L’esempio di eBay che mettendo in piedi un sistema generato dagli utenti in grado di testimoniare l’affidabilità di un venditore ha reso possibile l’impossibile (cioè comprare online da sconosciuti pagandoli prima di aver ricevuto i prodotti) dovrebbe aver fatto capire anche ai più scettici che la gestione della reputazione online in stile 2.0 può generare business.
Ispirandosi a questo principio gli ideatori del progetto Gliaffidabili.it hanno realizzato un servizio 2.0 molto utile che mette in contatto diretto i due lati opposti del mercato: da un lato privati e professionisti che offrono servizi di vario tipo (es. lezioni private, consulenze informatiche o assistenza sanitaria a domicilio), dall’altro chi di questi tipi di servizi ha bisogno.
Ponendosi come una sorta di marketplace dove domanda e offerta hanno modo di trovarsi senza intermediari (cosa resa molto semplice e intuitiva sia dal sistema di georeferenziazione su mappa sia dal pratico menu a tendina per le ricerche), Gliaffidabili.it affronta con decisione il problema dell’affidabilità (non poteva essere altrimenti dato il nome) attraverso un sistema di trusting che permette agli utenti registrati di “valutare” il professionista di cui si sono avvalsi.
Grazie al sistema di visualizzazione dell’affidabilità, chiunque può così confrontare i professionisti non solo in base al profilo autogenerato ma anche, e soprattutto, in base alle raccomandazioni ricevute dagli altri.
Un’idea di marketing 2.0 molto semplice ma, proprio per questo, dal potenziale davvero interessante, tanto più che è completamente italiana!

L’idea è carina, anche se non del tutto originale (eBay resta la mamma di tutti le community basate sulla reputation) ma ho una domanda …
L’Italia è pronta a cercare la babysitter o l’avvocato on line? E soprattutto ha capito il valore potenziale delle informazioni collegate in un social network ? .. oppure continuerà a mandarsi messaggi idioti sull’enesimo SuperWall invece che sfruttarne le clamorose potenzialità?
Ai posteri l’ardua sentenza.. a voi la discussione…
di Alex Russo - 21 luglio 2008 - 16:08
Secondo me é innovativa e interessante l’applicazione del concetto di reputazione al settore dei servizi, dove, come recitano i “sacri” testi del marketing dei servizi, l’affidabilità é centrale (molto più che nel caso dello scambio dei prodotti dove ciò che fa da garanzia é spesso la marca).
Il concetto di reputazione funziona già bene anche in Italia quando si deve cercare un albergo o un ristorante, quindi é probabile possa funzionare anche su altri tipi di servizi, magari non per tutte le categorie.
di Ale - 21 luglio 2008 - 17:58
mi sono subito iscritto confido molto in questo modo di lavorare … la trasparenza è tutto … spero che possano avere fortuna quelli di gliaffidabili.it
di YouON - 21 luglio 2008 - 18:06
Ale, quoto la tua associazione
Brand -> prodotto e
Reputazione –> profesionista
ma aggiungo: allora nei servizi LOCAL (perchè è di questo che stiamo parlando) il privato può creare un brand di se stesso? Stiamo assistendo al vero UGC del brand in cui è il singolo a promuovere se stesso in base a giudizi assestati su reti di relazioni?
Oppure sono solo commenti sparsi come quelli di un blog?
di Alex Russo - 21 luglio 2008 - 18:40
Alex, direi prorpio di sì. Se il Web 2.0 ha insegnato una cosa è che un volenteroso individuo opuò costruire blog che danno filo da torcere a grandi editori, aziende che sopravvivono dignitosamente senza finanziamenti pubblici e, quindi, perchè no, brand individuali di successo!
di Daniele Cerra - 21 luglio 2008 - 19:39
Chi garantisce sull’affidabilità degli “sponsor”? il sistema rischia di diventare fasullo con aziende che si sponsorizzano a vicenda (o i dipendenti sponsorizzano l’azienda e così via).
Dopotutto siamo sempre in Italia, forse in paesi Anglosassoni andrebbe diversamente.
di Skino - 21 luglio 2008 - 22:02
.. forse sarà l’ora tarda ma io ci vedo anche di piu … forse il volenteroso individuo che crea il proprio brand di se stesso, della sua personalità, bhè forse è proprio il germe di una piccola rivoluzione. Una rivoluzione 2.0 che ci libererà dai diktat delle grandi aziende e che riporterà il focus sulle persone e sul loro valore come individui.
di Alex Russo - 22 luglio 2008 - 01:42
Ciao, intento grazie a Daniele e a tutti per la discussione, sono Giorgio uno dei fondatori de “GliAffidabili.it”
Provo a rispondere a Skino sul tema chi garantisce l’affidabilità.
E la risposta, come forse acennato da Alex, sta nel valore del network e , aggiungo io, nelle capacità di automoderazione di questi.
Tradotto, io (es. avvocato) posso farmi dare tutti i feedback fasulli di questo mondo dagli amici, ma alla mia prima vera transazione sarò smascherato da un feedback negativo…
E’ tutto una questione di opportunità, non vale la pena crearsi una reputazione falsa se poi non puoi mantenerla
Inoltre noi garantiamo l’autenticità delle registrazioni tramite controlli su codice fiscale e mail (si lo so sono un po stringenti ma noi, all’affidabilità ci teniamo) e solo chi stabilisce un contatto sulla piattaforma ha il diritto di feedback e quindi viene tracciato applicativamente.
Sono stato sicuramente lungo, ma anche chiaro?
di Giorgio - 22 luglio 2008 - 10:08
ottimo.
io sicuramente dal mio piccolo blog vi spingerò con un post
di YouON - 22 luglio 2008 - 11:07
Skino, a conferma di quanto dice Giorgio non mi rimane che sottolineare come progetti mastodontici come eBay e Wikipedia si basino proprio su questo ciclo retroattivo di “fiducia e sfiducia” che il network riesce a governare. Certo, non è facile approntare un sistema autoregolabile di questa portata ma meglio un servizio in cui tra pari ci si attribuisce fiducia mpiuttosto che un canale top-down in cui la parola di qualcuno è “verità” dogmatica. Es. su wikipedia un’immissione di testo può essere “disputata” da altri lettori. Lo stesso accade per i giornali normali?
di Daniele Cerra - 22 luglio 2008 - 11:11
Ciao,
concordo sul fatto che il meccanismo della reputazione funzioni al crescere della rete.
Il problema se mai é proprio questo: come accelerare in tempi brevi il popolamento del db e la notorietà del sito per innescare questo meccanismo virtuoso ?
Avete pensato di promuovere partnership con siti verticali frequentati dalle diverse categorie rappresentate nel vostro sito ?
di Dave - 22 luglio 2008 - 16:09
In effetti, il fenomeno snowball è presente in tutte le community 2.0 ..ma anche 1.0
Stiamo facendo dei ragionamenti con alcuni portali verticali (in particolare immobiliari e del turismo) ma naturalmente siamo aperti ad ogni partnership e anzi invito i lettori di questo post che gestiscano siti verticali su infanzia, bricolage, ecc.. a farsi avanti a info[at]gliaffidabili.it.
Aumentare gli iscritti vuol dire aumentare la scelta e quindi portare valore per tutti i nostri utenti! Grazie ancora a tutti per gli spunnti
di Giorgio - 22 luglio 2008 - 17:13
ragazzi non vi arrendete
il progetto è interessante
ricordatevi che vi ho dedicato il mio tempo su corriereromano.it
lo faccio sempre con chi ha da dire e ha un atteggiamento sociale e di condivisione , tipico anche del 2.0
forza e coraggio andate avanti
di patrizia filippetti - 23 luglio 2008 - 11:48
Patrizia, grazie per l’articolo e per l’incoraggiamento Patriza .. ma intendiamoci, siamo ben lontani dall’arrenderci. Non vorrei che passasse questo mesaggio! La comunity sta crescendo in fretta e riceviamo molti commenti feedback dai nostri utenti.
Anzi, ti anticipo , a breve potrebbero essereci evoluzioni molto importanti
Intanto già da settembre rilasceremo le nuove funzionalità delle piattaforma per migliorare l’usabilità del sito e spingere la componente di viral/SN.. stay tuned
di Giorgio - 23 luglio 2008 - 16:59