I modelli di business ricalcano sempre più le dinamiche del Web. La dimostrazione concreta di questa tendenza sta tutta nel lancio, previsto per le prossime settimane, del sito Fashion Stake. Il servizio permetterà agli stilisti emergenti americani di interagire direttamente con i potenziali acquirenti, consentendo a questi ultimi di sostenere l’attività degli artisti economicamente, in cambio di crediti da spendere all’interno del catalogo di abiti.
Tutto ciò permetterà di lasciarsi alle spalle dinamiche di mercato antiquate, apportando nel mondo della moda una rivoluzione tanto importante come quella che ha visto l’universo musicale sconvolto anni fa dall’avvento dei sistemi P2P. Questo il quadro prospettato da uno degli ideatori del progetto, Daniel Gulati, amministratore delegato della società ed ex studente della Business School di Harvard.
Non saranno più i vertici delle aziende a imporre mode e tendenze, ma il popolo della Rete, scegliendo chi sostenere e in che modo farlo, con una piattaforma che a tratti ricorda quanto avviene sulle pagine di social network come Facebook o Twitter.
Business interattivo, questa sarebbe dunque la chiave per il mercato del futuro. Operazioni di questo tipo, in accoppiata con altre iniziative come il micro-credito tra netizen, ancora in fase embrionale ma decisamente interessante, possono davvero contribuire a plasmare nuovi modelli economici, bypassando intermediari e ponendo faccia a faccia quanti hanno un prodotto o un servizio da proporre con i potenziali fruitori.

La vera novità è quella che chiamano crowdsourcing: le aziende vogliono escludere l’intermediazione dei negozi, e saranno i clienti a scegliere i capi da acquistare. Si potranno, infatti, acquistare quote delle collezioni preferite in cambio di crediti per comprare vestiti.
E la condivisione non si ferma qui, perché si potranno lasciare commenti e suggerimenti per le nuove collezioni.La sperimentazione si fa ancora più interessante perché, dopo la moda, già si parla di estendere il crowdsourcing anche all’editoria e al giornalismo
di SOCIAL NETWORK FAN CLUB - 8 aprile 2010 - 19:30
C’è molta confusione attorno a questo sito e al crowdsourcing in generale.
Nel caso specifico non possiamo parlare di crowdsourcing, ma semmai di crowdfunding ossia la ricerca di finanziamento da una massa per portare a termine un progetto.
Ritengo che le competenze finanziarie per valutare le fattibilità di un progetto moda tengano di fatto lontana molta gente dal sostenere questo tipo di iniziative.
Altra cosa è http://www.DickyROubin.com dove è effettivamente possibile per un utente contribuire alla definizione dello stile di una collezione…
di Marco - 5 luglio 2010 - 16:50