Silvio Berlusconi e la nuova discesa in… Facebook

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Con una breve segnalazione della redazione online, il 14 maggio il “Corriere della Sera” ha annunciato un’esclusiva di “A”, il settimanale di Maria Latella, con cui si annuncia il “ritorno” di Silvio Berlusconi su Facebook, in grande stile.

A parlare è l’on. Antonio Palmieri, responsabile nazionale Internet del PDL, già creatore della pagina Facebook intitolata al “Governo Berlusconi“, che al momento piace a 22.000 persone. Si parla di un “ritorno”, perché l’attuale Presidente del Consiglio ha già una pagina Facebook, sostanzialmente inutilizzata nonostante abbia il “mi piace” di 229.000 iscritti al social network.

Tra le anticipazioni del “Corriere della Sera”, sono due dichiarazioni dell’on. Palmieri a colpire l’attenzione. Anzitutto, apprendiamo che Berlusconi “non sa navigare”, anche se pare conosca bene le potenzialità di Internet.

In secondo luogo, leggiamo che lo staff di Palmieri si è concentrato sulle strategie adottate nel Web 2.0 da Barack Obama e Nicolas Sarkozy, oltreché sul ricorso ai social network nella recente campagna elettorale del nuovo premier britannico David Cameron e di Nick Clegg. E una certa attenzione è stata dedicata anche alle pagine di star del mondo dello spettacolo.

Dopo le elezioni regionali 2010, il leader del PDL aveva inviato ai suoi elettori un messaggio audio tramite la pagina Facebook del quotidiano di famiglia “Il Giornale”, e più di un commentatore si era interrogato sulle ragioni di questa scelta. Politico nato televisivamente, Silvio Berlusconi nel giro di un mese dovrebbe però avere una nuova pagina Facebook: sarà interessante seguire le strategie di marketing politico correlate e, soprattutto, la frequenza d’aggiornamento, l’assetto dei filtri e l’interazione possibile, considerando che al momento il sito ufficiale dei sostenitori di Berlusconi non è fruibile senza registrazione. Ma la domanda su cui confrontarsi, in attesa di vedere l’annunciato ritorno, è questa: Berlusconi è un politico da Facebook?

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Commenti

  1. [1]

    Bella domanda! Se Berlusconi non è un politico da Facebook si attrezzerà per l’occasione. Se ha deciso di esserci per la seconda volta e di scatenare il click sul mi piace, potenzialmente potrà diventare un diretto concorrente dell’indiscutibile re del web Vendola. E da lì andrà avanti con Twitter?
    Staremo a vedere cosa avrà da dirci.Facebook o non facebook i contenuti resteranno gli stessi, e la sostanza non cambierà!

  2. [2]

    In Italia, nessun politico è da Facebook. B., poi, meno di tutti. Lui lo considera alla stessa stregua di Mediaset:uno spot televisivo-pubblicitario per il pensiero unico, il suo.
    Del resto se il sito dei sostenitori è chiuso a chiave (la registrazione contro i dissenzienti….) ci sarà un motivo, no?

  3. [3]

    Credo che Berlusconi sia il “politico da facebook” per eccellenza.
    La politica mediatica che ha avviato, aprendo una nuova era che purtroppo sta portando alla deriva del senso civico, trova nel noto social network il suo terreno ideale, un alleato in grado di moltiplicare esponenzialmente l’entusiasmo dei suoi “fan” (ahimé, lo sono già a tutti gli effetti con o senza facebook) senza chiedere a Berlusconi nulla che non faccia già da tempo.
    Con una buona squadra di professionisti della comunicazione (può evidentemente contare sui migliori), una quantità di battute ad effetto, la magia del fotoritocco e del sano populismo, il Cavaliere sbarcherà su facebook da vincitore.
    Perché su facebook la politica vera, quella delle decisioni che cambiano la vita delle persone, quella delle politiche pubbliche, quella del lavoro e della cultura, non conta: si perde tra le foto, i “mi piace”, le citazioni dalle canzoni, i video e il lavoro virtuale in fattoria.
    A dispetto delle enormi potenzialità a favore della partecipazione dal basso che la rete, il social e i nuovi media in generale avrebbero, insomma, temo che il web 2.0 stia venendo risucchiato ogni giorno più profondamente nel vortice delle urla che coprono la realtà, e Berlusconi è capace di urlare più forte di tutti.
    Usiamo la rete per costruire spazi di partecipazione autentici, se possiamo.

  4. [4]

    Comunque, è interessante che lo staff di Berlusconi, pur godendo di una posizione dominante sui principali canali televisivi, senta il bisogno di rilanciare il posizionamento su Facebook. D’accordo sul fatto che si tratta pur sempre di un politico nato televisivamente e capace di beneficiare della “spettacolarizzazione” che la televisione alimenta, con uno stile essenzialmente pubblicitario e propenso al monologo: proprio per questo però sarà interessante vedere cosa succede. Ma anche Facebook può prestarsi al “monologo”. Il problema sono i commenti e il loro tenore. Leggevo alcuni commenti a uno degli ultimi post di Sarkozy su Facebook: più di 3000 a cui “piace”, più di 5000 commenti, tra cui quelli di chi ricorda al presidente francese che “in Francia i re si decapitano”… Cosa succederebbe se i commenti alla pagina di Berlusconi fossero “liberi”?

  5. [5]

    Se i commenti fossero liberi io la sarei la prima a imbrattare la sua pagina! Ma figuriamoci se il cavaliere non si sia dotato per l’occasione di una serie di geni del social media marketing, che non lascerebbero mai la pagina libera. Sono convinta anch’io che userà la pagina fb come uno spot pubblicitario perchè plasmerà i suoi adepti della comunicazione a sua immagine e somiglianza.

  6. [6]

    A proposito del non “saper navigare”, leggo ora, appena uscita sul “Corriere”, una segnalazione con questo titolo: “Berlusconi inciampa su Google. E chiama «Gogol» il motore di ricerca”…

  7. [7]

    Ecco fatto! Vedo che tutti avevamo intuito bene… Il nostro Berlusca non ci delude mai!

  8. [8]

    Sarà colpa della sua fiducia in discesa, oppure la necessità di domare il temibile web, oppure la consapevolezza che “anche le affermazioni più folli possono velocemente diffondersi”.
    …la conseguenza è che presto saremmo testimoni di una pagina di facebook snaturata / taroccata.
    Non è poi cosi difficile censurare gli utenti dei commenti inconvenienti, e allora il wall non sarà altro che un muro decoroso, si, ma di gomma rimbalzante al vero dialogo e condivisione di idee.

  9. [9]

    Ringrazio Sara per le sue considerazioni. Mi fanno venire in mente quello che Carlo Formenti scrive in Cybersoviet, quando mette in evidenza che anche un blog può diventare veicolo di populismo ‘cibernetico’, senza interazione effettiva: in quel libro Formenti, in modo articolato, fa l’esempio di Beppe Grillo, i cui post arrivano ad avere anche migliaia di commenti… ma quanti leggono i commenti? In questo caso andrebbero fatte analisi molto sottili, anche sulle dinamiche auto-organizzative dei vari Meet-up… Ma Facebook è ancora più adatto al populismo cibernetico. C’è pur sempre il problema della “libertà” dei commenti. Staremo a vedere. In un certo senso, mi trovo d’accordo sia con l’affermazione secondo cui nessun politico italiano è da Facebook, sia con quella secondo cui Berlusconi potrebbe essere perfetto per Facebook. Il problema, allora, sta forse nel modo in cui è formulata la domanda iniziale: è troppo generico chiedersi se un politico è oppure non è “da Facebook”. Dipende, credo, dal singolo politico, dalle intenzioni, e dalla capacità del politico di muoversi nei social media nel loro complesso…

  10. [10]

    La prima cosa che ho pensato è stata: sfrutteranno Facebook per far vedere che Berlusconi è attento alla Rete, mettendo qualche video-monologo, poi la pagina verrà dimeticata o quasi. Però voglio cercare di non essere prevenuta; certo i precedenti non sono proprio esaltanti (eufemismo), ma voglio vedere prima di giudicare. Berlusconi si è reso conto che è bene tenere in considerazione Facebook (mi sembra già tanto) e sono molto curiosa di vedere come si comporterà.

  11. [11]

    La dimenticano sempre….Appena scampano le elezioni.
    Adesso se ne sono ricordati perchè B. è nei guai (la legge sulle intercettazioni, in via di approvazione,che lo protegge da qualunque indagine un po’ approfondita).
    Se , mai, riusciranno a mettere il bavaglio all’opposizione, quella pagina scomparirà dalla memoria .

  12. [12]

    Anch’io come Monica non voglio essere prevenuto, anche se sospetto che l’uso prevalente sarà quello da lei pensato. E sono d’accordo con Ratamusa sul fatto che, in un periodo di declino nei sondaggi di “gradimento”, un po’ di clamore sulla “discesa in Facebook” dal punto di vista del marketing politico avrebbe un suo senso. Ma nel caso italiano queste iniziative si sgonfiano rapidamente, e poi non è detto che questa decolli realmente.

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