La Federazione italiana editori giornali (FIEG) ha avanzato una proposta che, senza ombra di dubbio, farà discutere sul futuro del Web 2.0 italiano: una tassa sulle connessioni, di pochi euro al mese, per dare linfa vitale al settore della carta stampata, messo a dura prova proprio dall’informazione in rete. A proporlo è Carlo Malinconico, presidente della FIEG, così come riportato da Webnews.
A breve tempo dalle affermazioni di Malinconico, ADUC, l’Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori, ha manifestato il proprio dissenso per questa operazione che, tra l’altro, vedrebbe il benestare anche di Carlo De Benedetti.
Secondo l’ADUC, l’idea sarebbe scarsamente equa, andando ad avvantaggiare la stampa a discapito della rete. L’Italia non è un paese che incentiva il Web, basti pensare alla scarsa penetrazione delle connessioni ad alta velocità e al dilagante analfabetismo informatico, per questo si rischia che una tassa sui collegamenti diminuisca il numero degli utenti Internet. Il tutto senza aumentare i lettori di quotidiani e riviste, dato che l’utenza Internet e quella della carta stampata sono già differenziate di per sé.
ADUC, di conseguenza, senza mezzi termini colpevolizza questi imprenditori italiani che, pur non avendo una reale competenza del mezzo, sono soliti a puntare il dito contro il Web:
Chi pensa che questa possa essere la strada per la soluzione dei propri problemi non comprende la funzione della Rete, che non non è solo una possibile alternativa/concorrenza ai giornali cartacei, ma uno strumento che, a partire dall’informazione, è interattività. [...] Forse è meglio che chi fa proposte del genere chiuda subito i propri giornali e si dedichi ad altro.

Ma la carta stampata percepisce gia un aiuto dallo stato di circa un miliardo di euro l’anno. Forse sono poca cosa?
di Gregorio - 25 aprile 2010 - 18:45
@Gregorio
Già, un bello schifo se tassano internet!
di GioSaccone - 26 aprile 2010 - 09:36
La proposta della Fieg, se pur criticabile e modificabile, ha un fondamento che condivido: la necessità di riconoscere un compenso ad un servizio che – nelle buone o nelle cattive intenzioni – si pone l’obiettivo di fare informazione di qualità.
E’ vero: la proposta è semplicistica e tenta di mettere una pezza – a discapito, come sempre, dei cittadini – ad una situazione che meriterebbe altre soluzioni, anche più drastiche.
E’ vero anche che l’informazione di qualità (imparziale, approfondita) non esiste (quasi) più.
Ma vediamo la proposta in un’altra ottica.
Che l’editoria sia in crisi e’ un dato di fatto; che – apparentemente – non riguardi il web è opinione diffusa; ciò perchè il web è (o crede di essere) in grado di sostentarsi e alimentarsi da solo.
La realtà è un po’ diversa: il web e i suoi lettori, nonostante le loro indubbie potenzialità che vengono dal basso, ha bisogno ANCHE di quel giornalismo “tradizionale” fatto di cronaca, di sintesi, di analisi, di opinione, opportunamente adeguato alle modalità e alle logiche del web. Tutto questo (dovrebbe essere) fatto con professionalità e imparzialità: qualità che hanno un prezzo.
E se è vero che ci sono media mainstream schierati o parziali (e ci sono in tutti gli schieramenti) è altrettanto vero che anche l’informazione UGC, il grass-journalism che viene dal basso può essere allo stesso modo manipolato, schierato e di parte.
Quindi se c’è anche bisogno e spazio per un giornalismo “tradizionale” di qualità, c’è anche la necessità di “doverlo” pagare.
La questione di fondo è: come far pagare un servizio di qualità SOLO a quelli che desiderano usufruirne? In abbonamento? Con i micro-pagamenti?
La soluzione migliore, meno invasiva e piu’ democratica è quella di riconoscere agli editori iscritti ad un consorzio (la Fieg?) una quota-parte del traffico generato presso i carrier.
Piu’ informazione imparziale e di qualita’ produco e piu’ accessi avrò: accessi dei soli lettori intenzionati a leggermi, ovviamente. Di conseguenza: piu’ lettori = piu’ traffico, quindi piu’ fee da parte del/dei carrier (che, non dimentichiamolo, a fronte di una richiesta di accesso ad una pagina web percepiscono un abbonamento sia dal lettore sia dal sito letto).
In questo modo l’editore può continuare a sostenere (o contribuire a) i costi di produzione della sua informazione di qualità (che – beninteso – continuerà ad essere considerata tale solo da una parte del popolo web).
I lettori potranno spaziare su qualunque sito, senza dover sottoscrivere abbonamenti o micropagamenti, ben sapendo che quando andranno sui siti del consorzio una parte del loro abbonamento Adsl andrà a quegli editori.
Gli unici a non gradire questa soluzione saranno i carrier, operatori che da sempre dettano legge e determinano il bello e il cattivo tempo nelle telecomunicazioni italiane, senza che – in fondo – nulla venga fatto per cambiare radicalmente la situazione.
di marco m - 26 aprile 2010 - 14:47
Attualmete lo stato eroga un miliardo l’anno.
Se dividiamo un miliardo per 60 milioni di abitanti circa il risultato è di quasi 17 euro a testa.
Ogni abitante paga 17 euro all’anno.
Uomini, donne, bambini, vecchi, e pure i ciechi e gli analfabeti. Nessuno lo dice, ma i giornali ci costano come l’Alitalia. Ci costano gà, senza aggiungere altro.
Ma penso che alla fine avranno ciò che vogliono.
Infatti il loro martellante slogan pubblicitario di qualche anno fa, arrogante ma veritiero, recitava: E’ la stampa bellezza, è la stampa! E tu non puoi farci nulla….
E hanno ragione!
di Gregorio - 26 aprile 2010 - 23:05
Fermamente contrario ad ogni forma di nuova tassazione che intende finanziare servizi gestiti da imprese private. Si sottoponessero alla legge dei mercati e dei cambiamenti come tutte le altre imprese. Forse i giornali e i loro editori hanno dato qualcosa ai loro lettori o ai cittadini italiani quando le cose andavano bene?
E’ poi perchè tassare gli utenti della rete, mettiamo una tassa più consistente ai pescivendoli che usano i giornali per incartare il loro pesce venduto.
di Felice - 30 aprile 2010 - 08:18