Price, brand or blog?

Mi è molto piaciuto l’intervento alla scorsa BTO di Firenze, di Tommaso Zanzotto Chairman di Wandrian.com dal titolo” Consumer choice: Price, Brand or Blog?

Questo intervento, come altri, si chiedeva quali sono i fattori che incidono su una prenotazione turistica. Dando per scontato che la prima cosa che un turista decide è la destinazione, quali sono i fattori che incidono sul fatto che prenoterà o no?
Il prezzo? il brand?

Molti sono convinti, sbagliando, che sia tutta una “questione di prezzo”.

In realtà la cosa è più complessa. Entrano in gioco anche i servizi offerti per un certo prezzo, come i clienti si sono trovati e soprattutto cosa ne diranno in giro.

Il prezzo incide solo in parte. E il “brand”?
L’appeal che in passato potevano avere certi brand, oggi è stato superato dal potere emergente dei blog.

I lettori amano parlare dei propri viaggi e amano lasciare commenti. È pericoloso ignorarlo. I consumatori cercano costantemente informazioni sulle mete desiderate, il problema è il sovraccarico di informazione. La soluzione per molti di loro è trovare un blog di riferimento e chiedere consiglio. Ci sono blog che diventano autorevoli, capaci di influenzare la decisione d’acquisto.

Anche secondo Expedia il prezzo è solo uno degli elementi che incide sulla decisione d’acquisto, ma conta soprattutto la “Customer Experience”, la “Reputation” (di un hotel, di un tour operator), la capacità di dare informazioni dettagliate al cliente, tagliate sulle sue misure e richieste, in una parola personalizzate.

Secondo Tripadvisor i commenti degli utenti influenzano l’acquisto anche nel lungo periodo, andando a incidere sulla brand awareness oltre che sulla prenotazione nell’immediato.

Gli unici che non paiono essersene accorti sono gli operatori del settore.

Come detto da James Dunford Wood di “WORLD REVIEWER” durante lo speech:

Il modo in cui i clienti si approcciano al Web sta cambiando radicalmente. Possiamo ancora influenzare le scelte dei consumatori usando le tecnologie del Web 2.0?:
Few do IT weel

Ovvero: sono in pochi a farlo bene.

C’è una notevole opportunità per quelli che oggi sanno avvicinare i propri clienti con i nuovi strumenti del Web 2.0.

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Commenti

  1. [1]

    c’è un errore di battitura
    nella frase riportata è scritto

    few do it weel

    in realtà dovrebbe essere

    few do it well

    chiedo scusa

  2. [2]

    Indubbiamente le voci sul web, nei forum, nei blog influenzano la reputazione di un un prodotto o di una marca, e pertanto diventa sempre più importante considerare l’aspetto social nel marketing.

    Esiste però solo un vincolo allo sviluppo del social marketing in molte realtà che prolificano sul web, ed è il fattore tempo.
    Il tempo inteso come impiego di ore per scandagliare la rete, per leggere le considerazione ed infine per interagire con i clienti. Una picola realtà ha difficoltà ad impiegare del personale per gestire un aspetto del marketing che ancora sembra, molto probabilmente a torto, avere un riscontro economico superficiale.

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