Videocurriculum, pro e contro

Di click in click sono capitato su un video che reputo molto interessante dal punto di vista del marketing personale. Coniugando un linguaggio molto televisivo con le finalità di promozione dell’istituto e dei propri studenti, la Libera Università Internazionale degli Studi Sociali Guido Carli di Roma (LUISS) sembra aver iniziato a offrire un servizio di videocurriculum.

Certo, probabilmente il luogo giusto per promuovere le proprie competenze professionali online rimane LinkedIN, ma per alcuni studenti (per la verità al momento ho trovato solo video di studentesse particolarmente fotogeniche) e sicuramente per un istituto universitario il videocurriculum è un servizio da tenere in considerazione.

L’utilizzo di questa modalità di comunicazione visiva che impatta in maniera così forte con la definizione di un’identità digitale di una persona, mi ha fatto sorgere alcune domande legate, soprattutto, alla possibilità per il protagonista di gestire nel tempo questo strumento, che di fatto, congela uno stato professionale e di esperienze sicuramente transitorio.

Cosa accadrà quanto tra due anni questi studenti avranno altre esperienze e professionalità da comunicare? Così come la gestione dei curricula e dei profili nei vari siti di ricerca di lavoro viene poi abbandonata (nel mio caso personale a volte saltano fuori miei CV online vecchi 7 o 8 anni), c’è il rischio che questi video non rappresentino adeguatamente i protagonisti.

Forse un servizio più strutturato che permetta agli studenti di creare dei canali personali in cui registrare in autonomia aggiornamenti del proprio CV potrebbe costituire un ulteriore livello evolutivo per questa interessante forma di comunicazione.

Commenti

  1. [1]

    Il videocurriculum puo essere, soprattutto oggi che sono in pochi ad averlo, un sicuro plus, soprattutto in certi mercati.

    Confesso però che il video della fanciulla in questione è decisamente poco incoraggiante :-) Non ha nulla dello stile web, come di fatto rilevi anche tu, assomigliando piuttosto ad un servizio per il TG delle 13…

    Il testo è forzatamente ricercato, studiato, per nulla spontaneo e la ragazza, che vuole fare la CFO e poi la CEO, sfoggia un inglese con accento marcatamente Italiano. :-))

    Conclusione: videocurriculum grande opportunità e plus, ma solo se fatto bene, altrimenti si ottiene l’effetto opposto.

  2. [2]

    Ciao Francesco, concordo con la tua analisi. Come spesso mi accade quando “studio” il Web 2.0 e osservo i nuovi servizi che sbucano fuori dal nulla, mi chiedo se non sia il caso prima di sperimentare un “nuovo” media se non sia il caso di pensare a un linguaggio adeguato al mezzo. in questo caso mi pare che un potenziale modello di business/marketing abbia avuto il sopravvento sull’efficacia della comunicazione.

  3. [3]

    Concordo sul fatto che deve essere fatto bene, perchè altrimenti il video curriculum può essere un’arma a doppio taglio.
    Ritengo necessario l’intervento delle province, cpi e enti di formazione per la realizzazione.
    In modo tale che sia preservata la qualità del video, dei contenuti con suggerimenti di esperti psicologi e soprattutto ci siano i canali per diffondere questo strumento nelle aziende.
    Pubblicare i videocv su youtube non dà visibilità in ambito lavorativo, le aziende non vanno su youtube in genere, a cercare ingengneri, commerciali, hostess, impiegati.
    Sono utili i portali che raccolgono gratuitamente i video cv e li mostrano alle aziende che hanno pubblicato annunci di lavoro, come accade nel sito http://www.videocv.org

    Il video curriculum deve essere inteso come un’anteprima sintetica del futuro colloquio, in modo tale da attirare l’attenzione dell’azienda al di là del proprio cv o di pregiudizi di razza, età, sesso.
    Per l’azienda avere già un assaggio del colloquio che andrà a fare permette di fare un’enorme scrematura dei cv e ricevere a colloquio candidati che già un po’ si conoscono e di cui sono già quasi convinti…

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