Social network hacking: come (e perchè) ti saboto il social network
di Daniele Cerra - Giovedì 29 Novembre 2007 alle 08:32In ogni società, quindi anche nei social network, è da prevedere la presenza di elementi di disturbo e di sabotatori. Facendo una pensata tra amici su alcune attività di social marketing che avrebbero potuto avere degli riscontri positivi ma che si collocano ai limiti della correttezza (o forse un po’ oltre il limite), ci siamo fermati a riflettere sul fatto che i social network sono ancora decisamente troppo vulnerabili.
Non sto parlando di caccia ai bachi delle piattaforme o di eventi di pirateria informatica, ma di veri e propri atti “di inquinamento sociale” che possono arrivare a destabilizzare le fondamenta del network e che possono essere compiuti solo dagli stessi membri della comunità. Atti che potrebbero minare il normale svolgimento della vita comunitaria temporaneamente e rafforzarle oppure devastarne la credibilità in maniera irrimediabile. Qualche esempio può aiutarci a capire.
Cosa accadrebbe, per esempio, se un gruppo di persone decidessero di coalizzarsi per rovinare la reputazione di alcuni utenti dei più noti social network? Qualche feedback negativo, una voce “contro” di troppo ed ecco che l’utente si gioca la faccia. Su LinkedIn e network affini la cosa non sarebbe affatto piacevole. E se invece allo stesso modo si riuscissero a “drogare” i risultati delle news più diggate o le classifiche dei brani più ascoltati su Last.fm?
Certo, si può osservare che il sistema sociale, in continua evoluzione, una volta individuato il problema si può adattare ed evolve per risolverlo (come accade quotidianamente nei motori di ricerca dove gli algoritmi vengono sempre aggiornati per contrastare i SEO “più furbetti”). Non si può però negare l’evidenza che un social network è una realtà molto suscettibile ad attacchi, soprattutto se organizzati e di massa.
Anche i sofisticati e affidabili sistemi di auto-regolazione di Wikipedia non si possono considerare totalmente inespugnabili (una cospirazione di un nutrito numero di utenti è poco probabile ma teoricamente possibile).
Alla domanda perchè qualcuno dovrebbe farlo? Le risposte possono essere molteplici. Me ne vengono in mente almeno tre:
- La morte di un network può favorire la nascita di un altro. Qualcuno può guadagnarci;
- Il marketing aziendale perde il pelo ma non il vizio. Dai “messaggi ingannevoli” della pubblicità al pagamento di orde di ragazzini per drogare una community il passo può essere molto breve. Qualcuno può guadagnarci;
- La curiosità di vedere se si riesce a bucare il sistema è il motivo che ispira gli hacker da sempre. Qualcuno può divertirsi.
Sicuramente la lista si può allungare parecchio. Qualche idea?
Tags: hacker, marketing, sabotaggio, social network

Noto che ancora, nonostante negli ultimi tempi se ne sia discusso molto, si continua a confondere l’idea di hacker come “Il cattivo”.
di Jack - 30 Novembre 2007 - 13:16
Non era mia intenzione! Anzi, la mia riflessione concerneva proprio l’eventualità di un atto “da hacker” per mettere in luce i bachi di un sistema come i social network, dei quali oggi si parla spesso in maniera estremamente positiva. Quasi un valore etico quindi…
Ora, però, ci tengo anche a puntualizzare come le accezioni del termine “hacker” siano molteplici. Ovviamente c’è quella positiva che si auto-attribuiscono gli hacker. Poi c’è quella dei media e delle persone comuni che, invece, considerano l’hacker in maniera diversa. Purtroppo è una sorte che tocca sopportare quando si decide di auto-etichettarsi con termini inglesi che non hanno una precisa corrispondenza in italiano. Un po’ come accade con i termini geek e nerds insomma. :-)
Per fare un po’ di “buona pubblicità” agli hacker, perchè non ci indichi i “10 modi in cui un hacker può migliorare il Web 2.0″? Giuro che poi ci scrivo un post!
di Daniele Cerra - 30 Novembre 2007 - 14:21
Diciamo che la mia era quasi una provocazione, ero certo che non intendesse sottolineare la parte negativa del termine “hacker” all’interno del post, anche se, come appunto spiega, non esiste una vera e propria definizione italiana.
Di seguito illustro i “10 modi in cui un hacker può migliorare il Web 2.0″.
1) Segnalare eventuali bug.
Invece di compiere un atto vandalico, può limitarsi a segnalare la presenza di bachi al Webmaster.
2) Prevenire un attacco da parte di persone malintenzionate.
Con ciò intendo: istruire gli Amministratori di un qualsiasi sito web sulle principali tecniche di difesa (e di attacco) al fine di prevenzione.
3) Mettere a disposizione strumenti per l’informazione pubblica. Condividere le proprie conoscenze. Come lavora un Hacker, quali sono i suoi intenti e soprattutto qual è il suo scopo finale.
4) Realizzare programmi utili per la difesa, sia per Webmasters, sia per i normali utenti di internet. Come sottolinea Wikipedia, si può definire hacker: Qualcuno che conosce un modello di interfaccia di programmazione abbastanza bene da essere in grado di scrivere un software nuovo e utile senza troppa fatica.
Per ora ne ho trovate quattro, me ne vengono in mente altre, ma sono un po’ forzate. In ogni modo ritengo che quattro siano più che sufficienti per rialzare la reputazione di questa ambigua figura che si aggira per il web. :-)
di Jack - 30 Novembre 2007 - 19:45
Be Andrea mi associo a Jack per l’uso “improprio” del termine hacker, anche se adesso risulta piu contestualizzato.
Preciso che non sono un hacker ne un aspirante tale, ma un mio parere vorrei esprimerlo.
Io non credo possa realmente esistere un pericolo per un social network. Mi spiego: oggi le persone “cattive” non fanno o quasi più hacking di siti per la fama come lo era un tempo, ne tantomeno si compromettono senza un valido motivo. E di motivi validi al momento me ne viene solo uno: il denaro. Oggi l’hacking mira a prendere il controllo di pc o server solo per poi rivenderne le vulnerabilità a potenziali acquirenti, e su un social network non so cosa potresti rivendere. I profili degli utenti sono per la maggior parte pubblici, quindi nessun segreto! Forse il furto di profili in un social network dedicato ai malati di tumore potrebbe far gola alle case farmaceutiche, che sarebbero disposte a comprarli senza chiedersi come il venditore li ha reperiti solo per poi fare pubblicità mirata su gente psicologicamente piu fragile. Secondo me la questione è: i dati di un social network sono economicamente rivendibili? Non credo inoltre che un hacker abbia una ricetta per evitare che malfattori tecnologici vadano a prendere di mira un sito piuttosto che un’altro. E’ la fama del sito stesso che lo mette in vetrina e lo rende vulnerabile a possibili attacchi. L’unico consiglio che un hacker potrà darti è di controllare eventuali bug, di sviluppare il piu possibile codice robusto, e di monitorare gli utenti iscritti per evitare bot. Ovvio che motivi di concorrenza possono spingere a screditare l’avversario; ma siamo sicuri che sia cosi facile screditare un network di persone? Qui non si parla di un sito dietro cui ce un prodotto, ma di siti il cui prodotto sono un network di persone. Dovresti screditare milioni di utenti per far morire un sito di social network.
di Francesco Scarano - 03 Dicembre 2007 - 14:35
Mmm… secondo me un seme e qualche innaffiata potrebbero fare parecchi danni in un social network. Il passaparola funziona anche in senso distruttivo e non solo costruttivo.
Per il resto, spero che con il nuovo post sugli hacker di aver ridato dignità al ruolo ;-)
di Daniele Cerra - 03 Dicembre 2007 - 15:30
Apperò! :-)
di Jack - 03 Dicembre 2007 - 16:05