Gli italiani, la privacy e il Permission marketing

Form

Dopo aver verificato lo sviluppo del Pay per Lead a discapito del Pay per click, uno studio commissionato da Magnews, società che si occupa dell’email marketing, ci offre un quadro completo sul comportamento degli utenti quando si trovano a riempire un form con i propri dati personali.

La ricerca è stata effettuata su un campione di 1000 persone rappresentative dei circa 23 milioni di navigatori abituali italiani sopra i 15 anni, che si connettono almeno 1 volta a settimana e raccoglie informazioni intorno a tre temi principali:

  1. Conoscenza della legge sulla Privacy: gli utenti italiani sono abbastanza informati sui principi fondamentali, infatti circa due su tre sanno di poter chiedere da dove provengono i propri dati di contatto e che possono richiederne la cancellazione, anche se un 20% circa del campione ammette la propria totale ignoranza. Il 10% soltanto dichiara di leggerla sempre o quasi, ma ne conservano anche una copia, si interessano, soprattutto, alla parte alla possibilità di trasferire dati a terzi e l’estensione a questi dell’autorizzazione all’invio di comunicazioni commerciali;
  2. Compilazione del form: gli italiani non percepiscono negativamente la compilazione dei moduli online, tranne quando si richiedono informazioni più specifiche legate alla sfera economica e reddituale (con tassi di abbandono che arrivano fino al 57%), alla composizione del nucleo familiare e alla tipologia di abitazione, oppure non si fanno domande sul tempo libero, sul titolo di studi e non viene chiesto di indicare il sesso (in questi casi i tassi di abbandono sono intorno al 10%);
  3. Attenzione allo spamming: 8 persone su 10 hanno protestato almeno una volta con chi spediva loro messaggi non richiesti o hanno cambiato indirizzo email oppure hanno aggiunto il mittente tra quelli filtrati dai sistemi antispam. Si rileva, inoltre, che 1 utente su 3 dice di essersi rivolto al Garante per la Privacy almeno una volta per questi motivi.

Dati molto interessanti che ci aiutano a creare un’ottima strategia di Web marketing che punti alla creazione del profilo del cliente ideale. Conoscete qualche buona campagna di Permisison Marketing?

Commenti

  1. [1]

    a me piace riempire i form perchè in cambio ricevo sempre informazioni utili che rispecchiano i mei interessi

  2. [2]

    è sempre interessante riempire i form, naturalmente dipende da sito in sito, ma per il momento non sono mai rimasto pentito delle informazioni che ne ho ricevuto

  3. [3]

    Mi permetto di mettere in discussione pesantemente i numeri. Io questi non me li giocherei nemmeno al lotto.

    La più evidente: “1 utente su 3 dice di essersi rivolto al Garante per la privacy”.. per problemi di spam.

    La statistica vorrebbe essere rappresentativa di 23 milioni di italiani. Ipotizzando che i rimanenti 40 milioni non abbia mai comunicato con il garante significherebbe che quasi 8 milioni di italiani ha comunicato *almeno* una volta col garante. Sono disposto a scommetterci tutto quello che ho che non è così. Forse un centesimo di questi.

    Questo dal bilancio 2007 ufficiale del garante:
    ————–
    Rilevante incremento si è registrato nelle risposte a segnalazioni e reclami, passate dalle 2717 del 2006 alle 3078 del 2007. (in particolare, credito al consumo, telefonia, pubblicità non gradita, Internet, giornalismo, dati personali dei dipendenti).
    —————

    Quindi nel 2007 erano circa 3000 prendendo in considerazione TUTTI i settori coinvolti dalla legge e non solo lo spam.

    Il 2 luglio (tra pochi giorni) viene fatta l’assemblea per la relazione del 2008 e quindi sapremo anche quelli del 2008, ma dubito che siano diventati più di 5000.

    Che succede?
    - o 8 milioni di italiani hanno pensato di comunicare con il garante e invece hanno comunicato con qualcun altro
    - o 300 persone prese nel campione hanno mentito in buona fede sperando che se una statistica dice che loro ricorrono al garante gli spammer staranno più tranquilli
    - oppure il campione delle 1000 persone è stato selezionato fuori dall’ufficio del garante ;-)
    - il garante riceve milioni di segnalazione ma ne dichiara poche migliaia (forse c’è qualche motivo politico che mi sfugge?)

  4. [4]

    grande Stefano

  5. [5]

    Evidentemente questo campione non è attendibile:

    “La ricerca è stata effettuata su un campione di 1000 persone rappresentative dei circa 23 milioni di navigatori abituali italiani sopra i 15 anni”

    I dati emersi sembrano fuori da ogni realtà terrena.

    Marco

  6. [6]

    Ciao,
    riguardo al commento di Stefano, sono d’accordo nel dire che il numero di 8 milioni di persone che si sono rivolte al Garante della Privacy è decisamente sovrastimato. L’abbiamo interpretato come un errore di comprensione dei nostri intervistati: pensiamo che per una quota di essi non fosse del tutto chiara la distinzione tra responsabile del trattamento dei dati e Garante della Privacy. Abbiamo inserito questa precisazione nei commenti ai risultati della ricerca e nello stesso comunicato stampa.

    Mi sembra ingeneroso concludere da questo dato che tutta la ricerca è piena di numeri che “non me li giocherei nemmeno al lotto”.
    Come il lettore potrà vedere, infatti, i dati sono coerenti tra loro, il campione è di dimensioni significative e la qualità dei dati raccolti è buona.

    Spero che la ricerca dia un buon contributo alla riflessione di tutti, su un tema che rimarrà centrale nei prossimi anni, sia nei suoi risvolti sociali che nelle conseguenze dirette sul modo di operare in Rete nel rispetto degli utenti.

  7. [7]

    Caro Stefano,
    l’osservazione è corretta infatti nel commento alla slide in discussione (n. 101) abbiamo precisato:

    “Sorprende il dato relativo al garante della privacy: un utente Internet su tre dichiara di essersi rivolto almeno una volta al Garante, un dato che appare sovrastimato, forse per ambiguità di interpretazione della risposta alla domanda (scambiando l’Autorità Garante con il responsabile del trattamento dei dati di un’organizzazione”

    Inoltre nel comunicato stampa che abbiamo diffuso ai media abbiamo sottolineato:

    “[…]Addirittura 1 utente su 3 dice di essersi rivolto al Garante per la Privacy almeno una volta (è probabile però che questa risposta sia indotta dalla crescente intolleranza verso lo spam e dalla confusione di ruoli tra Autorità Garante e responsabile del trattamento) […]”

    L’intero comunicato è disponibile nel sito IAB: http://www.iab.it/documenti/de.....p;ID=3077.

    Naturalmente abbiamo pubblicato ugualmente il rapporto senza manipolarne i contenuti affinchè ognuno possa dare la sua interpretazione e perché questa possa essere una opportunità di discussione costruttiva su un argomento che riteniamo molto importante e sul quale siamo interessati ad investire.

    Maurizio Fionda
    MagNews

  8. [8]

    a rettifica del link sopra che non funziona a causa di un segno di punteggiatura che si è legato all’indirizzo:

    http://www.iab.it/documenti/de.....mp;ID=3077

    Maurizio Fionda
    MagNews

  9. [9]

    @Maurizio: il mio commento era specifico per ciò che è stato riportato nel post di questo blog poichè non avevo letto l’indagine e tutt’ora non l’ho fatto (troppi dati da compilare per scaricarlo ;-) ). Mi fa piacere che anche voi abbiate avuto simili perplessità sui risultati e spero che il mio commento sia stato costruttivo!

  10. [10]

    Caro Stefano, In effetti in questa fase di rilascio abbiamo considerato un target interessato seriamente all’argomento, probabilmente rilasceremo presto la ricerca in libera fruizione, nel frattempo se vuoi posso consigliarti qualche buona lettura sul gioco del lotto :).

    Maurizio Fionda
    MagNews

  11. [11]

    @Maurizio: ovviamente il mio commento non voleva denigrare il lavoro di MagNews o di chi ha fatto la ricerca, semplicemente ho detto la mia ritenendo che i numeri riportati in questo articolo non siano verosimili. Che poi l’errore sia il modo in cui è stato riportato qui, il modo in cui è stata fatta la domanda, la scelta del campione, o la mia impressione sulle conoscenze dei miei connazionali forse nessuno potrà mai dirlo!

    @Giacomo: anche se fosse che 1 su 3 si è rivolto al responsabile (o al titolare) del trattamento dei dati riterrei alquanto improbabile il risultato. Chiunque sia responsabile del trattamendo dei dati di numerosi utenti potrà riportare la sua statistica. La mia potrebbe aggirarsi su 1 segnalazione (in un anno) su 10000 utenti (ma probabilmente meno).

    Sinceramente non è l’unico numero che mi lascia perplesso, ma solo il più eclatante e l’unico che potevo in qualche modo confrontare con dati pubblici del garante.

    Ad esempio “due su tre sanno di poter chiedere da dove provengono i propri dati di contatto e che possono richiederne la cancellazione”: lo ritengo impossibile. Se la domanda era diretta “sai di poter chiedere da dove provengono i dati e che puoi richiederne la cancellazione?” allora probabilmente il target per non fare la figura dell’ignorante ha risposto sì, imparandolo sul momento. A domanda libera su quali sono i diritti previsti dalla legge sulla privacy dubito che sappia rispondere nemmeno il 10% delle persone rappresentate.

    Comunque il fatto che io non me li giocherei al lotto non dovrebbe essere preoccupante, considerando che per principio non partecipo ad alcun gioco basato esclusivamente sul caso.

    *IO*, e non vuol dire che fa diversamente sbagli, di fronte ad un risultato del genere mi sarei chiesto se ho fatto errori nella scelta del campione o nel fare le domande: è una domanda che ci si dovrebbe fare sempre quando ci si occupa di statistica, ma che (purtroppo) ci si fa più spesso quando il risultato non ci sembra logico.

    Concludo ribadendo che ho solo letto questo post e non la ricerca e il mio commento è da intendersi una mia opinione su quello che ho letto qui.

    Ritengo comunque molto utile che servizi come MagNews si preoccupino di commissionare ricerche su questo settore e anche molto utile potersi confrontare sulla lettura dei dati o commentare le conclusioni che vengono tratte da chi legge i dati.

  12. [12]

    Mi inserisco all’interno della discussione facendo alcune considerazioni in merito alla formulazione delle domande e alla “costruzione” del campione.

    Abbiamo misurato il grado di conoscenza dei propri diritti in materia di privacy mediante la seguente domanda: “In base alla tua conoscenza della legislazione vigente, puoi per favore dirci quanto ti sembrano verosimili le seguenti affermazioni sui diritti del cittadino in materia di privacy?”.
    Venivano quindi sottoposte all’intervistato delle affermazioni, alcune vere (per es. “Ho il diritto di chiedere in qualsiasi momento a un’azienda di cancellare i dati personali che questa ha eventualmente raccolto conservato su di me”) alcune non vere (per es. “Se ho dato il consenso a un’azienda a registrare e trattare i miei dati, questa può trasferirli ad altre aziende anche senza avvisarmi”) e l’intervistato doveva rispondere quanto ciascuna affermazione gli sembrava verosimile (scegliendo una tra queste cinque risposte: “Sono sicuro che non sia vero”, “Credo che non sia vero”, “Non saprei”, “Credo che sia vero”, “Sono sicuro che sia vero”).
    A nostro parere questa formulazione insieme all’inseririmento di affermazioni vere e non vere era quella che riusciva ad influenzare meno la risposta, influenza che ci sarebbe ovviamente stata se avessimo usato altre formulazioni (come per es. quella che indicava Stefano “Sai di poter chiedere da dove provengono i dati e che puoi richiederne la cancellazione?”). Cercare di non influenzare la risposta è una delle regole base che il ricercatore deve porsi quando formula un questionario ed anche in questo caso ci siamo sforzati di farlo scegliendo questa formulazione.
    L’affermazione “due su tre sanno di poter chiedere da dove provengono i propri dati di contatto e che possono richiederne la cancellazione” deriva dal fatto che il 66,8% degli intervistati sostiene che l’affermazione “Ho il diritto di chiedere in qualsiasi momento a un’azienda di cancellare i dati personali che questa ha eventualmente raccolto conservato su di me” sia vera (Risponde cioè “Credo che sia vero”, “Sono sicuro che sia vero”).

    Per quanto riguarda il campione: il campione si “costruisce” utilizzando differenti metodi di campionamento, non si “sceglie” mediante criteri discrezionali.
    Per questa ricerca abbiamo optato per un campionamento per quote in modo tale che i rispondenti fossero rappresentativi dell’utenza internet settimanale per sesso, età (in fasce), area nielsen di residenza e frequenza di connessione alla rete (”Tutti i giorni o quasi”, “Qualche volta a settimana”).

    Spero di aver fatto chiarezza su alcuni punti critici che venivano sottolineati nei commenti precedenti.

    Consiglio comunque a tutti di consultare il report completo, sia perchè è ricco di informazioni e spunti interessanti difficilmente riassumibili in poche parole, sia perchè sicuramente molte delle perplessità che sono nate in questo dibattito sarebbero fugate dalle note metodologiche e dai commenti ai risultati.

  13. [13]

    @Giovanna: grazie per la spiegazione. Continuo a credere che o il fato ha voluto che il campione non fosse affidabile o gli utenti hanno “mentito” in buona fede per far figurare di essere più consapevole. Con queste indagini si rischia sempre che l’utente lo prenda come un test da superare in cui si cerca di azzeccare la risposta giusta più che comunicare lo stato dei fatti. Il fatto che io metta in discussione i risultati non significa che altri non possano invece usarli per orientare il proprio business. Dei dati è sempre bene averne!

    Come preannunciato il Garante ha oggi pubblicato i risultati del 2008.
    —-
    Un incremento rilevante si è registrato nelle «risposte a segnalazioni e reclami», passate dalle 3.078 nel 2007 alle 5252 del 2008
    —-
    nella mia previsione di 2 giorni fa avevo detto “dubito che saranno più di 5000″ e invece sono stato smentito: 5252.

    e poi:
    —-
    Sul fronte dell’attività di relazione con il pubblico l’Urp del Garante ha fatto registrarecirca 40.000 contatti, con quasi 20.000 e mail trattate nel corso dell’anno.
    —-

    Quindi prendendo in considerazione TUTTE le attività gestite dal garante (e non solo lo spam) si parla di 40000 contatti. Considerando che le email “trattate” dal garante sono state 20000 ipotizzerei (mia personale idea) plausibile che le persone che hanno segnalato *spam* al garante non siano più di 2000-3000. Dovessi scommetterei direi 1000.

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