Esiste una “bolla dei social media”?
di Luca Mori - Giovedì 6 Maggio 2010 alle 11:40
Umair Haque, direttore del laboratorio di strategia e innovazione Havas Media Lab, nel suo blog sul sito della prestigiosa Harvard Business Review ha scritto un post che ha fatto molto discutere: ripreso anche da alcuni giornali italiani, il post denuncia l’esistenza di una bolla speculativa dei social media.
Di cosa si tratta? In primo luogo, a suo avviso, c’è un’enfasi ingiustificata sulle relazioni rese possibili dalle piattaforme di social networking. Si tratta nella grande maggioranza dei casi di relazioni sottili, deboli, artificiali:
Internet non ci sta mettendo in relazione così tanto come pensiamo
Traslando dall’economia al Web la metafora della bolla speculativa, Haque sostiene che i social media stanno mettendo in circolazione connessioni “di bassa qualità”, che raramente si trasformano in qualcosa di solido e duraturo. Insomma, c’è un’inflazione della relazione: un aumento del numero delle relazioni apparenti, come la corsa all’aggiunta degli amici su Facebook, a cui non corrisponde l’aumento delle relazioni reali.
Per argomentare il suo punto di vista, presentato come un’ipotesi, Haque riflette sul fatto che i social media non liberano dall’esistenza di dinamiche di monopolizzazione e controllo degli snodi mediali principali; inoltre, nei social network continuerebbe a prevalere l’omofilia, cioè l’adesione o la costruzione di reti esclusive con chi viene sentito “simile” a sé; inoltre, poiché le relazioni non sono facilmente monetizzabili, i gestori dei social network principali tenderebbero a fare ricorso a metodi “estrattivi ed eticamente discutibili” per avere profitti.
C’è poi la questione della qualità dei contenuti: nel panorama attuale, una rete di microcredito socialmente utile come Kiva è molto meno visibile di una piattaforma come Farmville, la quale è sostanzialmente inutile dal punto di vista sociale ma attrae utenti e pubblicitari.
Haque si interroga sulle promesse non mantenute della rete: la logica delle gare di bellezza e popolarità, secondo l’economista, sta prevalendo su quella della comunità, della fiducia e delle relazioni “vere”. Il suo discorso però non si ferma a questo post: in altri interventi, si concentra sull’uso di social media e social tool per rendere meno antisociali le organizzazioni in cui viviamo e lavoriamo. Con l’ipotesi che “comunità efficienti” aiuterebbero molto anche l’economia.

Basta pensare ai Fake People e alla richiesta inutili di amicizia che arrivano. Alla quantità di inviti a gruppi di dubbia utilità. Prevedo che come tutte le mode anche facebook andrà a scemare a favore di social network (anche a pagamento) ma di nicchia.
di Matteo - 06 Maggio 2010 - 18:25
il dubbio in effetti c’è,lo dico da persona che vive i social network per svago ma soprattutto per marketing. anche in questo momento in cui scrivo usufruisco delle potenzialità del web 2.0. in chiave sociale condividendo con te che mi leggi il mio pensiero ma tra questo e dire che il revenue di un hotel ad esempio piuttosto che di un’ azienda può cambiare drasticamente, forse ancora ne siamo lontani, specie se consideriamo il fatto che il buzz creato sul web e il relativo roi, sono difficilmente misurabili. Come possiamo misurare tutto ciò? Lasciamo piuttosto che questo fenomeno sociale si sviluppi e non cannibalizziamolo seguendo le logiche del profitto o del voler creare soltanto rumore!!!
di Byronn99 - 06 Maggio 2010 - 22:09
Se ne sono accorti solo ora?
di Ratamusa - 07 Maggio 2010 - 12:28
Di certo c’è un grosso cambiamento in corso. I rapporti umani stanno cambiando e ne sono riprova la fine dell’idea di coppia fissa e di relazioni a lungo termine: conosciamo molte più persone nella nostra vita e condividiamo tanti pezzetti di esperienze effimere. Certamente c’è la rincorsa al tentativo di padroneggiare i Social media da parte delle aziende. Queste molte volte riescono nel loro intento, di esempi ne abbiamo moltissimi, quindi non parlerei proprio di “bolla”.
Quello che mi stupisce di più è continuare a fare queste analisi tra “addetti al lavoro” mentre il cambiamento investe tutti.
di Daniele Federico - 11 Maggio 2010 - 12:56
Fuffa 2.0, niente di più. Ogni tempo ha la sua: SL, i corporate blog, oggi i 4 fan in croce…
di Marketing Park - 11 Maggio 2010 - 14:21
@12/13
In Italia, almeno….Sono interessati ad altre cose(potere & posizione propriea spese di chiunque altro).
Se non portano a vantaggi immediati spendibili politicamente, socialmente ed economico-finanziariamente,vengono ignorati.
di Ratamusa - 17 Maggio 2010 - 20:44
Ringrazio per tutti i commenti. Ho l’impressione che viviamo ancora in una fase confusa, anche perché “aurorale”: con il Web2.0 si è effettivamente esteso l’orizzonte delle opportunità di relazione e interazione, e viviamo in un mondo con un tasso molto rapido di mutamento, un po’ per tutti gli usi e gli stili di comunicazione e relazione (sul lavoro, in famiglia, ecc.). Uno dei problemi forse sta nel distinguere tra [1] il business che si può costruire attorno ai nuovi social media e [2] la qualità delle relazioni che i social media potrebbero permettere, senza sostituire ma intrecciandosi alle relazioni “dal vivo”. Le promesse disattese, al momento, riguardano più questo secondo punto… Ma Haque suggerisce che proprio questo secondo punto - relativo alla possibilità di avere “comunità efficienti” - avrebbe implicazioni economiche importanti. Sono temi che andrebbero finalmente discussi non solo tra addetti ai lavori, è vero… perché comunque, bolla o non bolla, hanno un impatto sociale colossale.
di Luca - 21 Maggio 2010 - 15:18
Questo è anche vero…..
di Ratamusa - 21 Maggio 2010 - 20:48