di
Daniela Gamba -
Venerdì 30 Novembre 2007 alle 16:03
Dal web2Oltre giungono diverse novità italiane nell’ambito del web 2.0.
Novità che tra i blogger non sono molto note, probabilmente perchè calate dall’alto, sviluppate da grandi aziende che devono conquistare la fiducia della Rete prima di entrarne a farvi parte.
Per quanto riguarda però le dinamiche di costruzione della partecipazione, mi viene un dubbio che sarà sempre molto difficile per le grandi aziende entrare nelle comunità online.
Partecipo è il nuovo progetto 2.0 della famosa catena di ristoranti. La grafica è in pieno stile 2.0, e le forme di partecipazione per l’utente sono il blog (interno al sistema), l’upload di foto e video connessi rispettivamente a Flickr e a YouTube.
di
Daniele Cerra -
Venerdì 30 Novembre 2007 alle 08:40
Chi progetta soluzioni web 2.0 per le aziende (o sarebbe meglio dire le Enterprise 2.0 per rimanere nel tema di questo blog) o chi si arrovella a trovare soluzioni di marketing che facciano breccia nei nuovi media, solitamente si trova ad affrontare temi quali il modello di business, il miglioramento dei processi interni e altre questioni “noiose”. In altre parole si progettare il Web 2.0 ancora secondo i canoni del mondo 1.0.
I personaggi famosi sono quotidianamente sotto l’occhio dell’opinione pubblica, che in passato era identificato esclusivamente con quello della telecamera, puntata con frequenza sui volti dei VIP.
Era piuttosto banale, nell’era precedente al web 2.0, controllare la propria reputazione, ed elaborare le proprie strategie di marketing relazionale.
Internet ha messo in crisi questo schema di monitoraggio: la reputazione entra ed esce dai flussi di discussione che imperversano, pressoché incontrollabili, su forum, newsgroup e blog.
L’evento si è svolto (come annunciato qualche giorno fa da Giacomo Dotta sul Blog Webnews) il 27 novembre 2007 presso l’università IULM di Milano. Noi eravamo presenti e in questo articolo ci piacerebbe far emergere, e quindi discutere con voi, i punti fondamentali della conferenza.
Il programma lo trovate nella notizia di Giacomo e quindi non lo riportiamo per evitare inutili ripetizioni, in questa sede mi limiterò a riassumere brevemente gli interventi e a delineare le mie personali opinioni in merito.
Come recitava quello spot anni 80? Il buco con il fresco intorno? No, non era così. Chi se lo ricorda?
Vagamente ho cercato di parafrasarlo nel titolo di questo intervento, che cerco subito di chiarire: come è stato detto allo IAB Forum il ruolo del marketing d’ora in poi sarà quello di considerare il consumatore finale come un amico e giudice, e non come un recettore passivo di comunicazioni promozionali.
Luca De Biase, protagonista proprio allo IAB 2007, ha ripreso questo concetto in questi giorni, parlando di economia della felicità.
di
Daniele Cerra -
Giovedì 29 Novembre 2007 alle 08:32
In ogni società, quindi anche nei social network, è da prevedere la presenza di elementi di disturbo e di sabotatori. Facendo una pensata tra amici su alcune attività di social marketing che avrebbero potuto avere degli riscontri positivi ma che si collocano ai limiti della correttezza (o forse un po’ oltre il limite), ci siamo fermati a riflettere sul fatto che i social network sono ancora decisamente troppo vulnerabili.
Non sto parlando di caccia ai bachi delle piattaforme o di eventi di pirateria informatica, ma di veri e propri atti “di inquinamento sociale” che possono arrivare a destabilizzare le fondamenta del network e che possono essere compiuti solo dagli stessi membri della comunità. Atti che potrebbero minare il normale svolgimento della vita comunitaria temporaneamente e rafforzarle oppure devastarne la credibilità in maniera irrimediabile. Qualche esempio può aiutarci a capire.
Cosa accadrebbe, per esempio, se un gruppo di persone decidessero di coalizzarsi per rovinare la reputazione di alcuni utenti dei più noti social network? Qualche feedback negativo, una voce “contro” di troppo ed ecco che l’utente si gioca la faccia. Su LinkedIn e network affini la cosa non sarebbe affatto piacevole. E se invece allo stesso modo si riuscissero a “drogare” i risultati delle news più diggate o le classifiche dei brani più ascoltati su Last.fm?