Xing è meno conosciuto di LinkedIn, col quale condivide la qualifica di social network professionale, è però il maggiore network di questo tipo a livello europeo e sta lanciando una massiccia offensiva per espandersi ulteriormente.
Attraverso l’interfaccia OpenSocial, qualche tempo fa, ha introdotto nuovi strumenti firmati Huddle.net, Doodle, Dopplr, Deutsche Welle, MindMeister, SlideShare, spreed, travelload, Tungle, sueddeutsche.de, Wallstreet:Online, Welt Online e Zcope.
Le nuove applicazioni spaziano dalle notizie al project management, passando per la pianificazione di viaggi e la condivisione di dati.
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Straordinaria, specie per gli standard nostrani, iniziativa della TV di Stato britannica che ha messo lunedì online, nell’ambito del suo portale di news “Democracy Live“, un sito nel quale “search, find and watch the politics that affects you”, come afferma il motto che campeggia in cima all’homepage. Ovvero, per cercare, trovare e guardare le politiche che hanno un impatto su di noi.
Il sito offre una copertura video dal vivo e on demand del Parlamento Europeo, di quello Scozzese, dell’Assemblea legislativa irlandese, del parlamento del Galles, dell’House of Commons, della House of Lords, della Westminster Hall (una nuova area di dibattito, inaugurata nel 1999) e del Select Comittee britannico (quest’ultimo è una sorta di “gabinetto” ristretto di consultazione).
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Un’altra notizia calda sul fronte del business della musica online. Dopo l’annuncio dell’implementazione, in un futuro prossimo, di Google Audio, che consentirà di cercare e ascoltare musica in streaming, questa volta è il turno di Facebook.
Il popolare social network ha annunciato un accordo con Lala, uno dei più popolari servizi di e-music (assieme ad iLike). Grazie a questa collaborazione, gli iscritti a Facebook potranno acquistare canzoni in due modalità: ascoltabili unicamente su Internet, oppure scaricabili in file MP3, da sentire in seguito sul PC o sui lettori portatili.
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Essere troppo potenti, di solito rende antipatici. E in un periodo dove l’immagine conta più della sostanza, questo può essere un grosso svantaggio. Basti pensare a quello che è successo a Google, un tempo l’azienda “buona” e innovativa del Web, contrapposta a Microsoft, ora diventata assieme alla Casa di Redmond un colosso che fa paura per la sua pervasività e onnipresenza sul Web.
Forse per questo Mark Zuckerberg, che non è uno stupido, sta sviluppando sempre di più il lato sociale ed etico di Facebook. Ne è un esempio il lancio, il 30 ottobre, di Peace.facebook.com, un’area del sito realizzata nell’ambito di una collaborazione più ampia con l’Università di Stanford e dedicata a promuovere la pace fra i popoli per mezzo della comunicazione e del social network.
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Ieri sera (giovedì 29 ottobre) è apparso sulla pagina di Site Governance di Facebook, un post firmato da Elliot Schrage, referente per le comunicazioni esterne del network che annunciava delle nuove modifiche alla normativa sulla privacy del sito. Si tratta al momento di una proposta: gli utenti hanno tempo fino al 5 novembre per commentare il testo e suggerire delle alternative.
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Ormai è chiaro: gli hacker hanno preso di mira Facebook. E del resto quale boccone più ghiotto, con i suoi oltre 300 milioni di utenti pronti a diffondere i propri dati personali?
Questa volta la minaccia si chiama “Bredolab” e si diffonde attraverso un messaggio di posta elettronica che sembra inviare le istruzioni per resettare la propria password sul sito, come si fa di solito quando ci si dimentica delle credenziali di accesso e si intende crearne di nuove.
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Forse non ha avuto tutta la pubblicità che avrebbe meritato la Carta Etica Digitale, l’iniziativa dell’associazione Innovatori, presentata e approvata il 25 ottobre al Venezia Camp. La Carta, sottoposta a consultazione di tutti i possibili interessati, è un documento molto importante per uscire dall’ignoranza e dalla faziosità con cui viene di solito trattato il tema dell’accesso a Internet. Nasce da un’esperienza simile condotta dai blogger tedeschi qualche mese fa, con il loro Internet Manifesto.
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Articoli su articoli per annunciare l’arrivo di Google Social Search, che segna un primo ingresso del gigante di Mountain View nel business delle ricerche “social“. Attenzione, da non confondersi con quello delle ricerche in tempo reale, altro filone d’oro che arriverà anch’esso grazie alla partnership con Twitter.
No, il social search di Google sarebbe semplicemente un’integrazione delle normali ricerche: oltre ai consueti risultati, vedremmo anche i post dei nostri contatti su un certo argomento in alcuni dei principali network, come Twitter e Friendfeed. Al servizio si dovrebbe accedere dalla sezione “Labs” del sito istituzionale, dopo aver eseguito l’accesso al proprio account Google. Bisogna quindi attivare l’esperimento in questione e aggiungere i network da cui si vogliono pescare i post degli amici nella pagina del nostro profilo Google.
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