Ragionando sui modelli in cui è strutturata la nostra società, pensavo il mondo sembra fatto per le coppie e le famiglie, la Rete per i single.
Vi sembra un giudizio troppo netto? Provate a trovare una confezione di funghi, o di formaggio, per una persona sola, senza doverne fare indigestione per tre giorni. E così per tutta una serie di altre cose.
Invece la tecnologia, e in particolare la Rete, funzionano un po’ al contrario. Non si sa bene perché, forse perché un buon programmatore deve essere tradizionalmente e immancabilmente solo nella propria cameretta a passare nottate insonni di fronte al PC, fatto sta che la tecnologia Web tutta sembra invece dedicata ai single.
Un esempio su tutti è quello della posta elettronica. Si sceglie un nome e una password che sono personali, ma non esiste, ad esempio, una posta familiare, in cui ci sia un meccanismo per selezionare semplicemente chi sta rispondendo, e dopo chi ha interagito con chi. Ci si può arrivare, con qualche giro, ma non è pensata per quello.
Si può obiettare che ormai tutti hanno un proprio computer personale, ma questo discorso vale anche sotto un altro aspetto, quello delle identità multiple di una sola persona. Schizofrenici a parte, chi dovesse ad esempio avere due profili su YouTube, per motivi di lavoro, passa le giornate ad inserire numi utenti e password, a meno di non utilizzare diversi browser per diverse identità, ma è un metodo troppo raffazzonato.
Il discorso, in generale, può valere per molti dei siti con registrazione, e per il momento sembra non intravedersi nessuna soluzione. Eppure, la tecnologia attuale dovrebbe poter permettere qualcosa del genere, cioè la possibilità di inserire le password una sola volta, e poi poter scegliere, con un click, chi vogliamo essere in quel momento.
Foto: left-hand

Interessante argomento e non nego che qualcosa del genere mi aveva sfiorato: tempo fa, infatti, pensavo a una sorta virtualizzazione della propria casa, che avrebbe visto come attori le persone che la abitavano. Appariva come un sito ma avrebbe permesso azioni di diversa natura.
Bene, riflettendoci a tempo perso mi accorsi delle difficoltà di convertire le azioni più usuali di ogni utente con il proprio PC rispetto a strumenti virtuali comuni. E a ben vedere, forse il nocciolo è proprio questo: si capisce che la collaborazione è una parte del futuro, ma lo strumento, il tramite (ovvero il PC o il portatile o il palmare o altro) beh quello ancora oggi è idealizzato nel futuro come qualcosa di personale.
Un pò come dire “sì faremo insieme, ma ognuno a casa sua”. Mi chiedo il perchè di questo e una risposta ce l’avrei: forse è così perchè anche volendo collaborare virtualmente, abbattendo le frontiere fisiche della conoscenza di ognuno con un altro, alla fine siam pur sempre “sconosciuti”, quindi ci rassicura il poter collaborare online senza andare oltre ed ecco quindi che riusciamo a immaginare sistemi e applicazioni avanzate ma pur sempre sotto questo paradigma.
Wow, che giri mentali alle 9.28!
Mi serve un caffè
di Nicola Lozito - 14 luglio 2009 - 09:29
Grazie per le interessanti osservazioni.
Sì, vogliamo stare da soli per il 90% delle cose che facciamo sul Web, ma in certi casi sarebbe probabilmente più utile qualcosa di leggermente diverso, così come molti siti già adesso predispongono servizi per la collaborazione, solo che tradizionalmente alcune cose, come le registrazioni ai siti, ne sono rimaste fuori.
di Alfredo Bucciante - 15 luglio 2009 - 00:27
Sono due aspetti molto interessanti quelli che sottolinei, uno quello delle diverse personalita’ sociali con cui ci si presenta (professionale, hobbistica, ecc), che sono gia’ oggetto di vari ragionamenti rispetto alla partecipazione ai social network che esplicitano le nostre connessioni sociali, anche piu’ di quanto si vorrebbe a volte (vedi questo paper a cura di ricercatori google http://w2spconf.com/2008/papers/s3p2.pdf)
l’altro e’ quello di avere una modalita’ di comunicazione come “nucleo familiare” cosa che per me e’ saltata con il cellulare.. tutti in casa sapevano chi riceveva telefonate e quanto stavo al telefono (con le conseguenti “chi era? – cosa voleva?”) con la suoneria ammutolita tutta questa “blanda” forma di controllo/condivisione salta..
Questa tua proposta di avere online una “casa collettiva” e’ interessante.. mi immagino gia’ le discussioni: “oggi tocca a te aggionare il blog” “uffa,mamma sempre a me? perche’ non lo dici mai a lui?”
di eleonora - 15 luglio 2009 - 10:22