Il Web 2.0 ci rende stupidi e deconcentrati
di Stefano Besana - Lunedì 23 Giugno 2008 alle 16:30
La generazione Google è perdente? Avevamo già scritto qualcosa su questo argomento in passato e le polemiche non erano certo mancate.
Ecco che qualche giorno fa Massimo Gaggi ha scritto un articolo apparso sul Corriere della Sera che traduceva i risultati di uno studio condotto da Nicholas Carr e apparsi sull’Atlantic.
L’articolo originale, dal titolo “Is Google Making Us Stupid?” espone le riflessioni di Carr, che non è certo un asceta isolato dal mondo, ma un esperto di comunicazione e una persona che - come tutti noi - legge articoli, tiene un blog, controlla la posta e si occupa di attività nella rete.
Numerose sono le risonanze che l’articolo ha ottenuto nella Blogosfera, come era ovvio che fosse, e numerosi sono stati anche i commenti di consenso da molti intellettuali, Andrew Sullivan per esempio ha dichiarato:
È vero, immersi come siamo nel “multitasking mentale” appena ci sediamo per leggere un documento di qualche pagina o un libro, ci sentiamo a disagio dopo pochi paragrafi. Voltiamo pagina e siamo già pronti per un link
Ora, la questione è complessa e merita sicuramente di essere approfondita con qualche discussione, io per il momento rimango dell’idea che un’interpretazione possibile sia quella data da Paolo Ferri in La Scuola Digitale:
I digital native hanno e stanno imparando a “navigare” e a muoversi in maniera non lineare tra le fonti d’informazione e di comunicazione, a esplorare i contesti di conoscenza, così come i videogiochi, tentando di dare significato al nuovo campo semantico attraverso ricognizioni non lineari e disinibite.
E` necessario affrontare la questione in maniera delicata e consapevole. Non è possibile - attualmente - dare delle definizioni che siano chiare e definitive (posto che si potrà mai farlo). Sta di fatto che, come si evidenziava nella citazione, un cambiamento sta sicuramente avvenendo ed è necessario comprendere se sia o meno positivo.
Voi cosa ne pensate?
Dopo aver letto quest’articolo vi sentito più stupidi?
Tags: digital natives, generazione 2.0, google

A mio parere la mente dell’uomo è molto più “discernente” di quanto si pensi. Affrontiamo media diversi con approcci diversi; La nostra mente è così “sveglia” che approcciamo in modo diverso a un libro di testo rispetto ad un libro di narrativa. Io credo nel fatto che i vari media coesisteranno, ammesso che riusciranno a trovarsi una loro nicchia di utilizzo, e che la nostra mente si adatterà a loro senza esserne modificata. Sicuramente i processi cognitivi risentono dei mezzi che si utilizzano per apprendere, ma immagino questo sia inevitabile.
di Alessandro Piconi - 23 Giugno 2008 - 16:59
Stefano il link al sito del corriere rimanda all’articolo in inglese.
Non è google,è internet.
Il problema è reale e non ci avevo fatto caso fino a quando non ho letto l’articolo.
La capacità di concentrazione è limitata e personalmente il mio feed reader ha aumentato notevolmente questo disagio
Il tutto inoltre è condito da un costante ed altissimo rapporto segnale/rumore.
Oggi è morto George Carlin e non so quante volte l’ho visto scritto sui più disparati blog,anche mashable lo ha citato.
Questo per dire che per riconoscere un articolo che abbiamo già letto in precedenza dobbiamo in ogni caso leggere almeno il titolo.
Macinare centinaia di titoli ogni giorno mi ha portato a perdere il focus negli articoli che ho deciso di leggere e che ritendo essere interessanti.
Scusa se non rileggo quello che ho scritto ma ho altri 100 articoli da leggere nel reader :D
-M-
di Maing - 23 Giugno 2008 - 17:03
Spesso a ragione si accusano i media tradizionali di essere ostili verso Internet, ma questi oggetti di riflessione sono fondamentali per capire come muta la mente anche a livello neuronale, quando è sottoposta a tale quantità di informazioni scollegate tra loro. Questi temi li affronto da anni, pur avendo pubblicato i primi libri su Internet in Italia.
di Ivo Quartiroli - 23 Giugno 2008 - 17:18
Non sono per niente d’accordo. Il problema non è costituito dal web (2.0, 3.0, x.x…) ma da chi ne fa uso e come. La gente sta perdendo il contatto con la realtà e con la cultura, anche, ma non soltanto, a causa di tecnologie e mezzi impiegati male e “spiegati” peggio.
La scuola è indietro di decenni (ad essere ottimisti) e l’approccio ai nuovi media avviene in forma autodidattica o sulla scia della moda e della pubblicità, cosicché chi entra in contatto col web non lo fa quasi mai per aumentare le proprie opportunità e conoscenze, ma per distrarsi e perdere un po’ di tempo (spesso a discapito della lettura di libri e delle forme di svago / cultura tradizionali).
C’è tanto da apprendere in rete e tanti contatti e collaborazioni da sviluppare, ma non si può lasciare in mano alla gente un mezzo così potente senza spiegarne l’uso, salvo poi lamentarsi che ci si rincretinisca davanti al PC o alla televisione.
Un consiglio: smettiamo di farci prendere in giro ed iniziamo a fare un uso migliore della tecnologia che abbiamo tra le mani!
di Claudio Gagliardini - 23 Giugno 2008 - 19:19
Credo che il problema sia un’eccesso di informazione inutile rispetto al bisogno reale di tale informazione.
L’accesso al web garantito a qualunque utente, senza il bisogno di una educazione specifica e dedicata abbassa notevolmente la qualità dell’informazione contenuta e quindi rende più tortuosi i percorsi di ricerca di un’argomento specifico attraverso tematiche simili ma non di qualità.
La promiscuità totale tra coloro che sono esperti e coloro che non lo sono nasconde la reale genuinità di un’informazione e declassa il web ad un magma di cavolate in cui si nascondono le risorse desiderate.
di Michele - 23 Giugno 2008 - 22:19
potrei avere il riferimento corretto all’articolo pubblicato sul corriere della sera? sempre che esista una sua versione online..grazie
di Enrico - 24 Giugno 2008 - 00:40
Il problema dell’uso che si fa della rete entra nel problema più ampio del livello di cultura e delle qualità umane delle persone. Il discorso andrebbe affrontato molto prima della rete, ad esempio investendo nel Ministero della Pubblica Istruzione invece che togliendo fondi.
Senza capacità di concentrazione nella lettura, di analisi delle notizie, di spirito critico, qualità mentali che si trasmettono tramite contatto vero, il web non potrà che diventere (già lo è in buona parte) una grande disneyland di banale intrattenimento.
Ho letto recentemente “The Dumbest Generation”, che mostra come la nuova generazione sia la più ignorante di ogni epoca e quella meno in grado di comprendere la realtà e le semplici notizie. Questo nonostante l’esplosione dei media nella nostra vita, anzi, probabilmente grazie a quello.
Il lavoro sulla qualità del web fa fatto prima offline.
di Ivo Quartiroli - 24 Giugno 2008 - 10:36
Se la tesi dell’articolo fosse vera, per analogia i cavernicoli quindi sarebbero stati più intelligenti di noi perchè non potevano scegliere tra migliaia di fonti di informazione ma dovevano accontentarsi di “cogitare” su quanto accadeva sotto il loro naso o perchè se avessero tentato di sfogliare la parete di una caverna per “accedere” ad altri dipinti dietro non c’era un’altra pagina o un link interattivo.
Sinceramente preferisco essere considerato stupido ma avere un potenziale accesso a “tutte” le informazioni del mondo (le cui fonti però mi scelgo e organizzo io) piuttosto che essere reputato intelligente e pensare che la notizia di una macchina che si schianta contro un palo sotto casa sia più rilevante di uno tsunami che stravolge un paese dall’altra parte del mondo… solo perchè è in prima pagina di un noto quotidiano mentre della catastrofe non si parla quasi.
Se poi parliamo di intellingeza collettiva e connettiva… penso che mai come in questa epoca (pur non avendo vissuto le altre) ci sia la concreta possibilità che questi concetti non rimangano pure congetture.
di Daniele Cerra - 24 Giugno 2008 - 11:55
Perdonate l’errore, devo aver fatto confusione con i due link: qui l’articolo del corriere.it
http://www.corriere.it/scienze.....aabc.shtml
Massimo Gaggi
di Stefano Besana - 24 Giugno 2008 - 14:08
Per il resto sono completamente d’accordo con le idee e le opinioni di Daniele Cerra e di Claudio, poco sopra…
Quello che manca e’ una reale educazione alle tecnologie.
La consapevolezza degli utenti nei confornti di questi strumenti deve necessariamente cambiare se vogliamo che le cose vadano per il verso corretto…
di Stefano Besana - 24 Giugno 2008 - 14:10
@all
Chi si dovrebbe prendere la responsabilità di educarci all’uso delle nuove tecnologie e cosa dovrebbero insegnarci?
di Maing - 24 Giugno 2008 - 18:26
Le università, le scuole, gli istitui preposti alla formazione: da quella più bassa (primarie) a quella più alta (accademie)
No?
http://www.oneweb20.it/24/06/2.....a-e-web20/
Date un’occhiata all’articolo.
Buona serata.
di Stefano Besana - 24 Giugno 2008 - 21:15
Il web fa diventare stupidi e deconcentrati se lo si usa navigando in superficie. Provate ad usarlo in maniera verticale. Se siete stupidi rinsavirete, se siete deconcentrati vi concentrerete. Oppure mollerete tutto.
di galloway - 24 Giugno 2008 - 21:41
L’articolo l’ho letto e prendo spunto da quello.
Ning sarebbe utile per creare un social network blablabla ma quanti insegnanti sanno cos’è Ning?
Quanti di loro hanno e mantengono un blog?
@Stefano
Quanti sanno come funziona un motore di ricerca?
La lista di domande sarebbe infinita ma il punto è che io personalmente non acetterei lezioni da chi non dimostra sul web di sapere di cosa sta parlando.
Saluti
di Maing - 25 Giugno 2008 - 10:58
@Galloway= cosa intendi per utilizzo verticale?
Potresti chiarire meglio il tuo concetto?
Grazie.
@Maing= personalmente facevo riferimento a professionisti del settore. E` vero che dovrebbero esserci maggiori possibilità di formazione e che spesso mancano figure adeguate, ma tu - a questo punto - cosa proporresti ?
Grazie e ciao : )
di Stefano Besana - 25 Giugno 2008 - 14:56
Caro Stefano, credo che l’amico Galloway intendesse dire che il web faccia diventare stupidi e deconcentri se lo si usa solo in una logica navigazionale passando, senza scopo, da un nodo all’altro.
Se ci si pone il problema del perchè si passa da un nodo all’altro e se, addirittura, si scende in profondità valutando i vari nodi, partecipandovi, dandovi un contributo (come nell’ottica web 2.0 di Wikipedia), allora il web produrrà ben altri effetti.
Saluti.
Fab
di Fabrizio Ferrara - 25 Giugno 2008 - 18:19
@Stefano
Io non propongo proprio nulla.
Se la gente impara troppo poi nessuno clicca più sugli annunci adsense :D
La soluzione per chi sente (come me) il problema della perdita di focus è forse quella che suggerisce Steve Rubel di MicroPersuasion.
l’articolo a cui faccio riferimento è questo:
http://www.micropersuasion.com.....d-can.html
Buona serata
di Maing - 25 Giugno 2008 - 19:20
Fabrizio, il tuo intervento presuppone la neutralità della tecnologia, che è un argomento comune a coloro che di tecnologia si occupano. Sappiamo da decenni che non è così, che “il medium è il messaggio”. Così come la televisione porta a certi stati interiori a prescindere dai contenuti trasmessi, allo stesso modo il web rende (tra le altre cose) deconcentrati a prescindere dal sito o dall’attività svolta.
La deconcentrazione è stata rilevata non solo da qualche ragazzino che si spara videogame tutto il giorno, ma da persone che lavorano con la tecnologia, la cultura, la scienza. E’ insita nel mezzo.
Parlare della neutralità della tecnologia ci impedisce di capire in profondità qual è l’effetto di un mezzo sulla nostra psiche. Per fare un esempio estremo, chi propone la liberalizzazione delle armi afferma che “le armi sono neutrali, dipende dall’uso e dalla responsabilità della persona, quindi vanno liberalizzate”. Ora non si prenda questo esempio per dire che voglio vietare Internet, non è certo così. Dedidero solo mostrare che chi utilizza un mezzo in modo massiccio spesso chiude gli occhi rispetto ad una visione più ampia dei suoi effetti.
di Ivo Quartiroli - 26 Giugno 2008 - 10:34
I nostri sensi si adattano ai media con cui ci rapportiamo. Non leggiamo un libro come leggiamo un giornale, né guardiamo un film al cinema con l’attenzione che dedichiamo ad un film in tv.
Conservare la capacità di usufruire di tutti i media non è semplice, ma dopotutto ci risulta normale che alcune persone non siano fisicamente in grado di concentrare l’attenzione su un libro e questo succede da anni. Adesso che a forza di usare internet alcuni soggetti cominciano a scansionare la lettura offline (l’effetto F delle pagine web) anziché seguirla linearmente (ed in parte succede da tempo con i quotidiani) ci stupiamo? Ogni linguaggio o media ha il suo peculiare modo di comunicare al quale ci si deve adeguare. L’obiettivo deve essere di con confondere i metodi di fruizione.
di Alessandro Piconi - 26 Giugno 2008 - 11:00
Caro Ivo,
io non ho una concezione neutrale della tecnologia “web”.
Il web, inteso come proiezione digitale del ragionamento radiale-neuronico, offre ottime prospettive: quelle di traghettare, finalmente, la mente umana verso il ragionamento ipertestuale, sostituendo la forma gerarchica e lineare che non è tipica della neurologia biologica umana.
Il web non è neutrale ma è profondamente connaturato alla naturale modalità di funzionamento della mente umana.
di Fabrizio Ferrara - 26 Giugno 2008 - 13:13
Fabrizio, puoi dire di più sul fatto che il web “è profondamente connaturato alla naturale modalità di funzionamento della mente umana”? Su cosa basi questa affermazione? Non è una provocazione, sono onestamente interessato a saperne di più. Forse intendi che la mappa delle connessioni neurali del cervello può avere un’analogia con il web?
di Ivo Quartiroli - 26 Giugno 2008 - 13:43
Esattamente Ivo. Hai inteso perfettamente quello che intendevo dire.
La mente umana è naturalmente vocata all’ipertestualismo ed al connettivismo. Pertanto il web non può essere che una naturale evoluzione di quanto già è nelle potenzialità umane.
Il web, le web ontologies, le mappe concettuali non sono altro che estensioni del pensiero neurale o radiale (per usare un termine caro al Prof. Santucci).
Pertanto, non vedo come il web 2.0 possa ottundere la mente. Anzi: è il contrario: la “apre” (a mio avviso e pur rispettando il pregevole parere dell’amico Besana).
di Fabrizio Ferrara - 26 Giugno 2008 - 15:03
Concordo con te Fabrizio…
No dimentichiamoci però che il web è solo un comune strumento, tutto dipende dall’uso e dai modi…
Sono d’accordo con voi nel dire che non è necessariamente negativo anche se c’è da ammettere che u rischi in ballo sono parecchi ;-)
Buona giornata
di Stefano Besana - 26 Giugno 2008 - 15:09
I rischi ci sono sempre. Basta avere una buona preparazione “ai media” e “per i media”.
Se l’umanità si fosse fermata di fronte ai soli rischi di un’opportunità, saremmo ancora fermi all’età della pietra.
di Fabrizio Ferrara - 26 Giugno 2008 - 15:22
@Fabrizio. I modelli del cervello umano seguono la tecnologia del momento. Il cervello è stato comparato nel passato ad un orologio e via via fino al web. Questi modelli approssimano e definiscono in modo sempre più accurato il funzionamento meccanico del cervello. Ma si fanno i conti senza l’oste. La consapevolezza è al di là di qualsiasi modello ed è anche molto più estesa del sistema nervoso e non è qualcosa di meccanico. La scienza non trova la sorgente della coscienza nè tantomeno della consapevolezza perchè la cerca dove non si trova.
Vi sono altri modi per comprendere la natura della mente, dall’interno, tramite la scienza della meditazione che è stata “testata” da migliaia di anni.
Per quanto il nostro cervello possa lavorare a livello neurale in modo ipertestuale o in multitasking, la nostra attenzione cosciente, che ci rende veramente liberi di scegliere e non dei servomeccanismo di una tecnologia, può “esserci” solo in una cosa per volta. Dove “ci siamo” con la nostra attenzione e consapevolezza è dove esprimiamo le nostre qualità di creatività, scelta e presenza e consapevolezza.
di Ivo Quartiroli - 27 Giugno 2008 - 12:54
Vista la deriva filosofeggiante che ha preso questa discussione consiglio a quanti sono intervenuti di leggere “il barzellettiere” di Isaac Asimov; un breve racconto molto illuminante su questa faccenda.
di Alessandro Piconi - 27 Giugno 2008 - 12:59
Per Stefano Besana: navigazione orizzontale-verticale
La navigazione orizzontale risponde alle esigenze di superficie, vale a dire esplorazione, selezione, indicizzazione, classificazione, registrazione tutto a secondo della ricerca che si sta facendo, del metodo adottato e degli obiettivi da raggiungere.
Una volta fatto ciò si deve/può passare a quella che si definisce “navigazione in profondità”. E qui ci sarebbe da fare tutto un discorso piuttosto lungo. Entrano in gioco termini come “invisible web” “dark web” e quant’altro serve a definire accessi “no-free” “forbiddeen” accessibili se non con chiave.
Per farla semplice, una ricerca seria fatta sul web deve rispondere ai canoni classici corrispondenti alle famose domande anglosassoni post con le lettere “dabbliù-eic” vale a dire: WH- e cioè: Who-what-where-when-why”, “chi-cosa-dove-quando-perchè”.
di galloway - 27 Giugno 2008 - 15:21
Grazie per il chiarmento, avevo intuito qualcosa del genere, ma non avevo sicuramente i concetti così sotto controllo.
Grazie.
di Stefano Besana - 04 Luglio 2008 - 16:03
Complimenti a tutti per il bel dibattito che è scaturito! L’argomento è di quelli “tosti”, il web è un universo ancora da esplorare e neppure noi che ci riteniamo ottimi escursionisti ne sappiamo davvero quanto dovremmo. Non che non ci rende stupidi, la rete! Al contrario stimola la fantasia e la curiosità e ci spinge a saperne sempre di più, su tutto ed in tutte le direzioni. Se c’è un aspetto ancora tutto da verificare, semmai, è la reale possibilità di interazione concreta tra gli utenti, cosa che dovrebbe scaturire naturale con il “web 2.0″ ma che tutt’ora rimane sospesa su un piano strettamente virtuale.
di Claudio Gagliardini - 05 Luglio 2008 - 17:18
L’interazione rimarrà sempre sospesa su un piano virtuale. Anche quando la realtà virtuale e gli ologrammi saranno cosa di tutti i giorni. Ricorda, Claudio, che i nuovi mass media garantiscono la socialità che è cosa ben diversa dall’umanità.
di Fabrizio Ferrara - 05 Luglio 2008 - 17:24