Dopo le recenti vicende che hanno coinvolto il governo del Venezuela e il Web, in base a quanto avvenuto su un blog che riportava alcune indiscrezioni su un presunto, ma falso, omicidio di uno dei Ministri locali, era piuttosto intuibile che si potesse iniziasse a parlare di nuove leggi e regole per limitare, in quel Paese, l’informazione e la libertà di espressione su Internet.
Infatti, non si è dovuto attendere molto: il presidente del Venezuela, Hugo Chavez, potrebbe presto decidere di monitorare, bloccare e agire per vie legali contro i siti che violano le dure leggi venezuelane.
A suo parere, infatti, questi siti sarebbero utilizzati per organizzare colpi di stato:
Dobbiamo agire. Chiederemo aiuto al procuratore generale, perché questo è un reato. Ho informazioni che questa pagina periodicamente pubblica articoli che invocano un colpo di stato. Questo non può essere permesso.
Potrebbero essere Twitter e Facebook, nel particolare, le piattaforme destinate a subire forti limitazioni circa la libertà di espressione, in quanto anche in Venezuela, come in tutto il mondo, sono i due social più frequentati e utilizzati, tra l’altro, anche per le propagande politiche dell’opposizione.
In ogni caso, è probabile che emergano presto informazioni sui possibili provvedimenti a tal proposito: i social network, in Venezuela, rischiano di subire lo stesso trattamento ricevuto in paesi quali la Cina e l’Iran.

“Internet non può essere un qualcosa di aperto dove tutto ciò che si dice è fatto. Ogni nazione deve applicare le proprie regole e norme. Dobbiamo agire. Chiederemo al procuratore generale di aiutarci, perché questo è un crimine. Sono stato informato che questa pagina pubblica periodicamente incitamenti al colpo di stato. Questo non può essere permesso”
In Italia questo non è sicuramente permesso, per molto meno i proprietari di siti che incitano al colpo di stato sono perquisiti, la loro atrezzatura informatica sequestrata e il loro sito censurato. In Italia basta un commento che diffami per bloccare un sito come è avvenuto in alcuni casi (vedi il sito dei consumatori).
di Sandro kensan - 16 marzo 2010 - 17:09