Blog, classifiche e soldi: sfatiamo qualche mito

Una volta, quando non esistevano i blog, c’era poco da fare, i siti che facevano strada erano quelli che apparivano in prima posizione nei motori di ricerca, che avevano alle spalle ore e ore di lavoro per l’inserimento di contenuti e informazioni, e ricevevano pertanto migliaia di visite. Oggi, il principio teoricamente è lo stesso, i contenuti rimangono la base di partenza per aspirare a guadagnare un numero dignitoso di visitatori costanti, tuttavia l’introduzione del blogging come piattaforma di inserimento di contenuti, ha in parte modificato questo aspetto.

Il blog lo leggiamo per piacere, perchè conosciamo una persona, semplicemente perchè ci piace il suo modo di scrivere, o troviamo nei suoi contenuti quello che vorremmo avere nei nostri. Insomma, non sempre cerchiamo informazioni strettamente utili, l’80% del tempo impiegato a leggere un blog va a favore del puro diletto, il 20% restante spesso a favore della ricerca di informazioni utili.

Perchè questa premessa? Perchè, almeno in Italia, si è creata una congrega di blogger, più o meno amatoriali, che condivide interessi, eventi, appuntamenti, ma che di fatto tende a creare un ambiente “chiuso”, che definirei quasi impermeabile. Sia chiaro, non è una critica, solo un modo di vedere la blogosfera italiana che probabilmente ha influenzato anche il sottoscritto: di questa cerchia di blogger si parla molto, spesso fra di loro, spesso in siti dedicati a Internet o al web 2.0, e lo si fa trascinandosi dietro alcuni miti che loro stessi spesso cercano, giustamente, di sfatare. Parlo di una cerchia di blogger, perchè è proprio questa lista di nomi oramai “famosi” che spesso influenza altre schiere di blogger.

Parto dalle classifiche, tanto amate dai blogger, che come leggo questa settimana in un’intervista a Magnocavallo, fondatore della classifica di BlogBabel, controllano quasi giornalmente la loro posizione, per vedere se hanno guadagnato qualche posizione.

Tutti in cerca di gloria? Certo, è assolutamente naturale, ma spesso dietro questo primo ostacolo della “classifica” si nasconde anche un altro mito, i blogger famosi, con molte visite si pensa guadagnino realmente migliaia di euro con i propri blog. Sicuri? Magnocavallo nell’articolo dice che ci sono una “manciata di blogger che superano i mille lettori al giorni”, tradotto in termini pubblicitari, se parliamo di un servizio come AdSense, possiamo dire che non raggiungano neanche il canone per ripagare un comune servizio di hosting. Fare soldi con un blog è tutt’altro che facile e diretto, e spesso il blog, come riconoscono poi in molti, è uno strumento per farsi conoscenze, per avviare rapporti di lavoro, dal canto suo però non monetizza i contenuti o le visite ricevute, e difficilmente, trattandosi di un blog, può aspirare ad ospitare pubblicità di settore, come avviene invece per le testate di nanopublishing come blogo.it, blogosfere.it o lo stesso oneBlog.it.

Le classifiche non aiutano i blog, spesso sono falsate, poco indicative della qualità di un blog, e invece dannose per i blogger che, copiando, modificano i propri contenuti su modelli che vorrebbero raggiungere e che non gli appartengono, semplicemente per tipologia o più spesso, solamente per modalità di approccio ai contenuti. Su un forum da poco ho letto un utente che chiedeva “Ma perchè Beppe Grillo non usa AdSense nel suo blog?”: non è quella lo scopo e la fonte di guadagno per Beppe Grillo, il blog è uno strumento di comunicazione, tale rimane per chi ha già una propria professione, e come ricorda anche Magnocavallo, le visite che fa Beppegrillo e la continuità che dà al proprio blog è dovuta al fatto che ha alle spalle una redazione.

Consiglio la lettura di questo post di Vittorio sul blog di Webnews, trovo che sia illuminante, come lo è il commento di Massimiliano Valente che avendo sottomano i dati del network HTML.it può testimoniare quale sia l’influenza reale di una classifica per un blog o un network di blog, un ultimo pensiero arriva da Orazio Tassone con un post sul suo blog personale.

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Commenti

  1. [1]

    Complimenti, bell’articolo.
    Condivido pienamente quello che hai detto riguardo alle cerchie ristrette di blogger che si sono create. E’ strano come in un ambiente vasto come il web ci si ritrovi sempre a leggere i soliti nomi di blogger nonostante l’enorme quantità di blog che si aprono di giorno in giorno. Questo mi rattrista perchè limita notevolmente gli attribbuti che avevo concesso al web e a tutte le sue potenzialità espressive.
    Anche io ho un blog e devo dire che le visite sono in costante crescita tuttavia, anche se è aperto da meno di un mese, ho capito che la peculiarità di un blogger non è certamente quella di guadagnare. Sarebbe una partita persa in partenza. Semmai verrà qualche profitto bisogna accettarlo come qualcosa di subordinato all’obbiettivo principale di un blogger.

  2. [2]

    Ti do ragione sul fatto della congrega di blogger che sta tendendo di creare un ambiente un pò “chiuso”. Penso sia di base un processo naturale di aggregazione ovviamente, in parte, spinto da una certa di voglia di popolarità, gloria e per qualcuno (forse) soldi. Dubito sul fatto che l’80% della gente si diletti nel leggere un blog. Secondo son più del 20% quelli che cercano info ed altro. Ci sono statistiche da qualche parte?
    Ciao
    Luca

  3. [3]

    Innanzitutto complimenti ;)

    comunque sia..è tutto vero..come d’altronde è vero che le classifiche continuano a influenzare centinaia di blogger, di semplici visitatori, e non si può negare la loro importanza ;)

  4. [4]

    l’ambiente dei blogger è di sicuro un pò chiuso…come il mercato internet credo.
    fa ancora fatica a fare breccia nel grande pubblico.
    inoltre credo che per alcuni blogger sia importante coltivare la loro popolarità per fare corsi di formazione ecc…
    non è il mio settore ma mi stupisce quanto sia limitata la domanda di servizi e quanto sia invece richiesta la formazione. Estremizzando parrebbe quasi che i consulenti internet facciano da soli domanda e offerta..;-)
    ma è chiaro che questa è solo una provocazione.

  5. [5]

    io nel dubbio se passare ad un blog anzichè continuare a scrivere sul mio sito, ho mantenuto il buon vecchio sito web 1.0, alla fine non vedo sto necessario bisogno di interazione. Questo perchè ritengo il blog direttamente connesso all’idea “leggi e commenta”. Ora, questo blog e altri che pubblicano contenuti significativi lo si commenta volentieri, migliaia di altri lasciano il tempo che trovano dai (come sarebbe stato il mio di blog). Perciò mi sembra naturale che si sia creata una specie di “blog-casta”, per restare nell’attualità. Di calcio ci saranno 4 milioni di blog, ne leggo un paio.

  6. [6]

    Grazie per i complimenti, sempre ben accetti. Sinceramente, le mie osservazioni se guardiamo di cosa mi occupo appaiono sterili magari, non ho un blog mio, se non su hostingtalk.it, per cui non entro direttamente nella cerchia dei famosi e non ne conosco perfettamente le dinamiche che la regolano, però è assolutamente importante tenere presente che sono cerchie che hanno molti aspetti comuni, tra cui età dei partecipanti e interessi. Un piccolo club eletto, dal web italiano(?), a celebrità. Come dice Spider vi è da considerare che spesso questi blog funzionano come dei cicli infiniti, si rimandano l’uno con l’altro, per cui le visite “vere” e “interessate” sono molte meno di quelle che potrebbero apparire (Magnocavallo è consapevole che siano pochi i blog con migliaia di visite giornaliere).

    Sulle classifiche vedo che avete già detto tutto voi, concordo pienamente. I soldi, come detto, non si fanno fisicamente col blog, ma con il giro di relazioni che si instaurano (difficilmente troverete in questa “cerchia” di blogger persone che non abbiano un ruolo lavorativo nell’IT) che li portano ad avere “canali di preferenza” diciamo.

    @Luca: dobbiamo sempre distinguere blog e blog, argomento e argomento, nei casi da me citati, la lettura del blog altrui è ti assicuro quasi sempre puro diletto, oppure spunto per il proprio blog, vorrei dire che sono pochi quelli che usano i blog come vere fonti di informazioni (tecniche o meno che siano, se rimaniamo nell’IT).

  7. [7]

    credo che adsense non sia particolarmente buono per chi ha un blog.
    Ci sono altri modi, come la vendita di link, specie su blog visitati da migliaia di persone al giorno e con page rank elevato, che possono fruttare qualcosina, igombrando anche meno spazio nella pagina.

  8. [8]

    L’autore dell’articolo sul blog di Webnews si chiama Vittorio … ovvero chi sta commentando il post

  9. [9]

    Tutto molto interessante, veramente! Aggiungerei una frase del libro a cura di G. di Fraia, Blog-grafie - Identità narrative in rete, p.24:
    “Ciò che serve per diventare un blogger non è solo una tecnologia semplice da usare per pubblicare in rete e l’avere tante cose da dire. E’ necessario anche desiderare farlo”.
    E dietro questo desiderio, è possibile che ci sia solo la rincorsa a fantomatici guadagni che alimenta tutta questa ossessione sulle classifiche, diventata veramente insopportabile?
    E dove sono finite le tante cose da dire se non si fa altro che incappare in post clonati dei “migliori” in classifica?

  10. [10]

    Veramente un bel post…

  11. [11]

    Grazie :)

    @Maria: nei blog, ma in qualsiasi altra forma di contenuto, se inizia a prevalere l’aspetto “economico”, è sempre molto difficile nasconderlo agli utenti o non farlo notare nei propri contenuti.

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