La maggior parte di coloro che operano nel campo della comunicazione, sia essa online che offline, sanno bene quanto sia importante prestare attenzione alle attitudini psicologiche che caratterizzano il proprio target.
Infatti, è noto come i consumatori siano guidati dall’istinto e dalle emozioni durante i propri acquisti.
Leggendo un post dal blog di “Luca Baiguini”, ho appreso come i fondatori/dirigenti di impresa siano soliti processare mentalmente il concetto di guadagno a confronto con il proprio status. Sembra, inoltre, che nell’ottica dei processi decisionali, lo status prevalga sul “montepremi in palio”.
Tra le competenze che un buon markettaro deve avere c’è la “passione” per l’aggiornamento continuo.
Il nostro è infatti un settore in continua evoluzione e per stare al passo con nuove metodologie e nuove tendenze è importante leggere, documentarsi e sperimentare.
Per chi ama tenersi sulla cresta dell’onda e accrescere continuamente la propria conoscenza vorrei segnalare la seconda edizione del Corso Gratuito di Google Analytics organizzato da TriplaW, in collaborazione con YoYo – Formazione rotolante.
Tempo fa ho condotto per un cliente uno studio delle chiavi che aveva come primo obiettivo quello di individuare le keyword potenzialmente a maggior traffico.
Tale studio è sempre molto interessante da condurre in quanto permette di “rivedere” le proprie conoscenze e convinzioni sui trend di un dato settore e poiché è un primo passo significativo per iniziare ad analizzare un certo mercato online.
Durante la mia analisi, ponendo attenzione alle chiavi collegate ad un gruppo di annunci, ho notato una situazione insolita che mi ha portato a una conclusione interessante.
Nello “smaltimento” di fine settimane, delle news accumulate nel mio feed reader, ho avuto il piacere di imbattermi in un articolo sull’advertising targato Steve Rubel, Senior Vice Presidente di Edelmen Digital ed eccezionale blogger.
Nel suo post “If Everything Else Ask for Feedback, Why Not Ads” ci regala uno spunto decisamente all’avanguardia, in merito al rapporto tra advertising e feedback degli utenti.
La riflessione dell’autore è focalizzata sul perché nella pubblicità, a differenza di qualsiasi attività di “produzione di contenuti”, non si è soliti richiedere un riscontro agli utenti sul gradimento/efficacia o meno di banner, annunci e/o di qualsiasi altra forma pubblicitaria online.
L’ultimo punto di contatto tra i media tradizionali (TV) e il web (in questo caso si parla di blog) non è stato sicuramente dei migliori.
Ancora una volta, Bruno Vespa è stato l’artefice di una campagna di disinformazione contro la libertà di espressione online e soprattutto contro l’avanzare indisturbato dell’innovazione.
Oggetto di critica sono ancora i blog, a favore della tendenza che li qualifica ancora come pericolosa valvola di sfogo di soggetti (giovani) disagiati, esclusi dalla società che trovano modo di esistere solo grazie a questi “strumenti” demoniaci.
Di questi tempi il web offre i più disparati modi di ottenere visibilità e richiamare l’attenzione delle nicchie più particolari. Abbiamo a disposizione tantissimi mezzi per raggiungere il pubblico desiderato e i marketer si danno continuamente battaglia per “bombardare” i visitatori dei propri siti.
Tuttavia, la storia di Internet ci racconta come gran parte dei mezzi di pubblicità online nel tempo abbia perso sempre più la sua efficacia, facendo imboccare ai ritorni sugli investimenti un trend decrescente.
Tra i mezzi pubblicitari attuali tanto discussi (e che sarà oggetto di critica in questo post) c’è l’amata/odiata Rete dei Contenuti di Google (AdSense) dove è possibile pubblicare il proprio annuncio testuale che verrà visualizzato tra i siti “affiliati”.
Per gli strateghi più volenterosi, istituire una collaborazione editoriale sul web può rivelarsi una tecnica interessante per ottenere maggiore visibilità oltre a qualche buon link a tema con il proprio sito (o quello da “spingere”).
La collaborazione editoriale è un’attività molto delicata in cui è indispensabile essere ottimi pianificatori e perseveranti scrittori: un rapporto collaborativo di questo tipo si basa, infatti, sulla pubblicazione regolare di contenuti di qualità su siti “amici” ed è indispensabile rispettare un certo calendario di stesura articoli.
Questo post, si pone l’obiettivo di offrire consigli e spunti su come stendere un documento da inviare come richiesta di collaborazione ad un sito affine al nostro, o di cui ci interessa il target.
Mettere a punto un progetto di Web Analytics significa pianificare varie attività di analisi e intervento sulla base della tipologia del sito da studiare. Soprattutto nel caso di un sito aziendale non sempre si ha davanti uno scenario nitido: spesso il sito non è di grandi dimensioni, non ha un traffico particolarmente elevato e i trend negativi sembrano sempre più spesso difficili da scovare.
Una volta effettuata la pulizia del traffico (operazione preliminare indispensabile in qualsiasi analisi da condurre) si possono intraprendere varie strade per procedere alla scoperta degli elementi “dannosi” del proprio sito.
Partendo dal presupposto che se una pagina ha dei problemi (è “brutta”, ha contenuti poco interessanti o mal formattati, ecc…) l’utente tende a lasciare il sito, si può precedere allo studio delle pagine di uscita (exit page) al fine di identificare gli elementi di disturbo.
È ben noto a tutti gli addetti ai lavori come Google abbia eseguito l’update del PageRank con l’intento primario di avvertire i link seller e, probabilmente, svalutando tutti i “collegamenti ipertestuali” indirizzati a contenuti non a tema.
Questa revisione del valore dei link ha probabilmente avuto come protagonista un aggiornamento più o meno automatico del PR dove si sono visti possibili errori di calcolo (Youtube PR8 > PR3 > PR8) e svalutazioni difficilmente interpretabili (ultimamente la svalutazione dei siti minori di comunicati stampa).
Il ROI (Return On Investiment) è un indice che permette di misurare il rendimento degli investimenti aziendali. Questo “strumento” è stato preso in prestito dall’economia per essere applicato da chi fa marketing sul web, con non poche complicazioni al livello tecnico.
Di quali elementi tenere conto nel valutare il ritorno dei soldi che abbiamo investito? Quanto è valido statisticamente il risultato ottenuto dal calcolo dell’indice?
Valeria Maltoni nel suo post What’s the “R” in Your ROI suggerisce uno spunto di riflessione molto interessante: che cosa considerare oggettivamente come ritorno?