Mai sentito parlare di OpenSpime? Probabilmente no, vista la recentissima comparsa di questo neologismo nel dizionario delle parole di Internet. La situazione è però destinata a cambiare in tempi rapidi data la risonanza che l’OpenSpime sta ottenendo a livello internazionale.
In estrema sintesi, OpenSpime è un protocollo di comunicazione aperto che permette a dispositivi elettronici dotati di sensori GPS di trasmettere informazioni che, attraverso la rete Internet, vengono aggregate e rielaborate. In altre parole, una sorta di linguaggio con cui le “cose” possono comunicare e relazionarsi in rete, una rete che per molti versi può essere etichettata come Web 3.0.
In termini pratici, ipotizzando una diffusione capillare di dispositivi dotati di sensori che, per esempio, rilevano informazioni ambientali come la temperatura o analizzano la presenza dell’aria di alcune sostanze, grazie al protocollo OpenSpime sarà possibile dare i dati rilevati in tempo reale in pasto a un software che li rielabora. Si può così monitorare la presenza di CO2 a livello globale, non limitandosi a effettuare alcune misurazioni in luoghi predefiniti ma aggregando informazioni raccolte da una moltitudine di dispositivi che, per ipotesi, possono essere integrate nei normali cellulari.
Come spiegano gli ideatori del protocollo, OpenSpime offre svariate possibilità di applicazione e ha potenzialità sicuramente interessanti, al punto tale di poter aprire una nuova era del Web che dopo la rete di computer (Web 1.0) e quella di persone (Web 2.0) può essere definita come Internet delle cose o Web 3.0.
Pur raccogliendo attenzione a livello internazionale, OpenSpime è una tecnologia che rappresenta un motivo di vanto per l’Italia poiché è sviluppata dalla start-up italiana WideTag Inc.

Il web 3.0 non deve essere la rete di cose, ma la rete della democrazia: esiste già, e si chiama “the grid” è in fase di lancio al CERN, proprio l’istituto che ha creato internet: “the grid” permetterà una diffusione delle informazioni RILEVANTI a una velocità che attualmente non possiamo immaginare (ci stanno lavorando al CERN, ripeto, dove ci sono tra i massimi cervelli mondiali), e soprattutto espanderà le potenze di calcolo globali a livelli che permetteranno di tenere conto della semantica del contenuto di GRID… qualunque oggetto composto di bit sarà inarrestabile… nel bene e nel male… siamo noi che erediteremo questa responsabilità, presto vedremo di che pasta è fatta l’umanità
di Luca - 15 aprile 2008 - 07:48
ci sono molte visioni e previsioni di quello che potrà essere definito Web 2.0. Non è detto che siano “alternative”…
di Daniele Cerra - 15 aprile 2008 - 09:54
Ci sono differenti visioni sul Web 3, ma l’ “Internet delle cose” è la prima volta che la sento.
Anche io ero “rimasto” a quanto dice Luca.
E anche la definizione di web 1 mi pare molto azzardata.
di Simone - 16 aprile 2008 - 14:09
Mmm… la prima volta che senti parlare di Internet delle cose?… è un concetto molto noto a chi si occupa, per esempio, di reti e comunicazione mobile. Ti mando un paio di link:
http://punto-informatico.it/p.aspx?i=1348805
http://lucarosati.it/blog/la-forma-del-futuro
Forse pensare alla possibilità che la “prossima” rete non sia legata ai PC è un modo di interpretare possibili sviluppi.
Per quanto riguarda di Grid, se ne parla da una decina di anni ed è un argomento sicuramente stimolante.
http://it.wikipedia.org/wiki/Grid_computing
Non penso che si tratta di visioni in contrasto ed esclusive inr ealtà…
di Daniele Cerra - 16 aprile 2008 - 14:41
io invece sono d’accordo il “post-atario”
e devo riconoscre che è un argomento di cui si parlerà nel futuro e neanche non troppo remoto! posso aggiungere che grazie alla rete i sistemi che oggi reputiamo statici, diventeranno dinamici, come se avessero vita.
parlo dei frigoriferi e tutto ciò di cui oggi utilizziamo. Avranno anche loro un loro posto nela rete.
Controllerà le scadenze ecc.
i sistemi GPS, saranno alla portata di tutti e comunicheremo in, con i nostri elettrodomestici, grazie alla rete!
e molto altro ancora!
il mondo è on line!
di pepstx - 22 aprile 2008 - 11:58
@pepstx
bello… ma…
1 – prima di avere qualcosa alla portata di “tutti”, come i frigoriferi server, dovremo prima far sì che tutti abbiano il frigo e prima ancora che abbiano qualcosa da metterci dentro…
2 – il mondo è online? forse dimentichi che infelicità, depressione, e altri disordini mentali sono sconosciuti alle civiltà pretecnoclogiche ancora in vita in alcuni angoli del mondo, e che l’alienazione dell’individuo avviene tramite la distruzione del concetto di comunità vera (cioè non virtuale), la distruzione del villaggio locale in favore di quello globale, laddove globale è bello perchè mette in competizione parti del mondo che non possono competere, impoverendo tutti, e locale è brutto perchè non è globale (ragionamento ferreo)
3 – prima di arrivarci dovremo riuscire a sopravvivere alle guerre per il petrolio e quelle per la creazione dell’instabilità locale (travestite in tutti i modi, soprattutto come guerre religiose ed etniche) come strumento di controllo globale tramite le guerre dei poveri con le armi dei ricchi, (le guerre di oggi), le guerre per la fame (quelle di domani, come paventa la banca mondiale, noto ente benefattore), e quelle per l’acqua (le guerre di dopodomani)
menno male almeno che stiamo parlando di OPENspime… se fosse closed sarebbe peggio, ma per questo ci penseranno microsoft e la sua ghenga
di sybillinux - 22 aprile 2008 - 15:36
credo che essere costretto a scrivere qui perchè non ho nessun altro con cui parlare sia una forma di alienazione, e non credo che sia solo un mio problema…
di sybillinux - 22 aprile 2008 - 15:38
io non vorrei entrare in polemica,anche xchè sarebbe inutile parlare o cercare di far capire un’altra persona che è forte delle sue idee e non sarò di certo io volerle contraddire.
e cmq… chi non vorrebbe che le guerre finissero?! penso ogni persona di buon senso, ma credo anche e la storia lo insegna, che ci sono sempre state, fin dai tempi più remoti e per tanto credo che il tuo discorso sia un tantino utopico nel breve termine!
le persone si alienano x molte altre cose e la rete credo che sia uno dei fattori che incida meno, anzi, forse è uno dei strumenti, come l’arte, che possa aiutare chiuque a parlare, gratuitamente al mondo in modo dinamico e veloce.
La rete è uno dei strumenti più forti, che oggi giorni potrebbe essere sfruttata x portare cultura ai paesi poveri, portare la lezione di un prof. che sta in Francia, fino all’altro capo del mondo solo con l’ausilio di un pc e più avanti basterà un “telefonino”.
La riqualificazione del territorio, grazie alla rete.
paesetti che oggi non esistono neanche più nelle cartine geografiche, nella rete risorgono con i loro prodotti tipici e peculiarità.
il mondo è on line!
ma c’è molto da fare!
ma pensare che si possano risolvere tutti i problemi del mondo è un ragionamento utopico che non porta da nessuna parte.
come il non fare la TAV.
di pepstx - 23 aprile 2008 - 00:18
a me fa paura… solo paura.
Ci sono cosi’ tante cose che si potrebbero fare con la tecnologia esistente che questa mania da big brother mi fa venir la pelle d’oca!
di Ivan - 29 aprile 2008 - 14:50
Certo che per ritornare al filo del discorso originario… se per ogni arma da fuoco ci fosse un chip in grado di localizzarlo su una google maps… si potrebbe tracciare in tempo reale la VERA situazione delle guerre nel mondo.
Ovviamente è “solo” una provocazione… ma le applicazioni di queste tecnologie sono davvero infinite…
di Daniele Cerra - 5 maggio 2008 - 23:23
@ Daniele
apprezzo questa provocazione sul tracciamento delle armi… aggiungo un dettaglio implementativo: i granelli di “smart-dust” dovrebbero appartenere a “famiglie” ed essere applicati in modo coerente (tutti con lo stesso identificativo):
- il primo su chi costruisce l’arma, e voglio nome, cognome, faccia e indirizzo di casa su internet (servizio gratis, o meglio, come tutto ciò che è gratis per qualcuno, a spese dei fessi)
- un altro su tutti gli azionisti della società che produce l’arma (nome e faccia…)
- un altro su chi commissiona l’arma (sempre nome e faccia, aggiornata e senza parrucchino e senza diabolico sorriso paralitico, su internet)
- un altro su chi paga realmente l’arma
- un altro su chi usa l’arma (idem…)
- un altro su tutti i proiettili usati da quell’arma
- un altro su chi viene ammazzato o ferito da quell’arma (nel caso che il proiettile sia rimosso oppure non si tratti di un proiettile, ma tanto per citare qualcosa di cui l’Italia va fiera, una mina antiuomo o un orsetto antibambino o una bambola antibambina)
- un altro sul giornalista che fa il reportage degli scontri in cui quell’arma viene usata
- un altro su chi decide di mandare o meno in onda il reportage
- e uno infine su tutti i famigliari di chi è stato ammazzato
in questo “scenario” avremmo un bell’internet “delle cose”, ma qualcuno potrebbe fare una domanda su tutti quei granelli:
PERCHÉ?
naturalmente allora ci vorrebbe un granello anche su chi fa la domanda, giusto per sapere dove lo seppelliscono dopo averlo suicidato invece di rispondergli:
gli porterei volentieri dei fiori, ma in tal caso avrei anch’io un granello della stessa famiglia, e probabilmente resterei a fargli compagnia
PS: se a qualcuno vengono in mente altri granelli lo pregherei di fare come me, cioè dedicare un po’ del poco tempo che il fato ci concede per dirmelo
_____________________
@ Ivan:
senti… anch’io ho paura, e provo anche altri sentimenti
purtroppo la ricchezza del catalogo delle miserie umane è così grande che sentirei il bisogno di mettere in piedi un museo dell’orrore, e devolvere tutti i proventi in beneficenza, cosa che contribuirebbe non poco la redistribuzione dei redditi, perché il fascino che le cose orrende esercita su alcune persone è talmente alto che sarebbero disposte a pagare molto (MOLTO) per vedere cosa vede il proiettile dentro il cuore ancora pulsante della vittima, o la faccia del povero cristo che si ingrandisce mentre il proiettile riprende e gli arriva in fronte o in bocca, oppure ancora una visione panoramica di tutti i pezzetti che rimangono sparsi per terra di un kamikaze palestinese…
e poi diciamo così… la bomba atomica… fa paura… ma solo se ce l’ha qualcuno sì, e qualcuno no, e quel “qualcuno sì” (che l’ha usata per massacrare) decide che il “qualcuno no” (che finora è stato solo massacrato) non deve deve averla anche lui, perchè sarebbe pericoloso per la pace e impedirebbe l’esportazione della democrazia…
se ce l’hanno tutti però le cose stanno diversamente… mi sembra ovvio…
quindi caro Ivan, io direi che all’interno di un “internet delle cose” io ci metterei una bella scatola nera per ognuno degli abitanti della terra: tutto, (TUTTO) quello che uno fa verrebbe registrato e conservato per sempre, (non abbiamo neanche oggi problemi di storage se pensi solo a quanti dati poteva contenere una stupida VHS di quasi 30 anni fa, registrata in digitale)
in questo caso il grande fratello non mi fa paura: posso fare tutte le porcherie che voglio, e so che quelle di chiunque altro sono registrate esattamente come le mie: sarebbe un bel risparmio in spese legali…
voglio proprio vedere chi mi viene a fare causa…
di sybillinux - 6 maggio 2008 - 00:05
qualche genio dello slogan “il mondo è online” non sente il bisogno di ripeterlo?
lo slogan, per citare daniele silvestri…
“detto da una voce sola
è debole, ridicolo, è un uccello che non vola
ma lascia che si uniscano le voci di una folla
e allora avrai l’effetto di un aereo che decolla
la gente che grida parole violente
non vede, non sente, non pensa per niente
non mi devi giudicare male
anch’io ho tanta voglia di gridare
ma è del tuo coro che ho paura
perché lo slogan è fascista di natura”
di sybillinux - 30 maggio 2008 - 19:40
chi si sente ancora attaccato o magari crede di colpevolizzare le persone circoscrivendole in un cerchio, denominadole con qualche aggettivo appartenente al secolo scorso, bè… per me è un bel pò all’antica!!!!
e non aggiungo altro!!
complimenti per le rimette!!
ma credo che tu sia fuori tema!!
di pepstx - 31 maggio 2008 - 21:03