È reato la falsa identità su MySpace

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Chi di noi non ha desiderato almeno una volta nella vita di provare cosa vuol dire vivere con un’altra identità? Magari solo per una momentanea voglia di evasione dalla routine e dai problemi quotidiani o per vedere cosa si prova nei panni di un’altra persona completamente diversa da noi.

Da questo punto di vista il Web con la sua vita virtuale, i suoi avatar, i suoi profili sui social network rappresenta un’effettiva possibilità. Ma la situazione è stata ribaltata da una recente sentenza che condanna come reato penale la falsificazione della propria identità su Internet.

Si tratta del caso di Lori Drew che ha finto su MySpace di essere un ragazzo, che dapprima ha instaurato un rapporto di amicizia con la tredicenne Mega Meier e poi l’ha minacciata, fino a spingerla al suicidio, dopo che la ragazzina nel 2006 ha letto un messaggio di Lori, nel quale le ha detto che il mondo sarebbe stato un posto migliore senza di lei.

Certamente ci troviamo di fronte ad un caso estremo, ma è pur vero che la sentenza potrebbe costituire un precedente per altre vicende simili e potrebbe essere applicata anche agli altri social network. In realtà già nelle condizioni che si accettano prima di entrare a far parte di queste comunità online è previsto l’impegno da parte dell’utente a fornire informazioni veritiere su se stesso.

Ma l’importanza della sentenza consiste nel fatto che si passa da una semplice condizione di utilizzo ad un obbligo, in violazione del quale si commette un vero e proprio reato che può avere risvolti penali. Spesso quando si compila un proprio profilo sul Web non si fa molto caso alle condizioni da rispettare e la sentenza dimostra che è invece fondamentale prestare la massima attenzione.

È altrettanto importante però che le autorità competenti in materia si adoperino per evitare che i nostri veri dati personali immessi sul Web cadano in mani sbagliate e non si diffondano indiscriminatamente. Tutto ciò potrebbe essere un valido rimedio contro il proliferare delle false identità sulla rete.

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Commenti

  1. [1]

    il caso forse merita un’analisi più approfondita..
    mi sembra che le colpe vadano parecchio al di là della semplice falsa identità

  2. [2]

    In effetti il falso ragazzo ha esercitato una vera e propria pressione psicologica sulla tredicenne, ma la falsificazione dell’identità è stato il punto di partenza del meccanismo che ha permesso che la ragazzina si fidasse e fosse completamente coinvolta dal finto amico.

  3. [3]

    Ovviamente tutto questo in USA… e in italia?

  4. [4]

    In Italia non ci sono ancora leggi precise che si occupano non solo di questo argomento, ma che regolamentano il web in generale. Come al solito siamo sempre indietro rispetto agli altri Paesi.

  5. [5]

    a proposito di leggi precise, un sito da segnalare è:
    www.lexelerator.eu

  6. [6]

    Ho dato un’occhiata al sito: è veramente interesante. Grazie per la segnalazione.

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