5, soprattutto per quanto riguarda la riproduzione dei contenuti multimediali. A tal proposito, Google propone il codec video open source VP8 (sviluppato dalla società acquisita di recente On2 Technologies) che, in accoppiata con la soluzione WebM, dovrebbe gettare le basi per la fruizione di contenuti come lo streaming dei filmati presenti su YouTube.
Le API di Google unite al nuovo HTML5: un’accoppiata vincente per il futuro del Web, soprattutto di quello mobile. È così che vede il futuro Google, o almeno è questo il futuro che il il gruppo di Mountain View ha dipinto parlando a San Francisco davanti alla community degli sviluppatori.
HTML5 è il nuovo standard per il web che si promette, nel prossimo futuro, di fornire un’esperienza di navigazione ricca e multimediale senza la necessità di installare plugin, come ad esempio Flash e Silverlight. Secondo gli analisti di Forrester Research, tuttavia, HTML5 non sarà in grado di spodestare questi web-plugin dal loro trono.
Prosegue la strada che dovrebbe portare a un’apertura del Web verso l’utilizzo di alfabeti contenenti caratteri non latini nella composizione dei domini Internet.
L’ente mondiale che regola la distribuzione e la struttura stessa degli indirizzi Internet, ovvero l’Internet Corporation for Assigned Names and Numbers, meglio conosciuto con l’acronimo ICANN, ha infatti approvato l’aggiunta di altri cinque alfabeti che potranno essere impiegati nella digitazione di un indirizzo Internet.
Il 19 novembre è stato presentato ufficialmente Google Chrome OS, il sistema operativo per PC targato Google. Basato su Linux e sugli sviluppi del browser Chrome, Chrome OS sarà il vero primo sistema operativo pensato per sfruttare le potenzialità del cloud computing: un sistema operativo open source concettualmente diverso da tutti gli altri.
Parola d’ordine: velocità. Già, perché l’impressione è che tutto, in casa Google, sia creato e ottimizzato per soddisfare l’aspetto delle prestazioni e della migliore efficienza possibile in fatto di rapidità d’esecuzione.
Il 24 settembre 2009 sarà una data da ricordare per chi, per lavoro o per semplice passione, si occupa di Web. Infatti il guru dei guru, Tim o’Reilly, colui che nel 2004 aveva coniato il termine Web 2.0,, nato dall’analisi di fenomeni informatici e sociali in atto in quel periodo, la scorsa settimana ha infatti ufficializzato la nuova parola d’ordine: “Web Squared“.
Traducibile come “Web alla seconda” o “Web al quadrato“, il termine Web Squared è stato battezzato con un articolo pubblicato su Forbes. In questo articolo o’Reilly spiega cosa intenda per Web Squared.