Anche se i video su Wikipedia già ci sono, la funzione add media sembra essere attesa come una vera novità. Non importa né dove né quando… importa il concetto.
Stamattina ho accompagnato una mia amica russa all’aeroporto. Nel breve viaggio in macchina si è parlato di radio.
Lei ad un tratto dice: “sapete che ogni tanto sento questa radio da casa sul Web?”
Rispondo banalmente, quasi con un’alzata di spalle. Come se mettersi comodi sul divano a S. Pietroburgo, accedere il PC e ascoltare un radio italiana fosse qualcosa di banale.
…o almeno credo. Facebook Serve a ritrovare i vecchi compagni delle elementari.
Non è, per adesso, un mezzo di comunicazione utile e sfruttato adeguatamente dalle aziende, a meno che l’approccio non sia seguito da veri esperti di marketing alternativo. Non è, attualmente, un mezzo di business nel senso stretto del termine.
Facebook è un’enorme e molto disordinata piazza virtuale dove tante persone si ritrovano e condividono pensieri, curiosità, superficialità. Non è una rivoluzione, perché tanti altri strumenti online permettono di fare la stessa cosa, solo in maniera meno esplicita, globale, montata.
Quella del titolo non è una domanda. È La Domanda. I social network esistono da anni, e sono decine. Non di solo Facebook vive l’animale sociale. C’è chi twitta, chi cerca connessioni su LinkedIn, chi condivide foto su Flickr. E via così, sull’altalena mai ferma del navigatore medio italiano. Instancabile.
…ma poi ha deciso di abbandonare la sua pagina ufficiale di Facebook. Qualcuno, tra i diversi fake, aveva annusato il vero Gates e dì lì a poco le richieste di amicizia hanno preso il volo, toccando quota 10 mila.
Ma gli amici selezionati da Bill Gates erano solo 112. Credo che la maggior parte dei miei amici abbia più di 112 contatti. Questo accade perché il Web 2.0 tende ad appropriarsi di termini che nella vita reale hanno un significato determinato ed esclusivo, trasferendole superficialmente e adottandole nella sfera virtuale.
Amico, amicizia. La vita non è niente senza l’amicizia, diceva Cicerone.
La notizia non fa molto scalpore, anche se il top management di Yahoo considera la nuova home page come segno di un cambiamento epocale, un concentrato di puro Web 2.0.
Un segno, piuttosto, di una netta presa di posizione nei confronti del rivale Google. Yahoo ha perso da anni la gara con big-G: il suo motore ha molti cilindri (e molte pagine indicizzate) in meno. E una nuova home page, per altro molto simile a quella testata nell’autunno 2008, non fa che confermare un dato inequivocabile.
Forse la notizia del licenziamento del futuro capo dei servizi segreti britannici farà venire l’acquolina in bocca a qualche magnate dell’industria cinematografica. Prendendo spunto, si potrebbe raccontare l’ultimo atto di un imbolsito e stanco 007, capace solo di crearsi innumerevoli seconde vite sui social network, in una realtà in cui fare l’agente segreto è diventato impossibile.
Sicuramente avete visto di peggio sul Web. 2.0 è condivisione: da quando gli utenti hanno la possibilità di pubblicare su Internet gigabyte di spazzatura, ne abbiamo viste di tutti i colori. Perché, non dimentichiamolo, la rivoluzione digitale ha portato anche parecchi sprechi. SOlo la cultura (anzi, fare cultura) può salvarci dalla dispersione dei contenuti.
Cosa c’è dietro l’acquisizione di The Pirate Bay da parte dell’azienda Global Gaming Factory? Interessanti novità, a quanto pare. Forse un attacco a YouTube con Video Bay, la nuova piattaforma di condivisione di materiale audiovisivo.
Ora che hanno conquistato anche un seggio al Parlamento Europeo, i pirati svedesi del file sharing sembrano voler strizzare l’occhio alle alte sfere del business. I maligni dicono che la causa giudiziaria in qualche modo va pagata. Ma, aldilà dei commenti qualunquisti, la notizia richiede qualche approfondimento. In particolare, due spunti di riflessione:
Se mi avessero chiesto a bruciapelo: “esistono progetti comunali in Italia che prevedono la possibilità di fornire accesso gratuito a Internet attraverso la rete Wi-Fi?”
Probabilmente avrei riso, anche un po’ sguaiatamente. E invece è tutto vero: in questi giorni l’operazione Venice Connected è divenuta realtà.
I residenti di Venezia potranno quindi accedere gratuitamente a Internet grazie alla rete Wi-Fi messa a disposizione dal Comune. Il progetto riapre le porte di un’ormai antico discorso, incoraggiato anche dalle nuove modalità di fruizione del mezzo Internet che, grazie alle applicazioni 2.0, si sta trasformando in un luogo di partecipazione attiva.