Il Web 2.0 come materia di studio?
di - Venerdì 5 Ottobre 2007 alle 08:43Sul Web 2.0 le opinioni sono davvero discordanti, per molti si tratta solo di una bolla, per altri è la normale ed entusiasmante evoluzione del Web 1.0 e della comunicazione in rete. Inutile dire che mi trovo schierato con quest’ultima fazione. Fino a che il discorso rimane in rete, nelle pagine di qualche forum o di qualche blog, il problema non si pone più di tanto.
Ma se venisse affrontato in università? No, nessuna iniziativa da parte di qualche ateneo, tranquilli, semplicemente un post del Professor Epifani, pubblicato sul suo blog personale, che fa riflettere sull’importanza del Web 2.0 e sulla sua diffusione.
Breve riassunto (il post spiega tutto): sessione di esame di “Comunicazione Interattiva“, la studentessa interrogata dal Prof. Epifani non risponde alla domanda che le chiede un parere sul Web 2.0, semplicemente perchè “in realtà questo argomento non lo conosco proprio” risponde la studentessa. La conclusione del post: una lunga discussione in merito al fatto che una studentessa di Scienze delle Comunicazioni, per lo più in un esame di Comunicazione Interattiva, dovrebbe sapere cosa sia il Web 2.0, almeno per sentito dire.
Potremmo discutere per ore, i commenti al post di Stefano sono indicativi proprio dell’esistenza di quella discordia fra chi crede e chi non crede nel Web 2.0, ma la questione è un’altra: il Web 2.0 può essere materia di studio?
Si, almeno dal punto di vista della comunicazione. I libri che trattano l’argomento esistono, si stanno diffondendo, e anche chi vede nel Web 2.0 solamente del puro marketing, dovrà riconoscere in ogni caso che è un fenomeno della rete, della comunicazione in rete, e pertanto merita sicuramente di essere studiato da chi farà della comunicazione (online o offline che sia) la propria professione.
Non si tratta di una semplice definizione, il 2.0 è qualcosa che nasconde tendenze e approcci del web diversi, mai visti negli anni precedenti.
Probabilmente non si parla di Web 2.0 nei testi universitari, questo potrebbe essere il problema, ma come possiamo pensare di parlare di corporate blog e Web 2.0 nelle aziende, se viene considerato un argomento “secondario”.
Domanda: secondo voi la studentessa è stata bocciata (rispondete prima di leggere il post del prof)? Curiosità: voi cosa avreste fatto al post del prof?

Andrò OT, perdonatemi.
Credo che quel post sia indicativo di come stia scadendo il mondo dei blog, o quantomeno quello dei blog più letti e seguiti.
L’essere autoreferenziali, il dover per forza creare dei meme per scalare le classifiche, porta ad una perdita di contenuti, ad una bassissima attenzione alla privacy che è quasi disarmante.
I blogger pubblicano i loro numeri di cellulare, notizie personali e chissà quant’altro senza pensare che il web sia una vera e propria piazza.
Vi siete accorti che la studentessa potrebbe benissimo denunciare Stefano Epifani per diffamazione? Bocciare una studentessa è nei diritti/doveri di ogni bravo insegnante e questo non si discute!
Ciò che discuto è il metodo: possibile mai che si debba ricorrere al denigrare pubblicamente una persona per confermare una tesi che ha milioni di esempi? Bastava non indicare il giorno, bastava non dare troppi dettagli.
Nel malaugurato caso in cui la ragazza legga quel post, come si dovrebbe sentire? Le è stato dato dell’ignorante pubblicamente, è stata apposta la figura di un asino ed evito di sintetizzare i commenti poco carini nei suoi confronti.
Peccato che le leggi in questo paese non vengano applicate
di Francesco Biacca - 05 Ottobre 2007 - 13:53
Dipende sempre da cosa si associa al termine web 2.0 e soprattutto quali desideri e speranze vengono deluse. Come tantissimi fenomeni, anche il web 2.0 deve fare i conti con la fase iniziale di eccessivo entusiasmo (con relativa speculazione) ma che la natura sociale della rete e che i contenuti prodotti degli utenti abbia fatto un salto è un dato di fatto.
di Gian - 05 Ottobre 2007 - 14:40
Nel post del professor Epifani mi sembra si diano più colpe all’università italiana che agli studenti. Più autocritica che critica.
La descrizione dell’esame e della ragazza rimandata sono il pretesto per parlare di questo argomento più che per deridere la malcapitata studentessa.
Da un lato l’università con una qualità degli insegnati in calo, insegnamenti troppo lunghi, teorici, distanti dalla realtà lavorativa. D’altro lato gli studenti che la prendono troppo alla leggera…
Lo studio dovrebbe essere lo spunto di partenza… non di arrivo! Che ci si muova pure un pò da soli!
Puoi anche lavorare, puoi avere le tue ragioni… ma se decidi di frequentare l’università, devi studiare e devi essere preparato… non c’è giustificazione che tenga. Unica attenuante… se il prof non ne avesse mai parlato a lezione (che lei comunque non ha frequentato).
Per quanto riguarda il web 2.0… indipendetemente dall’appoggiare o meno tale definizione, bisognerebbe saperne parlare come fenomeno di merketing (se non altro serve a vendere servizi).
di Calogero Dimino - 05 Ottobre 2007 - 16:45
Non ho ancora letto il post del prof ma alla domanda se il Web 2.0 può essere materia di studio si può rispondere con un altra domanda:
- il Web 2.0 era materia di esame?
- Se non lo era di chi è la colpa?
Certo è che alla preparazione di un esame di comunicazione interattiva se ne poteva anche parlare prima.
di Saba - 05 Ottobre 2007 - 17:05
“[..]I libri che trattano l’argomento esistono, si stanno diffondendo[..]” ne hai Sapresti consigliarmene qualcuno particolarmente interessante in materia? Vorrei approfondire un pò l’argomento :) Grassie
di JeKo - 06 Ottobre 2007 - 00:23
Di libri ce ne sono diversi, in italiano io ho letto Web 2.0 The Second Internet Revolution che trovi qui: http://www.lulu.com/content/82.....9241 ; altri possono essere abbastanza simili, dipende molto da cosa vuoi leggere, ce ne sono di specifici sul web 2.0 (ho letto da poco anche Wikinomics, che riguarda in particolare wikipedia e la collaborazione online nella creazione di contenuti).
Di italiani che mi vengono in mente ci sono poi : http://www.web-20.it/internet-.....-cambiato/ che però rimane sempre generico, altri non mi ricordo ora come ora, quelli più interessanti sono in inglese secondo me, e se fai un giro su amazon è evidente :)
di Stefano - 06 Ottobre 2007 - 10:54