Imputato giudicato su Facebook
di - Martedì 2 Dicembre 2008 alle 08:47
La diffusione dei social network e il loro riscontro positivo da parte degli utenti non si accompagnano a volte ad un uso adeguato di essi. È importante infatti considerare che l’utilizzo dei servizi Web in certi casi rapportato alla realtà può avere conseguenze rilevanti, che bisogna prevedere, se non si vuole incorrere nei pericoli derivanti da un uso improprio dei servizi stessi.
È quanto è successo nel Regno Unito ad una giurata in un processo per abuso su un minore. La giurata, indecisa sulla colpevolezza o sull’innocenza dell’imputato, ha indetto un sondaggio su Facebook. Così facendo è andata contro la regola che stabilisce che i giurati non possono parlare al di fuori del tribunale dei casi che stanno affrontando.
La giurata è andata oltre, rendendo disponibile anche tutta la documentazione relativa al caso, per questo è stata allontanata dalla giuria,in attesa che venga stabilita la multa da infliggerle; potrebbe anche rischiare il carcere per aver reso pubbliche informazioni riservate.
Questo ultimo aspetto della vicenda apre anche una riflessione sul significato di pubblico che si può attribuire a Facebook e ai social network in generale. In effetti questi ultimi rappresentano “la piazza” virtuale del Web in cui il privato diventa qualcosa alla portata di tutti.
Nello spazio comune frequentato dagli internauti però valgono le stesse regole vigenti nel mondo reale: non si può pensare che nel virtuale si possano diffondere informazioni private che riguardano gli altri, perché ormai gli usi dei social network ci riguardano da vicino e mantengono un rapporto molto stretto con il reale, di cui rispecchiano le leggi.
d’accordo, la tecnologia ci offre mezzi potentissimi ma bisogna usarli col cervello altrimenti diventano solo ‘bombe’ pericolose.
di monix - 02 Dicembre 2008 - 11:29
Soprattutto nel caso di cui ho parlato nell’articolo le conseguenze di questo uso non ragionato del web poteva portare a delle conseguenze molto gravi in un campo estremamente importante come quello della giustizia. Decidere se una parsona debba scontare o meno una pena in carcere non è un gioco virtuale. Per quanto il virtuale ci soddisfi e ci dia molte opportunità è meglio non confondere il piano dell’inventato con quello del reale.
di Giorgio Rini - 02 Dicembre 2008 - 11:44
Beh, mi sembrano osservazioni sensate e molto logiche. Tanto logiche che mi chiedo se la giurata di cui si parla sia nel pieno possesso delle sue facoltà mentale. Se non lo è, come mai occupa quel posto? Se lo è, è gusto che venga punita.
di catorr - 03 Dicembre 2008 - 14:04
è stato un comportamento talmente poco ragionato che non penso apra considerazioni sui social network, ma sulla privacy in generale.
ed in questo caso la privacy della vittima e dell’imputato.
di iresbam! - 03 Dicembre 2008 - 14:24
@ catorr: anch’io mi chiedo se il comportamento della giurata sia stato dovuto a superficialità o a “follia”, forse si è trattato di sconsideratezza.
@ iresbam!: senza dubbio è anche un problema di riservatezza, ma coinvolge anche i social network in generale nel rapporto che gli utenti intrattengono con questi servizi web. E’ giusto utlizzarli per qualsiasi scopo?
di Giorgio Rini - 03 Dicembre 2008 - 18:21
per i social network generalisti come facebook è difficile individuare un uso corretto.
non credi?
di iresbam! - 03 Dicembre 2008 - 18:24
Non è facile definire che cosa si possa intendere per corretto, visto che dipende da un punto di vista prettamente individuale.
di Giorgio Rini - 03 Dicembre 2008 - 20:18