Il web 2.0 funziona o no?

La domanda nasce spontanea dopo la lettura di due rapporti statistici indipendenti.

Uno pubblicato dalla società francese Médiamétrie pubblicato il 9 marzo 2007, l’altro pubblicato da Hitwise.

Ovviamente in entrambi i rapporti sono presenti sia dati generali, sia dati particolari dove spiccano i social network multimediali.

Cominciamo con il rapporto di Médiamétrie, secondo il quale l’81,1% dei navigatori abituali partecipa attivamente alla “vita dei siti” lasciando commenti e partecipando ai sondaggi. 4 milioni di utenti hanno creato un blog e il 31,4% dei navigatori abituali sono creatori di contenuti video, blog, podcast e wiki.

I dati contenuti nel rapporto però si basano sul popolo internet francese.

Lo studio di Hitwise invece appiana di molto il livello di partecipazione, anche su siti considerati il “must” del 2.0 come YouTube e Flickr svelando che solo lo 0,16% degli utenti di YouTube partecipa attivamente, mentre la percentuale sale al 4,6% per Wikipedia. Per Flickr siamo allo 0,2% degli utenti statunitensi.

Possibile che un oceano di distanza tra il vecchio e il nuovo continente porti a differenze così sostanziali, oppure dobbiamo essere diffidenti per entrambe le statistiche?

Ad esempio… mi sono fatto un giro per la blogosfera italiana e facendo un raffronto tra i lettori abbonati ai feed e i commenti, il calcolo fatto sui blog più noti si aggira intorno al 9%.

Cosa ci manca? Reattività, socialità o cultura della condivisione?

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Commenti

  1. [1]

    L’abisso tra il numero di utenti attivi e passivi è sempre stato un chiodo in gola per lo startup di applicazioni web2.0 (che fanno leva principalmente sul concetto di contenuto generato dall’utente e di ‘democrazia’).
    Quindi un’applicazione potenzialmente ottima dal punto di vista delle features, ecc… può non “partire” con successo a causa del basso rapporto esistente tra utenti attivi e passivi.

    Secondo me quello che manca è principalmente il tempo: in internet l’utente va sempre di fretta ed è più disponibile a leggere le informazioni che a “crearle”.
    Soprattutto all’inizio occorrono utenti molto motivati per partecipare attivamente ad un sito che ancora non offre alcun servizio di qualità (parlo ad esempio dei primi utenti che hanno utilizzato digg, delicious,ecc… che senza di loro…non so cosa sarebbe potuto accadere :).

    Siamo abituati troppo a vedere la tv stesi sul divano ;)

  2. [2]

    Sono in parte daccordo con Daniele anche se a dire il vero non penso sia il tempo il vero problema, se una cosa piace il tempo la si trova il vero problema è che pochi sono disposti a dare del loro, tutti prendono quello che c’e ma nessuno mette a disposizione quello che ha e questo problema si vede molto bene nel p2p in quanti prendono prendono ma non mettono mai nulla di loro perchè lo hanno pagato???
    Bhe con il Web 2.0 il discorso è differente ma è la mentalità che non funziona ma dobbiamo cambiare altrimenti non andremo mai avanti!!!

    FORZA ITALIA FORZA ITALIANI (…ogni riferimento a partiti policiti non è voluto…) ;-)

  3. [3]

    Io sono perplesso sulle statistiche di YouTube:
    Se io uploado un video che viene visto da 5 milioni di persone vuol dire che la percentuale di ATTIVITA’ è 1:5000000.
    Per forza che l’attività viene considerata bassa visto che comunque Youtube permette molta fruizione.
    Inoltre non è possibile per tutti caricare video, mentre tutti possono vederne.
    Nell’ultimo anno avrò visto centinaia di video senza caricarne, ma non credo che questo indichi scarsa attività…

  4. [4]

    Postare e creare contenuto sta diventando sempre più facile. Personalmente credo che questa “scarsa” attività da parte degli utenti sia apparente.
    Onestamente ho due perplessità:
    -Il numero di servizi 2.0 è elevatissimo e in contninuo aumento. Di conseguenza abbiamo comunità frammentate.
    -Cosa si considera come attività: esclusivamente l’inserimento di contenuto? Youtube, ad esempio permette di votare, commentare e usare i propri filmati su altri siti (i filmati più interessanti sono su centinaia di blog…)
    I servizi “2.0″ sono sostanzialmente “servizi vuoti” nel senso che non funzionano senza contenuto e senza le comunità che li compongono e io ho l’impressione che youtube e compagnia bella siano in ottima salute…

  5. [5]

    Sono d’accordo con Francesco e Alex. Chi l’ha detto che la partecipazione si misura solo con la generazione di contenuti sulle piattaforme? L’attività di condivisione e diffusione delle informazioni (commenti, tag, link, post relativi all’argomento su blog, voti, anche la semplice fruizione), favorisce indirettamente e direttamente la circolazione dei contenuti.

    Il problema semmai è un altro: la qualità di questi contenuti generati dagli utenti. Che ce ne facciamo di un indice di attività dell’80% se poi ci troviamo di fronte a migliaia di video con gente che spara in aria bottiglie di coca cola? Giusto per fare un esempio…

  6. [6]

    La partecipazione sui blog o sui forum c’è, bisogna considerare la mancanza di argomenti su youtube e la forte censura dei “saccenti” di wiki che non permettono una discussione libera.

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