Il blog che scrivi è il tuo curriculum
di - Giovedì 24 Maggio 2007 alle 08:43Nell’epoca di Internet e del Web2.0 niente ci descrive meglio del blog che curiamo. Questo infatti permette alle società di valutare il pensiero, le capacità espositive (sempre più importanti per qualunque tipo di lavoro), la competenza informatica (che tristezza leggere ancora su molti CV “conoscenza pacchetto Office”, c’è qualcuno che pensa che sia un punto distintivo?) e la competenza Internet (fondamentale per ogni tipo di lavoro della “knowledge economy” - l’economia del sapere).
Il blog è uno strumento di valutazione importante perché non è asettico, impersonale e decontestualizzato come un colloquio dove il gioco delle parti (sembrare bravo e disponibile da parte del candidato, “smascherare” e “vendere” la società e il posto di lavoro da parte del selezionatore) è più importante del contenuto o delle competenze che peraltro diventano sempre più difficili da valutare da parte di cacciatore di teste.
Internet è un agente di cambiamento radicale in tutti settori delle vita economica e il mondo del lavoro (almeno per i “knowledge workers”) non farà eccezione. I prossimi anni vedremo cambiare molte cose a iniziare da come si ricerca il personale. Anche leader come Monster.com dovranno trovare sistema di integrare la vita digitale nel processo di screening e valutazione dei candidati.
Non basterà più un database di CV enorme ma dovrà lavorare con la stessa filosofia “long tail” e cioè avere risposte per le richieste di lavoro sempre più specifiche e particolari.
Vuoi cambiare lavoro? Apri un blog e inizia a scrivere!

Sono assolutamente d’accordo. Il blog è un’eccellente vetrina per mettersi in mostra e far vedere come si scrive, cosa si pensa, che persone si frequentano, ecc.
Il blog è utilissimo anche sul lavoro, consentendo di stabilire relazioni interpersonali che nascono sul web per poi, chissa, trasformarsi in qualcosa di concreto.
di Francesco - 24 Maggio 2007 - 11:47
Il discorso generale è vero in quanto una certa tendenza c’è e io stesso ci sono dentro, ma non vorrei si esagerasse.
di Roberto Bandini - 24 Maggio 2007 - 18:29
In che senso speri che non si esageri? Che vengano “emarginate” le persone che non hanno una presenza sul web? O che si limitino le chance di quelli che sono meno letterati di web?
Certo che non sarebbe bello ma d’altronde di questi tempi non sapere come muoversi sul web è un bell’handicap per molti lavori
di Emanuele Todini - 24 Maggio 2007 - 18:36
Ok, il blog è un ottimo strumento di valutazione da parte di un selezionatore; si possono capire molte cose di una persona leggendo quello che scrive. Ma da qui a dire “Vuoi cambiare lavoro? Apri un blog e inizia a scrivere!” il passo mi sembra un po’ azzardato.
Un blog deve essere aperto con cognizione di causa, innanzitutto. Se lo scopo del blog è trovare lavoro, credo che uno farebbe meglio a stare fermo.
Trovare lavoro tramite un blog, significa avere un blog che “funziona” e per far funzionare un blog si deve avere qualcosa di interessante da dire… ma non solo. Bisogna anche saperlo esprimere! (IMHO naturalmente)
di Sonik - 25 Maggio 2007 - 13:09
Sul modo con cui affacciarsi alla rete creando un blog la vedo come te (anche se sono tutti liberi di aprire blog senza cognizione di causa o senza capacità o solo per dire a un colloquio che ce l’ha) mentre non credo che ci siamo capiti sul blog come sistema per trovare lavoro.
Io intendevo dire che se io mi occupo di selezione del personale in un’azienda, avere la possibilità di leggere di cosa si occupa, come la pensa e come sa esprimersi di un candidato è una cosa molto positiva e se si dovesse scegliere tra due candidati…
Il “vuoi cambiare lavoro allora apri un blog” era un invito ad avere maggiori chance di spuntarla sugli altri candidati mica di aprire un blog e basta, se si scrivono cretinate le chance ovviamente diminuiscono.
Thanks
di Emanuele Todini - 25 Maggio 2007 - 14:30
Beh, il pacchetto Office è importante e fondamentale per il lavoro. Almeno per un lavoro di tipo amministrativo/redazionale, perché chi cerca un posto da sistemista non scrive di certo quello nel CV.
Perché negare l’evidenza, anche se negativa e anche se targata Microsoft?
di L/mo - 26 Maggio 2007 - 18:57
Caro L/mo, è così fondamentale che occorrerebbe darlo per scontato, non si chiede a un colloquio se uno sa contare o scrivere e Office, in ufficio, è allo stesso piano.
Un CV è anche uno strumento di marketing, occorre trovare gli elementi che ci differenziano in funzione degli obiettivi che si hanno, sarebbe come se su un pacco di pasta il marketing dell’azienda scrivesse “commestibile”.
PS Io ho visto CV tecnici che riportavano conoscenza pacchetto Office, sicuramente lo facevano per coloro che selezionavano e quindi non tecnici ma intanto lo inserivano
di Emanuele Todini - 28 Maggio 2007 - 09:21
In linea teorica concordo con te Emanuele.
Ma anche io spero non si esageri.
Ma non per timore si emargini chi non ha una presesnza su web. Come anche tu hai scritto uno sul blog uno esprime cio’ che pensa in vari ambiti. Li’ vedo un “pericolo” di discriminazione. Un datore di lavoror potrebbe scartare un candidato solo perche’ non la pensa come lui, magari, su certi argomenti. Ad un colloquio (almeno quelli che ho fatto io) si riesce a mantenere diciamo una certa distanza tra candidato e colui/coloro che lo esaminano che e’, in parte, garanzia di una certa oggettivita’ (IMHO ovviamente :-))
di Ambretta - 03 Giugno 2007 - 16:24
Sono d’accordo in linea teorica ma se qualcuno non ti seleziona perché la pensi diversamente da lui (o ha pregiudizi, o è uno schiavista) è molto meglio perdere questa “grande opportunità” che essere assunti e scoprire che si è finiti in una società con questo tipo di mentalità.
Ciao e grazie
di Emanuele Todini - 04 Giugno 2007 - 09:44