Studiamo “I’m a PC”

Forse è un tentativo di far capire agli utenti che i PC sono come noi: “sbagliano”. Che tradotto in linguaggio informatico significa che “crashano”, si auto-rallentano, si fondono, si rompono. Bill Gates cerca di umanizzarsi nei confronti della platea lanciando una campagna di marketing ambiziosa, contrapponendola al feroce attacco sferrato tempo fa dalla Apple.

È un tentativo che segna un’epoca, come tante altre realtà ex-monopoliste, Microsoft ha cominciato ad affilare le armi per contrastare la concorrenza. È come imparare a leggere e a scrivere. Prima non c’era nessun altro con cui confrontarsi, il modello di business di Windows stava al di sotto della soglia elementare: porto sul mercato un prodotto che ho soltanto io, i clienti faranno il resto.

E “il resto” ha fatto accumulare a Gates un patrimonio da Paperone, che ora viene eroso da due agenti: la pirateria e i competitor.

Per battere i secondi, certamente non basterà uno spot, un elemento piuttosto fine a sé stesso e buono per attività di ricerca e case-studies…

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Commenti

  1. [1]

    Una cosa del genere, fatta dalla Microsoft, è panico puro e paura di scomparire (anche se ha ancora al’80% del mercato).
    L’impressione personale è che significhi: “esisto ancora, non sono scomparso(a)……”
    Sempre per impressione personale, che, presi dal panico, considerino quella caduta all’80% del mercato come rovinosa e destinata a portarli verso la chiusura per fallimento.

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