Black hat o SEO etico?
di - Mercoledì 30 Luglio 2008 alle 08:25Immaginate di dovervi buttare alle spalle tutto quello che avete imparato fino ad ora sulle tecniche SEO e di dover ricominciare tutto. Da dove iniziereste? Cosa fareste per tirare fuori un procedimento che funzioni?
Una risposta sensata potrebbe essere: “Inizierei con l’arricchire la pagina di contenuti con keyword ripetute qua è la nel testo”, oppure: “Punterei tutto sullo scambio link.”
Come possiamo però calcolare esattamente il limite della prima tecnica oppure della seconda? Come fermarsi in tempo prima di essere inevitabilmente bannati dai motori?
Per la prima tecnica è sempre in agguato il keyword stuffing (lo spam delle parole chiave ripetute), come già ho avuto modo di ribadire in un precedente post, mentre per la seconda…beh le link farms (lunghe liste di link create ad hoc e in maniera forzata nelle pagine, per aumentare il pagerank) non godono di buona reputazione da parte di Google. Allora, cosa rimane da fare?
Purtroppo, molte delle tecniche SEO che funzionano hanno tutte buone probabilità di essere considerate spam dai motori. Questo, per varie ragioni e con le dovute eccezioni, è tanto vero quanto più si parli di tecniche aggressive.
Le tecniche manipolative o come vengono definite in gergo, Black Hat, sono quelle che tendono a forzare, in maniera aggressiva, la risposta “fisiologica” da parte dei motori di ricerca e che portate all’eccesso, possono rivelarsi veramente deleterie. Per il ROI (Return On Investment) aziendale in una campagna di advertising, ad esempio, possono diventare delle perdite di tempo o addirittura delle vere e proprie minacce alla permanenza nella SERP.
Keyword stuffing, meta tag stuffing, doorway pages, URL redirection, cloacking, hidden content (contenuto nascosto) giusto per citarne alcune, fanno tutte parte di questa categoria e il loro utilizzo eccessivo è assolutamente da evitare. So che su questo punto qualcuno non sarà d’accordo con me, ma i risultati negativi di tali forzature penso mi diano ragione.
Ecco allora che l’unica via possibile al SEO diviene quella etica, che dia una valenza sia alla tecnica che alla professione, di cui quest’ultima potrà solo giovarne in futuro…

Finalmente qualcuno che la pensa in maniera ragionevole….
di Ratamusa - 30 Luglio 2008 - 08:49
Ciao Giovanni, forse è il primo tuo artolo che leggo in OneMarketing, ma mi sei piaciuto.
Nel senso che alla fine sono le solite cose, ma la tendenza è questa, ovvero il seo etico, altrimenti si perde solo tempo.
Dal mio conto posso dirti che ormai lavoro esclusivamente off-page e mi limito a fare in modo che io stesso e i siti che gestiscano siano il più possibile presenti in aggregatori o social network, social bookmark e quant’altro.
E’ anche vero che non tutte le aziende hanno, ne avranno la possibilità di pagare qualcuno che gli gestisca tutto il business nei vari network, ma sono certo che sarà, ed è già, proprio questo a fare una selezione naturale fino in alcuni casi ad escludere google e compagni dal mercato.
Specialmente in Italia, i leader di grandi aziende hanno ormai Viadeo, Xing etc.. come riferimento per cercare collaborazioni e partnership.
Il mio business è questo, e posso dirti che prescinde quasi totalmente dalla search engine optimization.
Resta inteso che il posizionamento per keyword è la mia occupazione principale, ma i settori dove girano parecchi soldi stanno destinando molte delle loro fonti ai social network, quindi mi sto spostando naturalmente alla social media optimization.
Concordi?
di Esperto Seo - 30 Luglio 2008 - 19:35
Addirittura io arrivo a dire che in certi casi sarebbe meglio evitare le attività SEO (strano che lo dica proprio un SEO :p )
Troppo spesso si parte in quarta, senza la definizione di obiettivi e strategia, senza cui l’attività SEO è tempo perso (e speso male).
di fradefra - 31 Luglio 2008 - 08:11
Ho sempre pensato all’”etica” SEO in un modo che non ha nulla a che vedere con tecniche e guidelines.
L’etica (per me) è quella che dimostra il SEO che rinuncia a lavorare anche su “quella” chiave, che porta anche traffico, ma che non va nella direzione imposta dal business del cliente.
L’etica (ancora per me) è quella che dimostra il SEO che rifiuta di lavorare ad un progetto, a costo di lasciarlo alla concorrenza, perché i contenuti ed il messaggio del sito cozzano i suoi principi morali.
E ancora, l’etica (sempre per me) è quella del SEO che “non si vende”, ma che ha il coraggio di dire: “Cliente, io penso che il tuo sito/la tua idea non possano funzionare così come sono. Se vuoi collaborare con me, devi essere disposto a cambiare (e non viceversa). Altrimenti non se ne fa nulla”.
Doorway, testo nascosto, deceptive redirections, eccetera: sono tecniche. In quanto tali, sono neutre. Non ho mai sentito dire a un artigiano di non voler usare quel particolare attrezzo in quel dato modo perché quell’utilizzo è sconsigliato dalla casa costruttrice, e definirsi per ciò “etico”. L’etica, è un’altra cosa. Per il sottoscritto, almeno.
di Petro - 31 Luglio 2008 - 14:54
@Esperto Seo
Sono d’accordo con te. In poche righe hai fotografato la situazione di una figura professionale in incipiente crisi di identità.
In realtà, io credo che il problema non derivi da quello che un SEO fa, ma piuttosto da come lo fa.
Credo che in tempi di mutamento radicale come questi, che vedono spostare l’asse di interesse verso il social network, il viral e i social media, un bravo SEO debba fare tesoro di quello che già conosce per superarsi e rinnovarsi, rinunciando ad alcuni superflui e deleteri tecnicismi che lo hanno caratterizzato per tutto questo tempo.
Nuova linfa potrebbe derivargli, ad esempio, dall’utilizzo e dalla stesura di contenuti di qualità e dall’ “energia dinamica” presente nell’ article marketing.
Non esistono solo i motori di ricerca, anche se essi sono la parte vitale di tutto il meccanismo.
Chissà, forse un giorno si potrebbe assistere ad una sintesi perfetta tra arte e tecnica.
di Giovanni Silletti - 31 Luglio 2008 - 15:17
“Ecco allora che l’unica via possibile al SEO diviene quella etica”
Mi sembra un post un po’ ingenuo, che tratta argomenti un po’ vecchiotti e che non fotografa la realtà
Il SEO etico non esiste, esiste il SEO che si adegua alle linea guida senza forzarle (quindi ha coscienza dei limiti degli spider e fa in modo che i siti siano ad essi accessibili), esiste anche il SEO che sfrutta questi limiti a proprio vantaggio.
Dire che oggi la via etica è l’unica praticabile può essere vero per chi lavora per terze parti, ma chi lavora per se stesso e guadagna ogni giorno grazie all’attività SEO su propri siti sarebbe idiota a non sfruttare le limitazioni di Google.
Semplicemente c’è chi lo sa fare e corre rischi controllati e chi no.
Insomma da un blog che vuole essere autorevole mi aspetterei degli interventi un po’ più “smart”
di Lex Luthor - 15 Agosto 2008 - 14:24
@Lex Luthor
Sarà…ma di certo esiste il SEO di chi antepone il proprio interesse personale alla sviluppo di nuovi modi di interpretare e pensare il marketing on line, creando linee guida a dir poco controproducenti. E’ questa la realtà che che ho voluto “fotografare” e che preoccupa l’intera comunità di Internet. Una realtà da cui fuggire al più presto.
Internet è alla ricerca di contenuti di qualità, non di macchinose tecniche di posizionamento. Alcune funzionano, altre no. Perchè intestardirsi oltremodo con queste ultime?
Chi lavora per sè stesso, non deve sfuggire all’utilizzo di una linea di condotta “etica”, ma a maggior ragione deve contribuire alla crescita dell’intera categoria professionale attraverso un apporto personale più equo, tecnicamente parlando.
Argomenti un po’ vecchiotti? Questioni di punti di vista. Perchè, secondo te, la tendenza attuale sta spingendo sempre più verso il copywriting professionale?
di Giovanni Silletti - 25 Agosto 2008 - 13:59