Che Mark Zuckerberg, fondatore e attuale CEO di Facebook, avesse un concetto quantomeno “elastico” della privacy è cosa abbastanza risaputa, anche alla luce delle tante dichiarazioni rilasciate in passato in cui il ragazzo aveva definito superato il concetto di privacy.
La conferma di tutto questo arriva da una discussione che il blogger di Bits Blog (del New York Times) Nick Bilton ha avuto tramite Twitter con un dipendente di Facebook. Dal racconto dei tweet scambiati si arriva al momento in cui Bilton chiede all’impiegato cosa ne pensi della privacy Zuckerberg, per ottenere una risposta eloquente quanto disarmante riassunta in un semplice “Non ci crede“.
Immediate in Rete si sono scatenate le polemiche da parte di blogger ma anche di un buon numero utenti. La tendenza che emerge è quella di evitare inutili allarmismi che potrebbero sfociare in una fuga di massa da Facebook, comunque assai improbabile, ma in molti iniziano a chiedersi se sia il caso continuare a dare fiducia a un social network creato e guidato da una persona il cui pensiero va in netto contrasto con l’esigenza di riservatezza e tutela dei propri dati messa in evidenza da molti iscritti.
Appare chiaro, in definitiva, che per Zuckerberg la circolazione libera dei dati tra servizi diversi sul Web non sia una cosa da evitare bensì, se si può, da incoraggiare. A detta dei più il rischio è ancor più evidente in funzione dell’enorme database in mano a Facebook, un aspetto che lo rende un partner unico quanto al tempo stesso pericoloso, nel caso in cui la direzione intrapresa fosse quella di allentare i filtri sulla privacy, già oggi contestati per la loro macchinosità che spesso induce gli utenti in errore portandoli a condividere più di quanto in realtà si desideri.
Insomma le continue “cadute” di Zuckerberg sula privacy rischiano seriamente di compromettere quel rapporto di fiducia che ha consentito di portare milioni di utenti sulle pagine di Facebook e, anche se per adesso la tendenza non si è invertita, è certo che le prossime scelte di Zuckerberg e soci saranno valutate attentamente dal folto pubblico che sempre più guarda con sospetto al suo social network.

si, ma il problema di fondo è che sui 400 milioni di utenti di facebook quanti sanno su come la pensa sto tizio qui?!
io non mi sono iscritto dopo che è uscita la notizia “che su facebook anche se elimini l’account non elimini tutti i dati”, ma neanche questo nessuno lo sa.. anche se non si sa bene se sia vero oppure no
di fubry - 30 aprile 2010 - 13:36
idem come sopra!!!
di Rizomagosophicus - 30 aprile 2010 - 18:17
Come si fa a paragonare un portale come Facebook come ad un luogo dove la privacy viene tutelata ?? mi pare contradditoria la cosa anche perche viste le carenze di sicurezza che tale portale ha manifestato fin dal primo giorno me ne sto bene al lontano dal registrarmi ! e poi sapendo da che progetto è nato penso che il senso del portale sia andato snaturandosi , adesso come adesso sarebbe meglio chiamarlo non facebook ma chatbook …
di Andrea - 1 maggio 2010 - 07:42
…di più: ad una conferenza cui partecipai, sentii dire dalla relatrice che Faccialibro riceve cospicui finanziamenti dalla CIA e da altri non ben identificati gruppi industriali e finanziari (…per la CIA un bel database globale assai “sensibile” bell’e pronto!!!). Sul Messaggero (mi pare) di parecchi mesi fa uscì un articolo (citato sempre alla stessa conferenza) che raccontava come alcuni sprovveduti (?!?) personaggi al servizio dell’intelligence italiana, avevano aperto con inenarrabile leggerezza accounts su FB per discorrere di fatti propri ed altre amenità. Naturalmente scattarono immediate sanzioni disciplinari. Ma come si fa, dico io, a essere così ignoranti in materia, soprattutto se ti occupi di sicurezza nazionale? In che mani siamo? Va bene essere all’età della pietra per quel che riguarda la cultura digitale in Italia, ma in certi settori sensibili la professionalità e un’approfondita conoscenza di certe materie dovrebbero essere più che scontate!!!!
di Rizomagosophicus - 4 maggio 2010 - 09:55